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SVIZZERO? NO, EVASORE! - QUANDO GLI ITALIANI DEVONO RIPULIRE I LORO SOLDI SPORCHI, ATTRAVERSANO IL CONFINE: SETTE BANCHE IN SVIZZERA SONO FINITE SOTTO LA LENTE DELLA PROCURA DI MILANO CON L'ACCUSA DI AVER RICICLATO UN MILIARDO IN NERO DEI LORO CLIENTI PROVENIENTI DAL NOSTRO PAESE - IN ALCUNI CASI I SOLDI VENIVANO IMPACCHETTATI IN BUSTE DI PLASTICA A BORDO DI UNA MERCEDES E…

Andrea Valle per "Libero Quotidiano"

 

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Si chiama operazione «1 miliardo di euro». E il numero non è buttato lì a caso, ma rappresenta la cifra che i pm di Milano Monia Di Marco ed Elio Ramondini sperano di recuperare dalle banche accusate di aver riciclato per anni il nero dei loro clienti italiani.

 

La notizia riportata dal Fatto Economico riguarda sette istituti di credito con base in Svizzera, a pochi chilometri dal confine e che in base alla legge 231/2001 sarebbero responsabili nel favoreggiamento del riciclaggio.

 

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Il colosso Ubs e la piccola Pkb Privatebank hanno già scelto il patteggiamento versando complessivamente 120 milioni di euro all'Italia, ma evitando un processo che avrebbe potuto provocare ben altri danni di immagine.

 

Sono invece ancora in corso gli accertamenti sulle situazioni che riguardano Hsbc, Edmond de Rotschild, Julius Baer, Bsi e Corner Banca.

 

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Nella ricostruzione di questi rapporti, la Procura di Francesco Greco si è avvalsa della miniera di informazioni ottenuta dalle dichiarazioni dell'Agenzia delle Entrate grazie alla voluntary disclosure, lo strumento che il fisco ha messo a disposizione dei contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all'estero per regolarizzare la propria posizione fiscale.

 

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Emblematico il caso della Pkb Privatebank degli industriali piemontesi Trabaldo Togna, fondata nel 1958. Nella sostanza, non erano i clienti ad andare in filiale, ma i dipendenti dello stesso istituto (una ventina) che sollecitavano la sottoscrizione di rapporti con la banca per occultare i soldi provenienti dall'evasione fiscale.

 

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C'è un caso, in riferimento alla stressa banca, che ci fa capire quali fossero le dinamiche più consuete: il collegamento tra il trasferimento di denaro oltreconfine e la bancarotta fraudolenta di una società per esempio.

 

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Si tratta della Centralpelli Srl, azienda di produzione di pelle basata a Castelfranco di Sotto (Pisa). La società è fallita nel 2015, ma già tre anni prima i manager avevano iniziato a svuotarla.

 

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Secondo i particolari emersi, la banca ha riciclato 300mila euro della Centralpelli Srl prima del fallimento. I particolari dicono che tutto veniva spostato in Svizzera in contanti. I soldi venivano impacchettati in buste di plastica a bordo di una Mercedes 320, con il servizio di spallonaggio pagato il 2% della somma.

 

Secondo gli inquirenti, la colpa della banca sarebbe stata quella di non aver impedito «la commissione di reati di riciclaggio di fondi di provenienza delittuosa...». Le sette banche sono state costrette ad aprire una sede in Italia. Da oggi se faranno utili pagheranno le imposte anche a Roma.

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