giorgia meloni edi rama centri migranti albania

INVECE CHE CIANCIARE DI PATRIMONIALE, LA SINISTRA SI CONCENTRI SUL PIÙ GRANDE FLOP DEL GOVERNO MELONI: I CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA – SONO COSTATI PIÙ DI 700 MILIONI DI EURO E NON SERVONO A UN CAZZO: A DUE ANNI DALLA FIRMA DEL PROTOCOLLO CON TIRANA, OGNI MESE VENGONO DETENUTI UNA VENTINA DI MIGRANTI, INVECE DEI TREMILA PREVISTI DAL GOVERNO – OGGI IL PREMIER ALBANESE, EDI RAMA, SARÀ ACCOLTO CON IL TAPPETO ROSSO A ROMA…

centro migranti albania

Estratto dell’articolo di Ilario Lombardo per “la Stampa”

 

Due anni dalla firma del protocollo, venti migranti in media detenuti sui circa tremila al mese previsti inizialmente, per un totale di trentaseimila l'anno, da leggere come dato puramente virtuale.

 

Il fallimento dei centri in Albania, per i richiedenti asilo e per i rimpatri, è nei numeri, nelle fotografie di strutture semivuote, dove funzionari dello Stato pagati con soldi pubblici si girano i pollici in attesa di voli che di tanto in tanto portano qualcuno dall'Italia.

 

EDI RAMA SI INGINOCCHIA A GIORGIA MELONI

Sì, perché dal mare non arriva più nessuno e l'hotspot di Shëngjin, quello che in teoria era stato predisposto per la prima identificazione, è sbarrato. Resta Gjadër, dove si trovano un centro per il trattenimento di chi ha fatto richiesta di asilo, un carcere e un Cpr, centro di permanenza per il rimpatrio.

 

Oggi la questione di come riavviare un progetto che è costato 670 milioni di euro, più i 70 milioni spuntati dalla manovra finanziaria per il 2026, sarà ovviamente uno dei capitoli centrali dell'incontro a Villa Pamphilj tra Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama, nell'ambito del primo vertice intergovernativo Italia-Albania.

 

edi rama giorgia meloni conferenza per la ricostruzione in ucraina foto lapresse

Si discuterà di partnership economica, di una quindicina di cooperazioni che spaziano da energia, a cantieristica e difesa. Ma, nonostante il tentativo di lasciare i migranti ai margini dei riflettori, non si potrà fare a meno di parlare di come ridare vigore al protocollo italo albanese «che - sostiene Palazzo Chigi - sta riscontrando sempre maggior interesse sia da parte della Commissione europea che degli Stati membri».

 

L'Europa potrebbe rivelarsi l'àncora di salvezza o la ragione del definitivo affondamento del memorandum siglato nel novembre del 2023, di fatto reso inoperativo dalle innumerevoli sentenze dei giudici italiani e della Corte di Giustizia europea. «Fun-zio-ne-ran-no!» gridò Meloni lo scorso dicembre dal palco della festa di FdI. È passato quasi un anno e la promessa non si è realizzata. Tutte le speranze della premier, adesso, sono rivolte a Bruxelles.

 

CENTRI MIGRANTI IN ALBANIA - MEME BY 50 SFUMATURE DI CATTIVERIA

Il governo confida nell'entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l'asilo e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi si è detto sicuro che da quel momento i centri potranno pienamente ripartire. Ma questa professione di ottimismo si scontra con un limite non da poco: non c'è alcuna certezza sull'approvazione degli emendamenti integrativi sollecitati dall'Italia, che riguardano i cosiddetti «return hubs» - per il rimpatrio nei Paesi extra Ue - e le nuove disposizioni sui Paesi sicuri di provenienza, nodo giuridico che ha consentito ai magistrati di bloccare i rimpatri.

 

A questo punto serve una precisazione: a giugno è previsto che diventi operativa la nuova normativa che impone la solidarietà tra Stati […] Non è detto che i tempi rispetteranno le previsioni più entusiastiche del governo Meloni, cosa che potrebbe anche complicarle i mesi di avvio della campagna elettorale per il 2027.

 

edi rama meloni

Non solo. Potrebbero scattare interpretazioni giuridiche difformi su quanto prevedono i testi. Per esempio, l'articolo 17 del regolamento sui rimpatri in Paesi fuori dai confini Ue pone chiaramente «una serie di obblighi e responsabilità sia allo Stato membro che al Paese terzo», a partire dal rispetto «dei principi e le norme internazionali in materia di diritti umani», «compreso il principio di non respingimento».

 

La domanda che si porrà è la seguente: chi avrà questa responsabilità, il governo italiano o quello albanese? A oggi è l'Italia - secondo gli accordi con Rama - ad avere totalmente in carico la gestione dei centri. In futuro potrebbe non essere più così, a meno che non venga comunque mantenuto in piedi il memorandum attuale tra Roma e Tirana.

 

centro per migranti a gjader

Restano poi le incognite giurisdizionali. Anche con la nuova lista dei Paesi sicuri, le norme Ue non limiteranno del tutto il potere discrezionale dei giudici sulle legittimità dei rimpatri, a garanzia dei diritti di alcune minoranze a rischio persecuzione. Tutto da vedere, insomma, nei tempi e nei modi, cosa accadrà nella seconda metà del 2026. Nel frattempo strutture e personale resteranno in attività, coperti dai 70 milioni della legge di Bilancio.

 

Qualche giorno fa una delegazione di parlamentari dell'opposizione è volata in Albania. Tra loro c'era Riccardo Magi, segretario di Più Europa. «È palese la completa inutilità dei centri. Dove gli agenti di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza, sono un multiplo importante dei migranti».

centro migranti DI GJADER IN ALBANIA

 

[…] Magi rivela anche un dettaglio inquietante: «Molti sono imbottiti con psicofarmaci e ansiolitici, come il Rivotril, solitamente somministrati per patologie incompatibili con lo stato di detenzione».

 

Secondo una verifica sui dati ufficiali circa il 70% dei trattenimenti, sui poco più di 200 arrivi in due anni, non è stato convalidato. Inoltre, i numeri in discesa degli sbarchi non giustificherebbero un Cpr extraterritoriale in aggiunta a quelli presenti in Italia. Cifre che confermerebbero il venir meno dell'efficacia, anche in termini di costi, dell'operazione.

i primi migranti arrivati nel centro di prima accoglienza di Shengjin

 

Non la vede così il Viminale, che punta da sempre sull'effetto deterrenza. Il ragionamento si fonda proprio sulla percezione del calo degli arrivi. Il governo è convinto che sapere di poter finire tra le colline albanesi, invece che in Sicilia e dunque in Europa, disincentiverà le partenze. Ma è anche vero che Rama ha scommesso tutto sull'ingresso di Tirana nell'Ue entro il 2030. Per un paradosso della storia i centri - se ancora esisteranno - non saranno più in un Paese terzo lontano dal sogno europeo.

EDI RAMA SI INGINOCCHIA A GIORGIA MELONIedi rama si inginocchia davanti alla meloniEDI RAMA MELONI 11centro per migranti a gjader EDI RAMA MELONI 11giorgia meloni edi rama - hotspot per migranti in albaniagiorgia meloni edi rama - hotspot per migranti in albaniagiorgia meloni edi rama - hotspot per migranti in albaniaedi rama giorgia meloni edi rama giorgia meloni Mohammed bin ZayedMohammed bin Zayed edi rama giorgia meloni edi rama si inginocchia davanti alla meloniedi rama si inginocchia davanti alla melonii primi migranti arrivati nel centro di prima accoglienza di Shengjin

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