giorgia meloni vox spagna

ARCHEO! ERA IL GIUGNO DEL 2022 QUANDO GIORGIA MELONI SI PRESENTÒ SUL PALCO DI MARBELLA, AL COMIZIO DI “VOX”, IL PARTITO DEL SUO AMICO SANTIAGO ABASCAL, PER URLARE “SÌ ALLA FAMIGLIA NATURALE, NO ALLA LOBBY LGBT, SÌ ALLA IDENTITÀ SESSUALE, NO ALLA IDEOLOGIA DI GENERE, SÌ ALLA CULTURA DELLA VITA, NO A QUELLA DELLA MORTE. SÌ AI VALORI UNIVERSALI CRISTIANI, NO ALLA VIOLENZA ISLAMISTA". LEI STESSA DEFINÒ QUEL COMIZIO UNO "SBAGLIO", MA...

 

 

 

Estratto da “La marcia sul posto”, di Valerio Valentini (ed. Nottetempo)

 

giorgia meloni al comizio di vox in spagna

[…] Non è un caso che quei molti mesi che precedettero il trionfo del 25 settembre, attraversati da Meloni come una lunga febbrile vigilia e dai suoi avversari come un inesorabile sprofondamento nella sconfitta (Enrico Letta, per dire, paragonò quella fase alla drôle de guerre, il tempo in cui mezza Europa rimase inerme e sospesa nell’attesa che Hitler desse inizio alla fase decisiva della Seconda Guerra Mondiale), furono vissuti dalla capa di Fratelli d’Italia come un periodo in cui doveva semplicemente evitare di sbagliare.

 

giorgia meloni al comizio di vox in spagna 2

Che poi, a ben vedere, significava: evitare di mostrarsi per quel che era, invece che per quel che sapeva di dover essere. “Uno sbaglio”, non a caso, fu lei stessa a definire il suo comizio a Marbella, in Andalusia, durante un evento elettorale degli estremisti di destra spagnoli di Vox:

 

un intervento in cui, a metà giugno del 2022, si lanciò in un infervorato discorso sulla necessità di fomentare le contrapposizioni (“No hay mediaciones posibles”) tra chi sostiene la famiglia naturale e l’identità sessuale e chi sta con le lobby lgbt (sic) e l’ideologia gender, tra chi professa “l’universalità della croce” e chi propaga la violenza islamista, tra chi si batte per la sovranità dei popoli e chi si vende ai burocrati di Bruxelles, e il tutto con gli occhi allucinati, trasumanati nell’estasi dell’incazzatura patriottica.

valerio valentini - la marcia sul posto

 

“Ho sbagliato,” confessò qualche settimana più tardi a chi le fece notare che quell’espressione ingrugnita contrastava con l’immagine che si stava sforzando di dare di sé. Colpa dei social, evidentemente, e della fregola di replicare il successo di like e condivisioni ottenuto da “Yo soy Giorgia, soy una mujer” – rivisitazione spagnola, pure in quel caso durante un evento di Vox, del già celeberrimo tormentone nato in piazza San Giovanni il 19 ottobre del 2019.

 

Ma quello, appunto, risaliva a un’epoca prima: quando Meloni iniziava a contendere a Matteo Salvini la leadership della destra a suon di beceraggini, e l’impresa pareva comunque impossibile.

 

Riguardatelo, quel famoso video di lei che si dice donna, madre, cristiana: quando sale sul palco, presentata dal segretario della Lega, allora forza egemone del centrodestra, Meloni raccoglie una bandiera che qualcuno le lancia da sotto: pare casuale ma non lo è, perché lei con quel tricolore vuole coprire i simboli leghisti presenti sul pulpito, perché nelle foto di rito non deve sembrare subalterna all’alleato, e perché “mica so’ fessa”, come dirà poi, ripensandoci.

 

giorgia meloni al comizio di vox in spagna

Insomma, un’altra stagione: la fine del governo gialloverde, l’inizio di quello giallorosso. Così come pure quella replica in spagnolo, a Madrid, nell’ottobre del 2021: “Yo soy Giorgia, soy una mujer”.

 

Non destava granché scandalo, all’epoca, la Meloni in modalità estremista, perché tutti in lei vedevano, oltre che la mujer, oltre che la donna, madre, cristiana, la scalmanata leader di un partito d’estrema destra d’opposizione.

giorgia meloni al comizio di vox in spagna

giorgia meloni guida una mini a madrid con santiago abascal SANTIAGO ABASCAL CON GIORGIA MELONIgiorgia meloni a madrid a casa di santiago abascal con la moglie e il figlio

 

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