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“IL DECRETO FISCALE PUBBLICATO IERI PENALIZZA LE IMPRESE E MINA LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DELLE ISTITUZIONI” – CONFINDUSTRIA ATTACCA IL GOVERNO PER IL DECRETO FISCALE CHE TAGLIA FINO AL 65% I CREDITI D’IMPOSTA PER TRANSIZIONE 5.0 E LIMITA ALCUNI INVESTIMENTI: “PENALIZZA PESANTEMENTE LE IMPRESE CHE HANNO COMPLETATO INGENTI INVESTIMENTI NEL 2025 E CHE SI TROVERANNO AD AFFRONTARE ULTERIORI PROBLEMI DI LIQUIDITÀ IN UN MOMENTO GIÀ PARTICOLARMENTE COMPLESSO” - IL MINISTRO GIANCARLO GIORGETTI DIFENDE LA SCELTA PER LA SCARSITÀ DI RISORSE E...

Estratto da www.repubblica.it  

 

confindustria

 Il comunicato del governo post-consiglio dei ministri pareva mettere le mani avanti e in effetti il passaggio del decreto fiscale – quello che rinvia la “tassa sui pacchi”, approvato venerdì dal governo e subito in Gazzetta ufficiale – che cambia per l’ennesima volta gli incentivi agli investimenti in transizione delle imprese si rivela un nervo scoperto.

 

Una questione che fa passare in secondo piano i punti incassati dalle imprese su dividendi e iperammortamento.

 

Anzi, qualcosa di più di una ‘questione’ secondo la Confindustria che usa toni duri. "Il decreto Fiscale pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale introduce disposizioni molto penalizzanti per le imprese che hanno effettuato la prenotazione del credito d'imposta 5.0 tra il 7 e il 27 novembre 2025 – spiega viale dell’Astronomia –

 

Il testo prevede un taglio del 65% del credito d'imposta richiesto. La misura inoltre esclude gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, in particolare gli impianti fotovoltaici a più elevata efficienza iscritti nel registro dell'Enea, che le imprese sono state indotte ad acquistare", è la dichiarazione affidata a Mario Novicelli, vice presidente per le politiche industriali e il made in Italy di viale dell’Astronomia.

Giancarlo Giorgetti - foto lapresse

 

La decisione "penalizza pesantemente le imprese che hanno completato ingenti investimenti nel 2025 e che si troveranno ad affrontare ulteriori problemi di liquidità in un momento già particolarmente complesso".

 

Il governo presentava l’articolo come una “misura di sostegno rivolta alle imprese”. Ma quel che non torna per queste ultime è che il credito d’imposta – dice la legge – è “al 35% dell’importo richiesto”. E infatti già l’esecutivo parlava di “avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate” per “valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo”.

 

Il problema per le imprese è che la storia degli incentivi si trascina ormai da anni. Ricorda Nocivelli che “a novembre avevamo avuto rassicurazioni dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sul fatto che le cosiddette imprese 'esodate' del 5.0 con progetti congrui avrebbero avuto accesso all'agevolazione".

 

FONDI TRANSIZIONE 5.0

 Parole che ora suonano scritte nel vento. E infatti attacca Confindustria che il fatto "di non poter fare affidamento sulle norme e sulle dichiarazioni del governo mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni e delle misure di incentivo e scoraggia chi vorrebbe continuare a fare impresa in Italia”.

 

Dichiarazioni al veleno che escono insieme all’intervento del ministro Giorgetti al Forum Teha di Cernobbio. Sul punto, il titolare della Finanze dice “dobbiamo decidere se le disponibilità devono andare a costoro (ovvero alle imprese che hanno investito per Transizione 5.0, ndr) o a favore delle imprese energivore, piuttosto che delle aziende di trasporto o per i tagli alle accise.

 

 Per questo motivo, come governo, abbiamo deciso ieri di dare un minimo di garanzia per agevolazioni paragonabili alla vecchia 4.0 ma allo stesso tempo metterci in ascolto delle categorie per capire in una situazione di questo tipo quali sono le emergenze e le priorità che vogliono manifestare”.

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

A poco vale, intanto, quanto filtra da fonti del Mimit, che dicono della "soddisfazione" del dicastero per la rimozione del vincolo 'Made in Europe' per l’accesso all’iperammortamento, che unito allo stanziamento per il 5.0 fa salire a quasi 10 miliardi, sottolineano le fonti, le risorse a disposizione delle imprese per gli investimenti da effettuare nel triennio 2026-2028.

 

Promettendo “nei prossimi giorni” il relativo decreto attuativo, che deve modificare quello già trasmesso a inizio anno dopo la manovra, le fonti del Mimit non rassicurano però gli imprenditori: “La nostra risposta è: prima si paghi il debito con le imprese esodate del 5.0", conclude infatti la Confindustria.

FONDI TRANSIZIONE 5.0

 

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