cocorico di riccione

ORA CHE FACCIAMO, CHIUDIAMO UN’ALTRA DISCOTECA? IN SALENTO UN RAGAZZO MUORE DOPO UNA SERATA IN UNA DISCOTECA IN PROVINCIA DI LECCE - SECONDO GLI AMICI E LA FIDANZATA, IL RAGAZZO HA BEVUTO QUALCOSA E SI È SENTITO MALE - INTANTO ARRIVANO MINACCE DI MORTE AL QUESTORE CHE HA CHIUSO IL "COCORICO'"

Da www.corriere.it

DISCOTECA GUENDALINADISCOTECA GUENDALINA

 

Un ragazzo di 19 anni, Lorenzo Toma, di Lecce è morto all’alba, dopo essere uscito da una discoteca di Santa Cesarea Terme, sulla costa adriatica del Salento. L’allarme è stato dato alle sei e trenta di questa mattina quando qualcuno ha telefonato ai carabinieri segnalando la presenza di un giovane che si sentiva male davanti al locale Guendalina.

 

HA BEVUTO QUALCOSA E SI È SENTITO MALE

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Il ragazzo era già morto quando è arrivato all’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Dopo l’allarme dato telefonicamente al 118e ai carabinieri poco dopo le 6,30 della mattina di domenica 9 agosto, sono arrivati i militari dell’Arma e personale medico e sanitario. Quest’ultimo ha tentato inutilmente per oltre un’ora di rianimare sul posto il giovane, trovato riverso per terra vicino all’ingresso della discoteca. Il magistrato di turno alla Procura della Repubblica di Lecce, Stefania Mininni, ha già disposto l’autopsia ed è molto probabile che saranno eseguiti esami tossicologici per chiarire le cause del decesso. Secondo gli amici e la fidanzata, Toma ha bevuto qualcosa e subito dopo si è sentito male. È quanto avrebbero riferito ai carabinieri.

 

RIUNIONE PER LA SICUREZZA

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Il Prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha convocato per domani, lunedì 10 agosto, alle 13 in Prefettura a Lecce una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

 

IL RAGAZZO MORTO DOPO LA NOTTE AL COCORICÒ

Poche settimane fa, il 16enne Lamberto Lucaccioni, era morto dopo aver trascorso la notte al Cocoricò di Riccione e aver assunto ecstasy . Il giovane, originario di Città di Castello (Perugia) si era sentito male in pista. Il questore di Rimini ha disposto la chiusura per quattro mesi della discoteca romagnola.

 

2 - MINACCIATO DI MORTE IL QUESTORE ANTI-COCCO

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Fabrizio Boschi per “il Giornale”

 

Può anche darsi che lo sia sempre stato, ma ora più che mai la chiusura per quattro mesi del Cocoricò assume i toni di un caso politico. A una settimana dal blitz della polizia che sigillò la discoteca di Riccione, emergono i retroscena di una vicenda sempre più contorta.

Il sindaco della cittadina, Renata Tosi, il giorno dopo lo stop alla musica del «Cocco», su Repubblica esultò per la decisione «esemplare» adottata dalla questura di Rimini.

 

Le cinquanta sfumature di Renata però cozzano col fatto che mentre si compiace per il fatto che la discoteca più importante del territorio sia stata chiusa in piena stagione estiva, la sua giunta di destra destini 85.400 euro alla radio di sinistra Radio Deejay, emittente del gruppo Espresso, concedendogli gratuitamente l'occupazione di piazzale Roma per la Deejay Square.

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Oltre a questo il direttore radical chic della radio, Pasquale Di Molfetta, cioè Linus, che al Giornale rifiuta «di ripetere sempre le stesse cose», ma che invece è sempre disponibile anche lui con Repubblica, ha una visione diametralmente opposta a quella del sindaco sui guai del Cocoricò, definendo la chiusura del locale dopo la morte del 16enne «un contentino inevitabile per placare l'opinione pubblica». Insomma, da una parte il primo cittadino affonda il «Cocco» ribadendo pieno sostegno alla decisione del questore, e dall'altra finanzia senza batter ciglio la radio del gruppo De Benedetti, solidale con la Piramide.

 

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Ma le contraddizioni non si finiscono qui. C'è l'enigmatico rapporto col 41enne romano Fabrizio De Meis, ex amministratore del Cocoricò, attorno al quale ruota una galassia di altri locali e società e di amici potenti della Capitale, tra cui l'ex patron della Lazio Claudio Lotito. Un sistema di affari articolato che va dalle partecipazioni all'Aquafan al Rimini Calcio, del quale De Meis è presidente.

 

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Dopo avergli affidato a febbraio la riqualifica della zona del Marano, un tratto di spiaggia dove da questa estate è sorto il «Cocoricò beach», il sindaco Tosi ha definito la serrata della discoteca «il provvedimento che avevamo auspicato». E De Meis le fa capire che se la punizione non verrà ridimensionata al più presto, non solo il locale chiuderà per sempre, ma il gruppo Cocoricò potrebbe decidere, dopo 26 anni, di lasciare Riccione per trasferirsi a Ibiza da dove ha già ricevuto una proposta, portando via a questo paesello di 35mila abitanti un business enorme ricavato da quel mezzo milione di visitatori che ogni anno scelgono il tempio della techno.

 

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Intanto il clima si fa sempre più teso. Il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha ricevuto una cinquantina di minacce di morte che proprio De Meis giudica «inqualificabili ed inaccettabili»: «Se certi gravissimi episodi si dovessero ripetere potremmo anche valutare di non riaprire mai più il Cocoricò, a prescindere dall'esito dei ricorsi». Martedì prossimo proprio al «Cocco» si terrà un dibattito sulla droga con la collaborazione della comunità di San Patrignano e a cui prenderanno parte noti deejay.

 

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Con o senza Cocoricò lo sballo in Riviera non si ferma. Due giorni fa 12 ragazzini sono stati denunciati per droga e due ragazze sono finite in ospedale in coma etilico. I market asiatici vendono alcolici ai minorenni fino alle 3 di notte nascondendo la vodka nelle bottigliette d'acqua. I ragazzi sono già cotti dal primo pomeriggio, seduti ai chiringuito sulla spiaggia con in mano il terzo mojito.

 

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I titolari dei locali notturni si sentono braccati. «Ci hanno fatto chiudere una sera perché i vigili hanno scambiato un annuncio al microfono, per la vocalist. Ti fanno passare la voglia», dice Claudio Tamburini del Mojito di Riccione. Multa per il gestore del Beky Bay di Bellaria per aver venduto alcolici a un minore. A giugno era stato chiuso trenta giorni per droga il Coconuts di Rimini. E c'è chi pensa a mollare tutto dopo la stagione.

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