xi jinping donald trump

LA CINA È PRONTA A COLPIRE TRUMP. E L'EUROPA CHE FA? – I DAZI IMPOSTI DAL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO SPINGONO GLI USA DRITTI VERSO LA RECESSIONE: GLI AMERICANI SARANNO COLPITI DALL’INFLAZIONE SUI BENI IMPORTATI, E TAGLIERANNO I CONSUMI –FUBINI: “TRUMP ORA È POLITICAMENTE UN MORTO CHE CAMMINA. E LA CINA FIUTA LA SUA DEBOLEZZA. NON SI È LIMITATA A IMPORRE I SUOI CONTRO-DAZI AL 34%. HA ALLARGATO IL SISTEMA DI PAGAMENTI INTERNAZIONALI IMPERNIATO SULLO YUAN DIGITALE. LA CASA BIANCA È IN ENORME DIFFICOLTÀ E DOVRÀ PROBABILMENTE CEDERE. SOLO IN EUROPA E SOPRATTUTTO IN ITALIA SEMBRIAMO NON AVERLO CAPITO...”

Estratto da “Whatever it takes” – la newsletter di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

DONALD TRUMP CON IL LIBRONE DEI DAZI

Siamo arrivati qua perché esistono, naturalmente, almeno due Americhe: la prima convinta di avere poco a che fare e molto da perdere con la globalizzazione; la seconda invece strettamente legata ad essa per la propria crescente ricchezza di questi anni.

 

La prima è l’America che ha subito sulla propria pelle i costi di oltre quarant’anni di crescenti deficit commerciali, soprattutto nei prodotti manufatturieri. L’economista Richard Koo del Nomura Research Institute ha mostrato nel workshop Teha di Cernobbio dei giorni scorsi come, dal 1980 al 2023, gli Stati Uniti abbiano accumulato un rosso negli scambi di beni con l’estero pari a oltre il 150% del loro prodotto interno lordo.

 

TADAZI - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Messi uno sull’altro, quei disavanzi commerciali valgono qualcosa come 42 mila miliardi in dollari di oggi. Fuori dalle cifre iperboliche, queste sono le delocalizzazioni verso la Cina e verso il Messico degli impianti dell’acciaio o dell’auto, la deindustrializzazione della Rust Belt e di un’infinità di altre aree produttive, la perdita di dignità di coloro che non hanno un diploma di college. In altri termini, come ormai noto, questi sono gli elettori di Trump.

 

Sono il 38% degli americani che non possiedono azioni quotate alla Borsa di New York e non hanno altro che debiti: sulla casa, sulla carta di credito o per aver mandato il figlio al college. Sono coloro che fanno sì che per le famiglie negli Stati Uniti il costo sugli interessi sui debiti siano pari al 10% del reddito disponibile, secondo il fondo d’investimento Citadel. Ogni dieci dollari in tasca, uno va a pagare solo gli interessi sui debiti contratti per andare avanti.

 

[…]

 

DONALD TRUMP ANNUNCIA DAZI RECIPROCI A TUTTI I PAESI DEL MONDO

A questa parte dell’America non importa se gli indici di Wall Street crollano a causa dei dazi, perché comunque non possiede azioni di Amazon, Microsoft, Tesla o di qualunque altra società. Questa America indebitata e senza risparmi apprezza invece un altro aspetto finanziario legato a Trump: da quando è tornato lui alla Casa Bianca il costo dei loro debiti è sceso, perché è sceso il rendimento dei titoli del Tesoro Usa; questo sembrava avviato al 5% sulle scadenze decennali quando Trump si preparava alla cerimonia di giuramento a gennaio scorso, ma ora è sotto al 4%.

 

Quel che sfugge, è che questo calo del costo del debito non è dovuto al risanamento dei conti. È dovuto al clima recessivo instauratosi nel Paese. Così, ciò che ha fatto Trump alzando un muro sul resto del mondo sembra essere fatto su misura per questo ceto tagliato fuori da anche solo un minimo spicchio di compartecipazione in Wall Street.

 

Trump sta cercando di spingere le imprese industriali di tutto il mondo a rilocarsi negli Stati Uniti pur di evitare i dazi; sta cercando di ridurre i deficit commerciali e di ridare un lavoro dignitoso a chi lo aveva perduto. Vedremo meglio sotto che non è il modo giusto, ma questo 38% di americani diseredati apprezzano perché chi di loro ha votato, lo ha fatto per quello.

 

Chi ha quote a Wall Street

LA GUERRA DEI DAZI - VIGNETTA BY GIANNELLI

Poi c’è l’altra America: il 62% della popolazione che detiene azioni quotate a Wall Street. Sono 162 milioni di americani. Dal giorno del giuramento di Trump, secondo i miei calcoli, queste persone hanno perso in media 47.500 dollari di risparmi per ciascuna a causa dei crolli delle borse.

 

Questo vale anche per le molte decine di milioni di americani che sono esposti agli indici azionari solo perché i loro fondi pensione sono in gran parte investiti su di essi. Va detto che le medie in questo caso sono insignificanti, perché il 93% di quelle azioni quotate a Wall Street e detenute da investitori in America (per un valore di circa 48 mila miliardi di dollari ai suoi massimi) si trova fra le mani di appena un decimo della popolazione.

 

La restante metà circa dei residenti degli Stati Uniti, che hanno con investimenti in borsa, controlla in tutto appena il 7% di quei 48 mila miliardi di dollari.

 

WALL STREET

Da notare che questa America con azioni nei conti di risparmio – soprattutto il 10% più ricco – a differenza dei diseredati non ha subito alcun danno dai deficit commerciali sui beni: la deindustrializzazione non li riguarda perché loro sono medici, avvocati, persone di finanza, tecnologia o università.

 

Al contrario loro hanno tratto vantaggio dal crescente surplus degli Stati Uniti nei servizi digitali con il resto del mondo (arrivato a 128 miliardi di euro con la zona euro nel 2023). Queste persone infatti hanno azioni di Amazon, Nvidia, Microsoft, Facebook-Meta o Google-Alphabet o magari lavorano per quei colossi, che in parte importante realizzano i loro fatturati all’estero.

 

wall street e donald trump

Non stupisce che queste due Americhe – quella con debiti in banca e quella con azioni di Wall Street – vedano il resto del mondo in maniera totalmente diversa. Alla prima America non interessa, alla seconda sì.

 

[…]

 

In sostanza in America coesistono due mondi diversi, con percezioni opposte. Nell’alzare il muro dei dazi, Trump ha voluto fare gli interessi della parte più debole: le vittime e non i vincenti della globalizzazione.

 

L'obiettivo industriale

DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI MEME

[…] Non può funzionare. Fallirà perché una recessione targata Trump è quasi inevitabile, se il presidente non fa marcia indietro. Perché quasi inevitabile? Perché la prima America – la più povera – sarà duramente colpita dall’inflazione sui beni importati e resi più cari dai dazi, dunque taglierà i suoi consumi. Anche la seconda America che è investita a Wall Street verrà colpita dall’inflazione, ma intanto lo è già da un crollo medio della sua ricchezza patrimoniale – appunto – di 47.500 dollari a testa fino a questo momento; di conseguenza, anche la seconda America stringerà sicuramente la cinghia.

 

Ma i consumi rappresentano ben oltre due terzi dell’economia americana. Una loro recessione non può che portare diritti dritti una recessione americana a tutto tondo, oltre che a una pessima notizia per il resto del mondo: il consumatore americano, da solo, fa girare quasi un quinto dell’intera economia internazionale. Dunque le borse cadrebbero ancora, aggravando l'effetto recessivo.

 

Scommessa contro il tycoon

xi jinping donald trump

Tutto questo mi fa pensare che Trump in questo momento sia politicamente un morto che cammina, anche se magari non lo sa. Non si può certo darlo per perso, perché ha già dimostrato di sapersi inventare ben altre resurrezioni. Ma altri Paesi hanno fiutato la sua debolezza e stanno scommettendo su di essa. Il Canada di Mark Carney, malgrado i grandi rischi, ha preso la strada della massima intransigenza nelle ritorsioni e ne sta già ricavando già dei risultati.

 

E la Cina, che ormai vende da tempo la grandissima parte dei suoi prodotti fuori dagli Stati Uniti, non si è limitata a imporre i suoi contro-dazi al 34%. Giovedì scorso la banca centrale di Pechino ha annunciato all’improvviso che allarga il suo sistema di pagamenti internazionali imperniato sullo yuan digitale ai dieci Paesi dell’Asean (il gruppo di potenze commerciali asiatiche) e a sei Paesi in Medio Oriente.

 

giorgia meloni - meme by vukic

Di fatto per la prima volta Pechino disintermedia il sistema di pagamenti Swift a regia americana – che aveva dominato il mondo fin qui – grazie un sistema digitale molto più rapido ed efficiente. Copre già il 38% degli scambi mondiali, mentre gli Stati Uniti si isolano.

 

Di fatto la Cina ha chiamato il bluff di Trump e così ha fatto il canadese Carney. La Casa Bianca è in enorme difficoltà e dovrà probabilmente cedere, almeno di un bel po’. Solo in Europa e soprattutto in Italia sembriamo non averlo capito e preferiamo fare il meno possibile.     

donald trump xi jimpingI DAZI DI TRUMP - VIGNETTA BY GIANNELLI

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