clooney amal

"BASTA PUBBLICARE LE FOTO DEI NOSTRI FIGLI!" - GEORGE CLOONEY FURIOSO CON I MEDIA CHE SI OSTINANO A PUBBLICARE GLI SCATTI DEI MINORI - "LA NATURA DEL LAVORO DI MIA MOGLIE LA PORTA A METTERE SOTTO PROCESSO GRUPPI TERRORISTICI E PRENDIAMO TUTTE LE PRECAUZIONI POSSIBILI PER MANTENERE LA NOSTRA FAMIGLIA AL SICURO. NON POSSIAMO PROTEGGERE I NOSTRI FIGLI SE QUALSIASI TESTATA METTE I LORO VOLTI IN COPERTINA"...

Monica Ricci Sargentini per il corriere.it

 

amal e george clooney

Quando sei una star di Hollywood metti nel conto di essere costantemente nel mirino dei fotografi. Ma, quando a finire sulle pagine dei giornali sono i tuoi figli, senti che la misura è colma e devi fare qualcosa. Per George Clooney la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato vedere le foto della figlia di un anno dell’attrice americana Billie Lourd prima pubblicate sull’edizione online del Daily Mail e poi rimosse.

 

A quel punto l’attore, 60 anni, sposato dal 2014 con l’avvocata per i diritti umani Amal Ramzi Alamuddin, ha inviato una lettera al direttore della testata britannica e ad altri giornali chiedendo «di astenersi dal mettere i volti dei nostri figli sulla vostra testata».

 

george clooney

Il divo americano ammette che, in quanto «figura pubblica», deve accettare «la pubblicazione di sue foto, anche invadenti come parte del prezzo da pagare» per fare il suo lavoro ma, aggiunge, «i miei figli non hanno preso questo impegno». Il pensiero va ad Ella e Alexander, nati nel 2017,e troppo spesso oggetto della curiosità morbosa dei paparazzi.

 

Un’attenzione che può diventare molto pericolosa, considerando il lavoro di Amal Alamuddin che collabora con le Nazioni Unite per le inchieste sulla guerra civile in Siria e spesso difende personaggi scomodi come le vittime di atrocità in Iraq o chi si batte per la libertà d’espressione in Egitto: «La natura del lavoro di mia moglie - scrive il protagonista di Ocean’s Eleven - la porta a mettere sotto processo gruppi terroristici e prendiamo tutte le precauzioni possibili per mantenere la nostra famiglia al sicuro. Non possiamo proteggere i nostri figli se qualsiasi testata mette i loro volti in copertina».

 

carrie fisher con figlia billie catherine lourd

Clooney aveva avuto già motivo di arrabbiarsi con il Daily Mail nel luglio 2014 quando pubblicò la falsa notizia che la madre di Amal, Baria Alamuddin, era contraria al loro imminente matrimonio. In quel caso il giornale fu costretto a tornare sui suoi passi e a rimuovere l’articolo ma l’attore rispedì al mittente le scuse e definì il quotidiano «un tabloid della peggior specie. Uno che inventa le notizie a danno dei propri lettori».

 

Da quel momento la rabbia nei confronti dei media, soprattutto quelli popolar scandalistici, non ha fatto che crescere. «Non abbiamo mai venduto una foto dei nostri ragazzi - ha scritto nella lettera -, non siamo sui social e non pubblichiamo mai immagini perché farlo metterebbe a rischio la loro vita. Non un pericolo paranoico, ma problemi del mondo reale, con conseguenze del mondo reale». E poi la chiusa ironica: «Speriamo capiate che il vostro bisogno di vendere pubblicità non è più grande della necessità di impedire che bambini innocenti diventino un bersaglio».

 

blake lively un piccolo favore

Non è la prima volta che una celebrità combatte per mantenere la privacy sulla propria famiglia. Michael Jackson faceva uscire i figli in pubblico con il volto coperto. Kristen Bell e Dax Shepard hanno sempre nascosto sotto un cuore i visi delle figlie nei post sui social. E nel 2014 avevano anche invitato le star a boicottare i media che pubblicavano immagini rubate.

 

Pochi giorni fa gli attori Ryan Reynolds e Blake Lively hanno criticato il proprietario di una pagina Instagram che aveva postato una foto della coppia a passeggio con le tre figlie: «Questa cosa è inquietante - ha commentato Lively sotto l’immagine -. Ho pubblicamente dichiarato che i paparazzi perseguitano e molestano i miei figli e tu pubblichi le loro foto. Hai detto che avresti smesso. Me l’hai promesso. Così sfrutti i minori. Per favore, cancella».

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