all quiet on the western front. all'ovest niente di nuovo

IL CINEMA DEI GIUSTI A BOLOGNA TUTTO BENE AL FESTIVAL DEL CINEMA RITROVATO. IERI AL CINEMA JOLLY, A VEDERE “ALL QUIET ON THE WESTERN FRONT” DI LEWIS MILESTONE UN VECCHIO AMICO MI HA RACCONTATO CHE UNA COPPIA DI RAGAZZI, APPROFITTANDO DEL FURORE DELLA BATTAGLIA PER ECLISSARSI SULLE POLTRONCINE CON UNA LEI CHE LUCIDAVA A UN LUI LA BAIONETTA. BUON SEGNO, VUOL DIRE CHE FINALMENTE LE SALE SONO VIVE - CREDO CHE IL RECUPERO DEI FILM TRA MUTO E SONORO DI LEWIS MILESTONE, REGISTA MAI STUDIATO IN ITALIA, SIA, ALMENO PER ME, IL CUORE DELLA RASSEGNA DI QUEST’ANNO… - VIDEO

Marco Giusti per Dagospia

 

all quiet on the western front. all'ovest niente di nuovo 5

A Bologna, malgrado l’allerta caldo da 37°, tutto bene al festival del Cinema Ritrovato. Sale strapiene di ragazzi, studiosi internazionali, vecchi critici brontoloni. Ma ieri al Cinema Jolly, a vedere lo strepitoso e storico “All Quiet on the Western Front” di Lewis Milestone un vecchio amico mi ha raccontato che una coppia di ragazzi, approfittando del furore della battaglia per eclissarsi sulle poltroncine con una lei che lucidava a un lui, presumo, la baionetta.

uira, um indio em busca de deus

 

 Scene che non si vedevano da tempi immemorabili al cinema. Buon segno, però. Vuol dire che finalmente le sale sono vive. Anche oggi passa di tutto, “Erotikon” di Gustav Machaty, “Viale del tramonto” restaurato, “The Salvation Hunters” di Josef von Sternberg, “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci con Tomas Milian e “Uirà. Um indio em busca de deus” di Gustavo Dahl, uno dei maestri del Cinema Novo brasiliano.

the garden of eden

 

Ma credo che il recupero dei film tra muto e sonoro di Lewis Milestone, regista mai studiato  in Italia, considerato “vecchio” dal Dopoguerra, sia, almeno per me, il cuore della rassegna di quest’anno. Nessuno aveva visto film come "The Garden of Eden" o "Hallelujah, I'm a Bum". Ieri abbiamo visto addirittura “Rain”, diretto da Milestone nel 1933, tratto dal celebre romanzo di Somerset Maugham e dalla commedia che ne fecero Colton e Randolph nei primi anni ’20 che fu il cavallo di battaglia della celebre stella del teatro Jeanne Eagles.

 

joan crawford rain

Protagonista è qui una giovanissima, 24 anni, Joan Crawford nel ruolo della peccatrice Sadie Thompson che si scontra in quel della piovosa Pago Pago con il maniaco religioso riformista di Walter Huston che la vuole redimere. Sia che tu sia innocente o colpevole, devi espiare e andare in galera per rinascere. Minchia!

 

Sembra che all’epoca venne considerato poco riuscito, né Milestone né la Crawford ne erano contenti, ma il pubblico ieri era incantato. Lei è pazzesca sia quando fa la ammaliatrice di maschi americani sia quando fa la santa martire struccata, e Walter Huston, padre di John, è strepitoso come maniaco religioso legato al potere americano che grazie alle potenti donazioni può comprarsi anche la giustiaiza a Pago Pago.

rain

 

Al solito Milestone fa un film totalmente politico. Ma è anche un film perfettamente funzionante come grande cinema, con incredibili movimenti di macchina in una situazione, alla fine, molto teatrale. Non ho visto la versione muta del 1928 con Gloria Swanson e Lionel Barrymore, ma ho visto quella successiva, decisamente inferiore, con Rita Hayworth come Sadie Thompson e José Ferrer in Technicolor.

the racket

Probabilmente la Crawford sentiva il peso del paragone con la Sadie Thompson teatrale di Jeanne Eagles e il fatto che il film non funzionasse al botteghino l’aveva probabilmente depressa. Sempre di Milestone abbiamo visto un perfettamente restaurato “The Racket”, primo film di gangster italo-americano diretto nel 1928 da Lewis Milestone, tratto dalla commedia di Bartlett Cormack, prodotto da Howard Hughes con Thomas Meighan come l’onesto poliziotto James McQuigg.

 

the racket

Il favoloso Louis Wolheim come il boss Nick Scarsi e Marie Prevost come la pupa della mala Helen Hayes. Hughes ne fece un’altra versione, sonora, nel 1951, diretta da John Cromwell con Robert Mitchum come McQuigg e Robert Ryan come Nick Scarsi, che per l’occasione venne ribattezzato Scanlon. La commedia originale è decisamente un atto d’accusa nell’America del tempo nei confronti della politica malata e la polizia corrotta e collusa coi boss.

 

Milestone, e il suo operatore Tony Gaudio, fanno un grandissimo lavoro di messa in scena, anche se i limiti del sonoro, di fronte a un film così evidentemente legato a una commedia, cioè parlatissimo, con tutte le ambiguità e i doppi giochi del caso, si sentono.

 

postchi. il postino

Ma, anche se la versione del 1951 non la ricordo benissimo, e leggo che John Cromwell, il regista, la interpretò a teatro nel ruolo di McQuigg proprio nel 1927,  credo che questa sia decisamente più forte, e più vicina nel tempo al mondo che descrive. Altra rarità il recupero di “Postchi” (“Il postino”), versione del Woyzeck di Georg Buchner diretta nel 1972 in Iran da Dariush Mehrjui, uno dei massimi esponenti, con Nasser Taqvai e Masoud Kimiai della Nouvelle Vague iraniana.

 

postchi. il postino

Possiamo vederci un po’ di primo Pasolini e, soprattutto, un po’ di Cinema Novo brasiliano, ma il film di Dariush Mehrjui è soprattutto un curioso film sperimentale che cerca di portarci davanti agli occhi tutte le contraddizioni di una società ancora indecisa tra le novità occidentali e le tradizioni millenarie.

postchi. il postino

 

Molto curioso il protagonista, il postino di Ali Nasirian, che subappalta il suo lavoro, nevrotico, impotente ma con moglie bellissima, Jaleh Sam, che vede cadere nelle braccia del nipote occidentalizzato del suo padrone, un pecoraio rozzo e barbuto. Giuro che ne vorremmo sapere di più sul film e sui suoi protagonisti, ma vedo che se il regista ha lavorato fino a pochi anni fa, Jaleh Sam dopo il 1979 non ha fatto più nulla. Troppo scandalosa.

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