1. LA TERZA REPUBBLICA È INIZIATA CON I RICICLATI DELLA SECONDA! A PARTIRE DALLO SMONTEZEMOLATO CHE ERA A FIANCO DI UMBERTO AGNELLI IN PARLAMENTO, PIÙ DI 30 ANNI FA 2. IL COLMO DELL’OPERAZIONE MONTEZUMA-RICCARDI, BENEDETTA DA BERTONE? SONO ARRIVATI DA TUTTA ITALIA SOLO I CATTOLICI! LE PIE ASSOCIAZIONI HANNO TALMENTE TANTA RIVALITA’ FRA LORO CHE PREFERISCONO UN ATEO LIBERTINO CHE UNO DEI LORO CAPI 3. DALL’(AB)USO DI VIDEO ALLE SUGGESTIONI POP, IL VINCITORE DEL PREMIO STREGA 2011 EDOARDO NESI NON SI ACCONTENTA DI ESSERE IL BARICCO DA TRASPORTO DI LUCHINO 4. INVECE DI PAUL KRUGMAN O DI MARPIONNE C'ERANO MARIO D’URSO E MALAGÒ-MEGALÒ E NON C'ERANO NEMMENO DELLA VALLE, ENRICHETTO MENTANA E INNOCENZO CIPOLLETTA 5. IN COMPENSO BRILLAVA LOLA PAGNANI, SHOW-GIRL E ATTRICE (PER MANCANZA DI PROVE)

Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia
Francesco Persili per Dagospia

«Noi nella vita perlopiù ci sentiamo smarriti». È una scena del film Il Verdetto, con Paul Newman in un'aula di tribunale, ad aprire agli ex studi De Paolis la convention «Verso la Terza Repubblica». Più che il Montezemolo Day, è l'atto di nascita della Lista Monti con la partecipazione straordinaria di Italia futura, Cisl, Acli, Comunità di Sant'Egidio e della mitologica e indistinta società civile.

Il filmino del battesimo del nuovo soggetto politico (la Cosetta bianca? il Balenottero rosa?) viene girato in presa diretta tra i capannoni e il cortile degli Studios in cui si aggirano riformatori trolley e pochette e businessman che sognano il Forum Ambrosetti ma per ora faticano a trovare anche un parcheggio sulla Tiburtina.

Sfilano piccoli imprenditori, giovani liberali di Zero+ e molti berlusconiani pentiti. Sono arrivati da tutta Italia, con l'alta velocità oppure con il torpedone in stile Cgil ma senza cestino, al massimo, un panino da McDonald's.

«Spettatori curiosi», come il costituzionalista Michele Ainis, del comitato direttivo di Italia Futura, che mentre si accende una sigaretta sancisce il fallimento della Seconda Repubblica («che non ha generato una stagione di riforme») e dei protagonisti della scena politica dell'ultima legislatura. Promozione piena, invece, «sul risanamento dei conti pubblici» per il governo Monti «che però è incappato nel brutto incidente degli esodati» e «non merita la sufficienza sul versante delle liberalizzazioni», questa la pagella del professore già candidato alla Camera con La Rosa nel Pugno.

Pollici alzati e una smorfia compiaciuta, l'immagine del teatro strapieno nemmeno fosse il congresso di un partitone della Prima Repubblica, ruba l'occhio di Montezemolo. Con il presidente della Ferrari ci sono, in prima fila, il ministro Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, il presidente delle Acli, Andrea Olivero, il De Gasperi della provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, il segretario della Cisl, Bonanni e l'ex candidato alla presidenza di Confindustria, Alberto Bombassei.

Ceto produttivo e molta società civile alla cerca di un centro di gravità permanente. Non mancano i "politici d'area" Nicola Rossi, Giustina Destro e il candidato alla presidenza della Regione Lombardia, Gabriele Albertini. Presenti anche il finanziere folgorato sulla via di Renzi, Mario D'Urso, e l'ex ministro Flick, poco distante dai fratelli Vanzina e da Megalò-Malagò, tra i circa settemila supporter del movimento che dovrà «ricostruire la Nazione», secondo la versione di Lucky Luca.

Nell'attesa di «dare fondamento elettorale e democratico» al Monti bis, intanto, i partecipanti sono costretti ad infliggersi la video-collection dello scrittore Edoardo Nesi, già rottamatore alla Leopolda, che dimostra di avere imparato la lezione di Matteo Renzi. Dall'(ab)uso di video alle suggestioni pop, il vincitore del Premio Strega 2011 non si accontenta di essere il Baricco di LCdM e si mette a surfare tra Grande Gastby, Rinascimento e «la comica inutilità dei dazi spiegati da due tra i migliori economisti italiani», Troisi e Benigni in Non ci resta che piangere. Altro video («Quanti siete? Sì, ma dove andate? Un fiorino»), altro giro con peana incorporato alla creatività, alla cultura, al made in Italy.

L'invito a fare squadra, invece, resta marchio e mantra di fabbrica di Montezemolo che dopo 3 anni di fughe in avanti e retromarce, chiama all'impegno in vista delle elezioni di primavera: «è il voto più importante dal '48», tanto per rasserenare gli animi. Il candidato premier, il ministro, il senatore: cosa farà, allora, Montezemolo? Per adesso, LCdM è in pista, ribadisce di non volersi candidare in prima persona ma «di voler dare solo un contributo». Al netto della formula politique politicienne, la sua corsa è rallentata da frequenti stop and go.

«Basta tribuna», dice, «ora si scende in campo», e te lo immagini già oltre il muretto con le braccia alzate, come quel 7 settembre 1975, a Monza, per festeggiare il titolo di Lauda. E, invece, «è finito il tempo dell'uomo solo al comando», per rifare l'Italia «bisogna iniziare a costruire un movimento di conio popolare, liberale, riformatore». La macchina c'è, tocca a Monti (che, per ora, nicchia) guidare l'Italia dopo le elezioni. Il resto è richiesta di meno tasse e di uno Stato più leggero con l'ottimismo di chi non si rassegna al declino e parla di crescita, concorrenza, nuovo welfare. È il nuovo che avanza o un avanzo del nuovo?

A seguire i lavori del nuovo soggetto politico ci sono anche spettatori interessati come il popolare Castagnetti, Antonello Giacomelli in nome e per conto di Dario Franceschini, Umberto Ranieri, il democratico più vicino a Napolitano, i veltromontiani Ceccanti e Gentiloni, il liberal tendenza Casini, Adornato, il finiano eretico Filippo Rossi. Con la nuova offerta antipopulismi di Montezemolo si sta un po' stretti al centro?

«Sono anni che non vivo la politica con metodi geografici», sottolinea l'ex direttore corsaro di Ffwebmagazine che archivia le discussioni oziose su destra, sinistra e centro e saluta la nascita di «un movimento di autentico civismo», nientemeno, «che possa sobbarcarsi l'onere di governare il Paese proseguendo l'esperienza di Monti. Poi, il fatto che questo nuovo soggetto politico si presenti o meno alle elezioni, poco conta». Molto dipenderà dalla legge elettorale, riflette la finiana doc Flavia Perina che si dice convinta della necessità di dare al montismo «una base e un contesto politico senza i limiti legati all'eccezionalità dell'attuale situazione».

Ci saranno scomposizioni nei due poli principiali? La nascita del nuovo soggetto non provocherà smottamenti nei due poli («Dal Pd non me lo aspetto, il Pdl è una galassia che servirebbe il Mago Otelma...»), sostiene l'ex direttore del Secolo. La prospettiva resta quella di una «lista civica per l'Italia aperta agli apolidi senza rappresentanza».

E, magari, agli apoti di prezzoliniana memoria, quelli che non la bevono, e per adesso si rifugiano nell'astensione. Sono quelli a cui dovrebbe parlare il movimento appena nato secondo il presidente delle Acli, Olivero. È il ritorno del grande Centro, il varo di una nuova Dc? «Spero che sia qualcosa di diverso in grado di integrare l'agenda Monti con una maggiore attenzione al mondo sociale e alla crescita». Con Monti, oltre Monti, d'accordo, ma con chi? «Le parole di Berlusconi sul governo fanno capire che nel centrodestra non sono interessati a questa offerta politica e, dunque, ci rivolgiamo a tutti gli altri che vogliono costruire qualcosa di nuovo».

La terza Repubblica è iniziata già quest'anno, scandisce Riccardi, che considera Monti «l'uomo della rinascita». Il Professore è il convitato di pietra della convention e viene richiamato anche dall'economista Irene Tinagli il simbolo del Pd che poteva essere e non è stato, venerata e ossequiata come una madonna pellegrina dagli aficionados di Italia Futura.

La lista civica per il Monti bis non sarà, dunque, la versione 2013 dello Scudocrociato ma un polo di riformatori, come era nelle intenzioni di De Gasperi e Costa, per il sollievo di Carlo Vanzina, liberale per tradizione di famiglia, che dice di aver apprezzato il discorso di Montezemolo («sentir pronunciare la parola liberale mi ha rinfrancato») così come il lavoro di Monti («ha contribuito a ridare all'Italia credibilità nel mondo»).

Basta con il Paese dei furbetti, aggiunge il regista che nell'immaginario della commedia all'italiana seleziona il comizio delirante di Armando Feroci («Asfaltiamo il Tevere») nel verdoniano Gallo Cedrone per dire ciò che non dovrebbe diventare l'Italia. Più difficile convincere gli elettori smarriti del motivo per cui dovrebbero turarsi il naso, e votare la Lista Monti, come ai tempi della Dc. Un film già visto che Montezemolo conosce bene fin dai tempi degli hiltoniani e del vano tentativo di riformare la Democrazia cristiana. Allora era a fianco di Umberto Agnelli, oggi, di Monti. Più di 30 anni dopo, "Montizemolo" ci riprova. A rifare la Balena Bianca?

 

 

Santo Versace Riccardi Montezemolo Oliviero Riccardi Montezemolo Oliviero e Dellai Riccardi Montezemolo Oliviero Dellai Raffaele Bonanni Punzo accompagnato al Convegno Punto Ristoro Raffaele Bonanni Prima fila Italia Futura Platea Italia Futura Platea Italia Futura Pierluigi Castagnetti Platea di Italia Futura

Ultimi Dagoreport

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)

cateno de luca vannacci meloni

DAGOREPORT - “VANNACCI E’ IL GENERALE DELLE STRONZATE. OGNI COSA CHE DICE È UNA STRONZATA!”- VIDEO-BOOM! CATENO DE LUCA, NEO-ALLEATO DI GIORGIA MELONI, AVRÀ IL RUOLO DI BASTONARE VANNACCI PER CONTO DELLA DUCETTA: “AL SUO PARTITO DEI CAZZARI, OPPONGO IL PARTITO DEL PRAGMATISMO” - L’ACCORDO TRA LA MELONI E "SCATENO" E’ STATO CHIUSO DA LA RUSSA E DAL SUO FEDELISSIMO GAETANO GALVAGNO, PRESIDENTE DELL’ARS. GLI ESPONENTI SICILIANI DI FDI SONO SCONCERTATI, MA TACCIONO PER PAURA DI NON ESSERE RICANDIDATI: DE LUCA LI HA FATTI A PEZZI - QUANDO DE LUCA SI SCAGLIAVA CONTRO LA RAI: “È DIVENTATA TELE-MELONI, VESPA STABILISCE CHI È MAGGIORANZA E CHI È OPPOSIZIONE. È UN SISTEMA ASSERVITO A UN’OLIGARCHIA” – LA REPLICA DI VANNACCI A DE LUCA: “CONOSCO LE CATENE E LE CATENARIE, ALTRI CATENI NON NE CONOSCO. NON MI OCCUPO DI COSE DI POCO CONTO” - VIDEO 

leonardo maria del vecchio

FLASH! - SIAMO QUASI A NOVEMBRE E TUTTE LE SOCIETÀ, QUOTATE E NON, HANNO COMPILATO E RESO PUBBLICI I LORO BILANCI 2025 – SEBBENE IL CODICE CIVILE PREVEDA CHE SIANO PRESENTATI ENTRO 120/180 GIORNI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO (31 DICEMBRE), LMDV CAPITAL DI LEONARDINO DEL VECCHIO, NON L’HA ANCORA RESO DISPONIBILE, PUR ESSENDO LA SUA HOLDING DI PARTECIPAZIONI (TWIGA, QN, IL GIORNALE, LEONE FILM GROUP, IMPREDO, ACQUA FIUGGI, ETC.) AL CENTRO DEL FAMILY-OFFICE DELL’EREDE LUXOTTICA – COME MAI TALE RITARDO? FORSE TROPPO IMPEGNATO A FARE LE PULCI AL “FATTO QUOTIDIANO”?

papa leone xiv javier milei viaggio argentina arcivescovo paul richard gallagher

DAGOREPORT - DOPO LA RECENTE OPERAZIONE PER L’ASPORTAZIONE DI UN CANCRO AL POLMONE, CHE ARIA TIRA IN VATICANO INTORNO A ROBERT PREVOST? - ALLA VIGILIA DEL SUO  VIAGGIO IN AMERICA LATINA, CHE SOSTEGNO RICEVE DAL SUO MINISTRO DEGLI ESTERI, L'ARCIVESCOVO PAUL RICHARD GALLAGHER? - SENTITE CON QUANTA MALCELATA SODDISFAZIONE, PARLANDO NELLA SEDE DELLA STAMPA ESTERA, IL CARDINALE BRITANNICO SI È ESPRESSO SULLO STATO DI SALUTE DI LEONE XIV: IL CANCRO DEL PAPA RAPPRESENTA UN "CAMBIO DI PARADIGMA" - GALLAGHER HA COSÌ GLOSSATO IL ‘’GAMECHANGER’’: L’ETÀ RELATIVAMENTE GIOVANE E LA BUONA CONDIZIONE FISICA AVEVANO INDOTTO ALCUNI CATTOLICI A CONSIDERARLO UN ’’PAPA SUPERMAN’’. LA MALATTIA HA PERÒ MOSTRATO CHE È ‘’UN POVERO MORTALE, PROPRIO COME TUTTI NOI’’ (AMEN) - EPPURE IL VIAGGIO CHE PAPA LEONE SI ACCINGE A FARE HA UNA TAPPA ESTREMAMENTE DELICATA: L’ARGENTINA DI QUELLA MOTOSEGA DI XAVIER MILEI, DOVE I CATTOLICI ERANO IL 90% NEGLI ANNI ‘60 E SONO OGGI RIDOTTI AL 57%, E PAPA BERGOGLIO VIENE BOLLATO ANCORA DI “COMUNISMO” - RIUSCIRÀ PREVOST A FARE LA PACE TRA ARGENTINI E LA CHIESA CATTOLICA?