IL CERCHIO SI STRINGE! - I SOSPETTI DEGLI INQUIRENTI CHE INDAGANO SULLE MORTI DI ANTONELLA DI IELSI E SARA DI VITA, DECEDUTE IN PROVINCIA DI CAMPOBASSO DOPO ESSERE STATE AVVELENATE CON LA RICINA, SI CONCENTRANO SU SEI PERSONE - TRA LORO CI SONO I DUE SOPRAVVISSUTI DELLA FAMIGLIA DI VITA, GIANNI, MARITO DI ANTONELLA, E LA LORO FIGLIA ALICE - OLTRE A LORO, C'E' UN'AMICA DELLA MOGLIE DI GIANNI, CHE HA RIVELATO LA CRISI DEL MATRIMONIO TRA LA VITTIMA E L'UOMO - ANCORA: MONIA, L'INSEGNANTE DI MATEMATICA CHE SI È SCOPERTO ESSERE DA MOLTO TEMPO LEGATA DA UN "RAPPORTO SPECIALE" CON GIANNI. POI C'E' E SUO MARITO, MARCO, TECNICO DI LABORATORIO. E INFINE, IL PARROCO, DON STEFANO, CONFESSORE E AMICO DI ANTONELLA...
Estratto dell'articolo di Alessandra Ziniti per "la Repubblica"
I telefoni e i pc sequestrati hanno parlato, svelando anche fatti e relazioni rimaste nell'ombra. E alla fine il cerchio si è stretto attorno a sei persone, protagonisti e interpreti del giallo della ricina, che da otto mesi sta appassionando l'Italia. I due sopravvissuti della famiglia Di Vita, innanzitutto: il padre Gianni e la figlia maggiore Alice. E poi, l'amica di Antonella Di Ielsi, la testimone che ha rivelato la crisi del matrimonio di quella che era stata dipinta come la coppia perfetta, dunque il possibile movente.
antonella di ielsi con il marito gianni di vita e le figlie
E ancora: Monia, l'insegnante di matematica dell'istituto agrario, che si è scoperto essere da molto tempo legata da un rapporto speciale con Gianni, e suo marito Marco, tecnico di laboratorio nello stesso istituto. E infine, il parroco, don Stefano, confessore e amico di Antonella ma anche legato da stretto rapporto con il marito dell'insegnante e personalità carismatica alla guida spirituale di un paese di mille anime che non ha certo brillato nella collaborazione con gli inquirenti alle prese con il giallo di Pietracatella. Che aspetta ancora di sapere persino chi era la vittima designata da uccidere silenziosamente con la ricina: solo la madre Antonella? E la figlia sedicenne Sara sarebbe una vittima collaterale?
Nonostante gli imbarazzanti silenzi, le contraddizioni, le tante dimenticanze degli oltre duecento testimoni sfilati negli uffici della squadra mobile di Campobasso, otto mesi dopo la misteriosa morte di Antonella e Sara, gli inquirenti contano di risolvere il caso a breve forti del supporto degli esperti del Robert Koch institute di Berlino. Da loro, nelle prossime settimane, la procuratrice di Larino e il capo della squadra mobile di Campobasso Marco Graziano aspettano di sapere come la ricina è entrata in casa Di Vita alla vigilia di Natale.
Scoperto il cosiddetto vettore (che secondo indiscrezioni sarebbe già stato individuato), valutato chi ha avuto la possibilità di avvelenare Antonella e Sara, sarà finalmente giunto il momento di tirare le fila di questa inchiesta certosina, che gli inquirenti hanno scelto di condurre costringendo protagonisti e comprimari a deporre nella veste di testimoni e dunque con l'obbligo di dire la verità, e iscrivere qualcuno nel registro degli indagati. Avvalorando quello che alla fine sembra essere rimasto l'unico movente possibile, quello passionale.
Al centro di tutto c'è Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco di Pietracatella, che la ricina non l'ha mai ingerita nonostante i disturbi gastrointestinali che ha sempre detto di aver avuto nelle stesse ore in cui moglie e figlia morivano. Da lui, si è appreso solo grazie alla testimonianza di un'amica della moglie, Antonella Di Ielsi aveva intenzione di separarsi. Una crisi fino a quel momento taciuta agli inquirenti che per mesi si sono visti raccontare una famiglia modello. [...]
Intanto, la settimana che si apre domani sarà ancora tempo degli ultimi decisivi interrogatori: ad essere richiamati, per la terza volta, dovrebbero essere innanzitutto il parroco di Pietracatella, don Stefano, e Marco, il tecnico di laboratorio dell'istituto agrario di Riccia, marito di Monia, la donna legata da un'amicizia speciale a Gianni Di Vita con il quale è stata messo a confronto per sei lunghe ore giorni fa. Perché su una circostanza ritenuta fondamentale per le indagini (e probabilmente legata al loro rapporto) uno dei due ha mentito.
Marco, il marito di lei, avrebbe dovuto essere nuovamente sentito qualche giorno fa, anche per spiegare agli inquirenti il perché dei numerosi contatti avuti con Antonella Di Ielsi nelle settimane precedenti l'avvelenamento. Di che cosa hanno parlato? Forse dei cattivi rapporti tra sua moglie Monia e Antonella di cui solo ora qualche amica della vittima si è ricordata? A saperne di più di quello che ha voluto o potuto ( coperto dal segreto del confessionale) raccontare agli inquirenti è probabilmente don Stefano che, proprio dopo il lungo confronto tra Gianni Di Vita e Monia, sarebbe stato visto parlare a lungo con il marito di Monia.
Il cerchio attorno alle sei persone a vario titolo protagoniste di questo giallo ha cominciato a stringersi subito dopo Ferragosto quando gli inquirenti (in mano una serie di elementi fondamentali venuti fuori dall'esame dei telefoni, dei pc e delle pen drive sequestrati a casa Di Vita) hanno richiamato prima la figlia maggiore Alice, poi il padre Gianni e poi, per la terza volta, Monia, l'insegnante di matematica, molto amica di Gianni, molto meno di Antonella. [...]





