UNA BARA PER DUE CORPI – MISTERO NELL'ABBAZIA DI WESTMINSTER, A LONDRA: ALL’INTERNO DI UNA SEPOLTURA DI EPOCA ROMANA È STATO TROVATO UNO SCHELETRO RISALENTE AL MEDIOEVO - IL NOME SCOLPITO NELLA PIETRA NON CORRISPONDE ALL’UOMO CHE VI FU SEPOLTO IN SEGUITO. MA COSA È SUCCESSO? PER GLI ARCHEOLOGI IL MANUFATTO ANTICO SAREBBE STATO UTILIZZATO PER ACCOGLIERE IL CORPO DI...
Estratto dell’articolo di Noemi Penna per www.lastampa.it
Una tomba romana, un’iscrizione in latino e uno scheletro che non avrebbe dovuto trovarsi lì.
La storia comincia molto prima che gli archeologi riuscissero a ricostruirla, tra le pietre dell'Abbazia di Westminster, uno dei luoghi più celebri della storia britannica.
Nel 1869, durante alcuni lavori sul lato settentrionale della chiesa, venne riportato alla luce un sarcofago che sembrava appartenere a un uomo vissuto nella Londra romana. Ma il coperchio raccontava un'altra storia: al posto delle decorazioni antiche, una grande croce latina, scolpita secoli dopo.
Il contrasto ha alimentato per generazioni le domande degli studiosi. Chi era stato deposto in quella bara? E perché una sepoltura di epoca romana era stata riutilizzata per accogliere un morto medievale? Un nuovo studio firmato dall'archeologo Warwick Rodwell, consulente dell'Abbazia di Westminster, pubblicato sul Journal of the British Archaeological Association, propone adesso una spiegazione e restringe il campo a due nomi.
il mistero dello scheletro dell abbazia di westminster 1
Sulla parete del sarcofago è incisa un'iscrizione funeraria dedicata a Valerius Amandinus. [...] Il manufatto, in pietra calcarea, risale all'età romana, probabilmente tra il III e il IV secolo dopo Cristo.
Il problema è che il nome scolpito nella pietra non sembra corrispondere all'uomo che vi fu sepolto in seguito. La croce sul coperchio è infatti un indizio decisivo: la sua forma rimanda all'Alto Medioevo, intorno al X o XI secolo. Il sarcofago, dunque, potrebbe aver avuto una seconda vita, diventando la tomba di un personaggio importante della comunità religiosa di Westminster.
il sarcofago di epoca romana dell abbazia di westminster 1
E non è l'unica stranezza. La vicenda del reperto era iniziata già nel 1820, quando alcuni operai impegnati in lavori nell'area dell'abbazia avevano urtato e danneggiato il coperchio, spezzandolo in sei parti. Il sarcofago fu recuperato e studiato più approfonditamente nel 1869, ma per molto tempo si credette che le ossa fossero andate perdute.
La sorpresa è arrivata durante le operazioni di conservazione e le indagini archeologiche più recenti: all'interno c'era ancora uno scheletro, conservato abbastanza bene da permettere nuove analisi.
il sarcofago di epoca romana dell abbazia di westminster 2
Le analisi hanno permesso di ricostruire alcuni dettagli del defunto. Era un uomo alto circa un metro e 75 centimetri e, al momento della morte, aveva un'età stimata tra i 35 e i 49 anni. Caratteristiche compatibili con due figure di spicco della storia medievale dell'abbazia: Aelfwig e Wulnoth, entrambi abati quando Westminster era un monastero benedettino.
Il primo, Aelfwig, morì intorno al 1020, dopo aver guidato la comunità religiosa per circa 27 anni. Il suo successore, Wulnoth, morì invece nel 1049.
[...] Tra i due, l'archeologo considera Aelfwig il candidato più convincente. Il fatto che fosse già un monaco di Westminster rende plausibile che, alla sua morte, gli fosse riservata una sepoltura di particolare prestigio. L'identificazione, tuttavia, resta un'ipotesi: le caratteristiche dello scheletro e il contesto archeologico sono compatibili con la ricostruzione, ma non costituiscono una prova definitiva dell'identità.
C'è un altro particolare che aiuta a ricostruire la storia della sepoltura. Gli archeologi hanno individuato una traccia rettangolare lasciata dalla calce, sostanza utilizzata nelle pratiche funerarie, che delinea lo spazio occupato da una struttura ormai scomparsa. Secondo Rodwell, si tratta probabilmente dei resti indiretti di una bara di legno, completamente decomposta nel corso dei secoli. L'ipotesi è che il corpo fosse stato deposto prima in una cassa lignea e poi collocato all'interno del sarcofago romano.
Una soluzione che avrebbe permesso di riutilizzare un manufatto antico, trasformandolo in una sepoltura adatta a un personaggio di alto rango ecclesiastico.
[...] Resta aperta una domanda: da dove proveniva originariamente la bara? La pietra utilizzata è compatibile con cave dell'Oxfordshire, nell'Inghilterra meridionale, ma non è ancora chiaro se il sarcofago fosse stato realizzato per una sepoltura nella stessa area di Westminster oppure trasportato da un altro luogo.
Oggi il reperto è esposto nelle Queen's Diamond Jubilee Galleries dell'Abbazia di Westminster, dove può essere osservato come un oggetto capace di raccontare due epoche differenti. La sua iscrizione continua a ricordare Valerius Amandinus, il romano per il quale la tomba fu probabilmente costruita. Le ossa, invece, potrebbero appartenere a un abate vissuto sette secoli più tardi.
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