VITA (AGRA), OPERE E PROFEZIE DI BIANCIARDI: VOLEVA FAR SALTARE MILANO, CONTESTAVA IL MIRACOLO ECONOMICO E LA TV DEL DOLORE, ELOGIAVA MIKE BONGIORNO E PREVEDEVA CHE CELENTANO SAREBBE DIVENTATO UN INTELLETTUALE

Antonio Armano per “il Fatto Quotidiano”

 

Vuole far saltare “il torracchione”, il palazzo della Montecatini, ritenuta responsabile del disastro costato la vita a quarantatré minatori (vedi il romanzo La vita agra). Contesta il concetto di miracolo economico rappresentato da Milano, città considerata solo “il centro del triangolo scarpa-rio Varese, Vigevano, Tradate”.

luciano bianciardiluciano bianciardi

 

Come critico televisivo se la prende con la tivù del dolore che reclamizza le auto e insiste morbosamente sugli incidenti. Elogia la straordinaria mediocrità di Mike Bongiorno anticipando Eco e la sua fenomenologia.

 

Scrive del Molleggiato (dal “sorriso celentanoide, espressione emblematica del neo-qualunquismo neocapitalista”) prevedendo che diventerà un intellettuale da dibattito. Invita a occupare la tivù e le banche non l'università se si vuole cambiare il mondo.

 

In una raccolta di testi di Bianciardi, Il precariato esistenziale (Clichy), Gian Paolo Serino, che ha curato l’opera, evidenzia l’attualità dello scrittore di Grosseto, la sua capacità di mettere in luce lati oscuri e derive in una società che corre non si sa bene dove ma vuole arrivarci il più in fretta possibile e trova in Milano (periferia industriale di Pavia, ironizzava Gianni Brera) il motore di uno sviluppo caotico e cattivo.

   

BIANCIARDI BY BARAGHINIBIANCIARDI BY BARAGHINI

Serino non manca di girare il coltello nella piaga di una vita spesa a fare “l’arrabbiato di professione” – come si definiva con spirito autocritico lo stesso scrittore – ma vissuta a prezzo dell’autodistruzione alcolica senza la capacità di mandare tutto al diavolo, di rovesciare il tavolo con la bottiglia. Bianciardi rinuncia, per coerenza, a un lauto contratto con il Corriere della Sera, offerto da Montanelli, entusiasta lettore de La Vita agra. Ha scritto una potente invettiva contro Milano e il modello di vita che rappresenta, destinato a estendersi a tutto il paese, una “pisciata in prima persona”, non vuole quindi mettersi a fare il rivoluzionario da salotto di via Solferino, come Moravia.

pino corriaspino corrias

   

Come racconta Arpino – e Pino Corrias nella biografia che ha riscoperto Bianciardi –, partecipa al fermento culturale degli Anni 60, alle feste e al clima dell’epoca, portandosi a letto tutte le donne che può. Ma per starci dentro beve più grappa di un reggimento di alpini. Si è fatto licenziare dalla Feltrinelli, dove è entrato nel periodo pionieristico, e campa da traduttore freelance, destinato a sopportare tutta la precarietà, esposto a tutti i venti rispetto a chi sta dentro. Resta leggendaria la risposta di Giangiacomo a un dirigente che si lamenta di essere chiamato da Bianciardi il vice-merda : “Se tu sei il vicemerda, indovina chi è la merda?”.

   

PERSONAGGIO vulcanico e pure lui dissacrante – per provocazione contro le recensioni marchetta invoca recensioni fatte da prostitute professioniste –, Serino non risparmia all’amato soggetto delle sue ricerche qualche colpo basso. Non tanto evidenziando il debito di Bianciardi nei confronti di Henry Miller e dei Tropici che ha tradotto in edizione inizialmente destinata solo al commercio estero per problemi di censura (del resto inserisce Miller nel La Vita agra come personaggio e in un'intervista, riesumata da Serino, riconosce il debito).

Henry Miller e Feltrinelli Henry Miller e Feltrinelli

 

Quanto scoprendo che l’idea, non ancora qaedista, di far saltare il torracchione sede del potere economico l’ha presa da uno scrittore irlandese. Anche questo tradotto da lui: Brendan Behan che, come Bianciardi, si definisce bevitore con il vizio della scrittura, e il cui alter ego letterario va a Londra con intenti dinamitardi.

   

C’è un altro aspetto che rende Bianciardi ancora più interessante alla luce dell’attualità, senza volerne fare il Nostradamus del bar Giamaica: nel racconto La solita zuppa, compreso nella raccolta L’arte di amare, immagina un mondo invertito dove il tabù è il cibo e il sesso si pratica liberamente. Si vuol far credere alla gente che l’ultimo incontro di Gesù con gli apostoli fosse un’orgia nascondendo che invece si è scandalosamente mangiato. Segue processo per oscenità e blasfemia a Varese. Autore e editore (Massimo Pini) se la cavano per l’oscenità grazie a una pioggia di testimonianze positive, da Eco a Piovene. Dal vilipendio della religione li salva solo l’amnistia.

Guido PioveneGuido PioveneLUCIANO BIANCIARDILUCIANO BIANCIARDI

 

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