CORSA CONTRO IL TEMPO AL "NIGUARDA" DI MILANO PER SALVARE GLI USTIONATI DI CRANS MONTANA: SONO 11 I PAZIENTI RICOVERATI, I MEDICI IN FILA ALLA BANCA DELLA PELLE – PER 4 USTIONATI SONO STATI UTILIZZATI CIRCA 13 MILA CENTIMETRI QUADRATI DI CUTE - “PER ALCUNI NE SONO STATI IMPIEGATI 4 MILA. LE GRANDI USTIONI NON SONO UNA PATOLOGIA DI BREVE DURATA: POSSONO RICHIEDERE SETTIMANE O MESI DI TERAPIA INTENSIVA E RICOSTRUZIONE CHIRURGICA" - TRE RAGAZZI RESTANO IN CONDIZIONI CRITICHE ANCHE A CAUSA DI ALTRE COMPLICAZIONI DOVUTE ALL'INALAZIONE DI FUMI… - VIDEO
Francesca Del Vecchio per “la Stampa” - Estratti
Restano gravi ma stabili le condizioni dei 13 pazienti italiani feriti nell'incendio di Crans-Montana la notte di Capodanno e attualmente ricoverati tra il Niguarda di Milano e l'ospedale di Zurigo, in Svizzera.
ospedale niguarda trapianti di pelle
Qui ci sono Leonardo, il 16enne milanese, ed Elsa, la studentessa di Biella di 15 anni. Per entrambi, le condizioni sono state fin dall'inizio particolarmente delicate tanto da impedirne il trasferimento in Italia con il ponte aereo. Leonardo sarebbe stato stabilizzato e, a quanto si apprende, se i parametri dovessero restare stabili, potrebbe essere trasferito al Niguarda nelle prossime 48-72 ore.
La 15enne biellese, invece, come raccontato dal padre Lorenzo, ha subito un'operazione chirurgica di circa 12 ore e per domani è previsto un secondo intervento. Ha ustioni di secondo e terzo grado su oltre il 60% del corpo ed è ancora nel reparto di rianimazione. «Ci dicono che ci vorranno settimane prima di poter valutare l'evoluzione della situazione - racconta ancora il padre -. In questo lasso di tempo non si sa cosa potrà avvenire».
ospedale niguarda trapianti di pelle
Al Niguarda, invece, restano gli 11 pazienti, quasi tutti minorenni, sedati e in prognosi riservata. Per alcuni di loro le condizioni restano critiche a causa delle ustioni estese e dei danni polmonari provocati dall'inalazione di fumi tossici, che richiedono un supporto meccanico alla respirazione.
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Quanto agli altri, i tempi saranno lunghi. Troppo presto anche solo per pensare alle dimissioni. «Le grandi ustioni - spiegano i sanitari - non sono una patologia di breve durata: possono richiedere settimane o mesi di terapia intensiva e ricostruzione chirurgica, e possono dare luogo a complicanze metaboliche e respiratorie anche a distanza di tempo».
In questo quadro così complesso è stato avviato un programma di innesti di pelle su diversi feriti, almeno per quattro di loro ritenuti in condizioni cliniche tali da poter affrontare il trapianto. «Si fa sempre un bilanciamento tra l'esigenza clinica, in questo caso respiratoria, e quella chirurgica - spiega il responsabile della Banca della Cute del Niguarda, il dottor Giovanni Sesana -. Si può intervenire su un paziente stabile, anche se è in terapia intensiva, purché si possa garantire un equilibrio clinico e che l'uscita dalla sala rianimazione per la durata dell'intervento non rappresenti un rischio».
ospedale niguarda trapianti di pelle
Quanto ai pazienti che già hanno subito dei trapianti di cute - proveniente da donatori umani deceduti e conservata a -80° in appositi frigoriferi - «I chirurghi plastici hanno dato priorità a quelli con lesioni che potevano già essere trattate, cioè laddove la pelle era stata pulita dalle bruciature. In rischio, altrimenti, è che la cute impiantata non attecchisca».
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econdo i dati dell'ospedale Niguarda, in una sola settimana - da quando sono stati ricoverati i primi feriti di Crans - sono stati utilizzati circa 13 mila centimetri quadrati di pelle. «Per alcuni ne sono stati impiegati oltre 2 mila», aggiunge Sesana. Per altri addirittura 4.000.
