"IN MOLTE UNIVERSITÀ C'È UN FATTORE DOMINANTE: IL VERBO WOKE" - ANTONIO RIELLO E IL CASO JASON ARDAY, EX PROFESSORE DI CAMBRIDGE TROVATO SENZA VITA A CASA DOPO ESSERSI DIMESSO PER ACCUSE DI PLAGIO - RIELLO: "NELLE UNIVERSITA', TEMI QUALI LA LOTTA AL RAZZISMO, I DIRITTI LGTBQ+, IL FEMMINISMO RADICALE E UNA CERTA DERIVA ANTI OCCIDENTALE (E ANTI CAPITALISTA) TENGONO BANCO IN MODO AUTOCRATICO" - "L'IDENTITÀ È PIÙ IMPORTANTE DEL MERITO. CI SONO, IDEOLOGICAMENTE, MINORANZE PIÙ IMPORTANTI (CON UNA SPECIE DI "PRECEDENZA" SULLE ALTRE). SI PUÒ IMMAGINARE UNA SPECIE DI AGGRESSIVA "MINORANZOCRAZIA" - "QUANDO VENNE ASSUNTO, ARDAY IMPERSONAVA L'EROE WOKE. A CAMBRIDGE SI SONO SERVITI DI LUI BUTTANDOLO VIA QUANDO ERA DIVENTATO SCOMODO. GLI IMBROGLIONI SONO I PROFESSORONI CHE NON HANNO CONTROLLATO GLI ATTESTATI CHE LUI AVEVA PRESENTATO..."
Antonio Riello per Dagospia
L'affair Jason Arday è l'argomento principe della stampa anglosassone in questi giorni di Agosto. Vediamo di capire un po' che cosa è successo. Una premessa: la società britannica contemporanea è da tempo multiculturale e cerca di stabilire un ragionevole (anche se fragile) equilibrio nel Risiko etnico delle sue varie componenti. Che piaccia o meno, è una necessità per la tenuta sociale del Regno Unito.
Non stiamo parlando dei mediatici migranti che arrivano dal continente europeo sui gommoni. Si tratta piuttosto di comunità numerose e ben radicate da decenni. Le più rilevanti? quella dei caraibici di colore (la cosiddetta Windrush Generation) e quella composta da popolazioni (in genere di religione musulmana) che provengono dal Pakistan e dal Bangladesh. Ma anche il Medio Oriente, Nigeria e Ghana fanno la loro parte. Eredità coloniali: non si può certo reclamare alcun tipo di "beneficio d'inventario".
Il mondo accademico attua lo stesso processo cercando che la demografia universitaria, in qualche modo, rifletta questo genere di schema. Ma in molte università c'è, da almeno un bel decennio, un altro fattore dominante: il "verbo woke". In questo ambito temi quali la lotta al razzismo, i diritti del mondo LGTBQ+++, il femminismo radicale e una certa deriva anti occidentale (e decisamente anti capitalista) tengono banco in modo quasi autocratico.
Ovvero: l'identità è più importante del merito, e inoltre ci sono - ideologicamente - minoranze più importanti (con una specie di "precedenza" sulle altre). Insomma, al riguardo si può immaginare una specie di aggressiva "minoranzocrazia".
L'università di Cambridge (fondata nel 1209) ha goduto per secoli di una fama straordinaria. Solo chi ha studiato o insegnato ad Oxford (fondata prima, sembra, nel 1167) può permettersi di guardare ai "Cantabrigians" con un certa superiorità. Ma anche la venerata Cambridge alla fine comunque si è venduta l'anima alle tentazioni del wokismo spinto.
La vicenda di Jason Arday, purtroppo morto suicida a Londra il 14 Agosto, si situa emblematicamente al centro di questo stato di cose. Rattrista tutti che sia andata a finire in modo così devastante
Sono numerose le proteste di piazza organizzate dopo la sua scomparsa. Il presupposto calorosamente condiviso dalla maggior parte dei manifestanti è che Arday sia stato "eliminato dal sistema" per il fatto che era di colore: il Regno Unito come un consesso di razzisti stile Ku Klux Klan.
Con un leader dei Conservatori di colore (Kemi Badenoch) e mezzo governo Burnham etnico sembra francamente una affermazione azzardata. Peraltro ci sono da tempo diversi insegnanti di colore a Cambridge. Ricordare lo sfortunato Jason Arday è giustissimo e in qualche modo necessario, utilizzare la sua morte per la solita solfa post-colonial forse un po' meno.
Partiamo dall'inizio. Jason Arday (1985-2026), nasce a Clapham (un quartiere a Sud di Londra) in una famiglia originaria del Ghana. Soffre fin da bimbo di disturbi neurodivergenti e, almeno da quanto sembra, impara a parlare solo a 11 anni e fino a 18 anni non è in grado di leggere e scrivere.
Quando impara - con inconsueta velocità - si laurea alla St. Mary University di Richmond per poi ottenere - sempre fulmineamente - un dottorato alla John Moores University di Liverpool. Si specializza in "Sociology of race and ethnic relations". Inizia poi una rapida carriera di insegnamento universitario, prima a Roehampton, poi a Durham e infine a Glasgow.
proteste a londra sul caso jason arday 4
È il fenomeno che tutti aspettavano: impersona a meraviglia l'eroe woke (a parte il fatto di esser cattolico e non musulmano, nessuno è perfetto). La tipica "alternativa al sistema". Il board di Cambridge per le nuove assunzioni non se lo può far scappare. Sfogliando (troppo) frettolosamente il suo curriculum e le sue pubblicazioni lo nomina, in pompa magna, "Professor of Sociology of Education".
E' il più giovane professore di colore che abbia mai insegnato nel prestigioso ateneo. Alloggia nello storico Jesus College. La professoressa Hilary Cremin, a capo del dipartimento di Educazione, e la Baroness Morgan of Huyton ne tessono pubblicamente le lodi. Il Guardian lo definisce "la superstar del mondo accademico".
La Anglia Ruskin University (sempre di Cambridge) gli conferisce immediatamente un dottorato onorario. La casa editrice Simon & Schuster decide di pubblicare un suo libro "Great and Unfortunate Things" (è autobiografico e il titolo poi suonerà tragicamente profetico).
Nel frattempo The Times e altri giornali dopo qualche ricerca - l'Intelligenza Artificiale è una brutta bestia che scopre di tutto - portano alla luce che i suoi scritti contengono diversi "copia-e-incolla" da altri autori. Ma c'è di più: alcune affermazioni del suo curriculum professionale appaiono decisamente infondate. Divampa la polemica.
proteste a londra sul caso jason arday 3
Arday sopraffatto dalle rivelazioni prima ammette parzialmente qualche "esagerazione" e poi rassegna le dimissioni. Nel frattempo - ufficialmente - l'Università di Cambridge tace e prende tempo. Poi comunica di aver aperto una inchiesta per verificare se le voci su Arday sono infondate o meno. Poi, in alcune interviste, qualche timido e ufficioso "ma avevo avuto anch'io qualche dubbio". Comunque nessun "mea culpa" formale da parte dai paludati scholars di Cambridge.
Arday affranto (e abbandonato) torna a casa a Londra e il 14 il doloroso epilogo: la sua fragilità non ha retto la tempesta di critiche che lo hanno colpito (e, si può pensare, anche l'isolamento che ne è seguito).
Il giovane professore in effetti ha solo "abbellito" un po' il suo profilo accademico e ha scopiazzato qualche pagina qui e là. Roba da ragazzi, abbastanza comune nei tempi della scolarità digitale.
Peccatucci veniali, non è di sicuro un incallito imbroglione. E' accaduto anche nel nostro paese parecchie volte, in politica, e nessuno si è mai troppo scandalizzato: leggerezze rubricate come "piccole vanità". Ma nel mondo anglosassone anche una piccola innocua bugia si rischia di pagarla cara.
proteste a londra sul caso jason arday 1
Arday, in realtà, è una vittima. Ma non tanto del razzismo della società, come dicono i dimostranti. E' stato invece clamorosamente usato da un sistema universitario indebolito finanziariamente dalla Brexit: gli studenti europei sono quasi spariti. Le università britanniche sono alla disperata ricerca di consenso (e di iscrizioni). Bisognava guadagnare lustro e diventare i campioni mondiali dell'Inclusione: essere sulle pagine di tutti i giornali del Mondo per l'eccezionale e splendido acchiappo.
Arday avrebbe funzionato perfettamente. Si sono serviti di lui buttandolo via, senza scrupoli, quando era diventato scomodo. I veri imbroglioni sono i riveriti professoroni che non hanno controllato (tra l'altro, sono ben pagati per farlo) gli attestati che lui aveva presentato. Avevano le stesse possibilità tecniche dei giornalisti (che in seguito se ne sono occupati) di controllare i materiali ricevuti. Forse qualcuno l'ha pure fatto, ma di sicuro ha preferito non accorgersi delle evidenti discrepanze. Si chiama "avidità mediatica" (e l'avidità, si sa, è sempre una cattiva consigliera) travestita da "wokismo".
Le manifestazioni popolari, piuttosto che invocare immaginari ed improbabili complotti techno-razzial-sovranisti contro Arday, dovrebbero impegnarsi di più a denunciare le baronesse e i baroni universitari che hanno combinato questo brutto guaio. La loro colpevole inadeguatezza ha in primis - è la colpa più grave - sfruttato un simpatico e brillante (forse anche un po' disinvolto) giovane studioso, in seguito causandone - indirettamente - la morte.
Contemporaneamente ha generato il clamoroso sputtanamento planetario di una secolare istituzione che proprio sulla verità e sul rigore basa (meglio dire: basava) la propria reputazione. E infine, a proposito di complotti e politica, ha fornito - gratis - ai destrorsi e imbarazzanti seguaci di Farage una ulteriore arma di propaganda politica.
universita' di cambridge 2
universita' di cambridge1
emmanuel college cambridge 01








