UNA DELLE VITTIME DEL “MANIACO DELLE PROSTITUTE”: “VITI HA SEVIZIATO ANCHE ME E MI DICEVA DI AVERE TANTO POTERE. ALLE MIE AMICHE DICEVA DI ESSERE UN GIUDICE. QUI PASSANO SEMPRE ITALIANI CHE CI URLANO ‘PUTTANE, VI SPARIAMO”

Fabio Poletti per "la Stampa"

Alle Cascine la vita è tornata quella di sempre. Le prostitute si vendono di giorno e di notte. I clienti fanno la fila per comperare un'illusione a basso costo. La paura di Riccardo Viti, l'uomo «gentile» con il Doblò bianco che seviziava e almeno una volta ha ucciso, sembra passata per sempre. Per sempre ma non per tutte.

Marta I., 50 anni, romena, dieci figli, tracagnotta, un nido di capelli neri e il vestito bianco sporco e le infradito verdi, su questo stradone alberato che attraversa il parco, da tre anni ci viene controvoglia. Da quando anche lei è salita sull'auto con quell'uomo «gentile». Per incontrarla bisogna andare fino alla villa fatiscente di via Olmatello, quasi all'aeroporto, dove abitano intere famiglie romene tra un nugolo di bambini.

Signora Marta, ha visto che l'hanno finalmente preso quell'uomo?
«Sono contenta che abbiano preso quel bastardo. Ma io ho ancora paura. Me lo sogno anche di notte. Il pomeriggio che l'hanno arrestato è passata un'auto nera con uno uguale a lui. Forse suo fratello, un cugino...».

Ma no, quell'uomo, l'idraulico agiva sempre da solo...
«Non lo so questo. Qui passano le auto con gli italiani che ci gridano: "Puttane, vi spariamo...". Tornerei in Romania se potessi, ma chi mi dà i soldi? Io facevo la badante una volta, sempre in nero... Sono sette anni che sono qui. A casa ho dieci figli. Una si sposa tra poco. Dovrei regalarle un'automobile ma come faccio..».

Il suo ricordo di quella notte è stato tra i più decisivi per arrivare a identificare quell'uomo.
«Mi ricordo che era ottobre o novembre, faceva tanto freddo. Mi dava 30 euro se andavo con lui. All'inizio sembrava normale. Quando siamo arrivati in quella strada gli ho detto di andare a sinistra e lui invece è andato a destra. Ho iniziato ad avere paura. Mi ha fatto spogliare. Mi ha legata con lo scotch. Quando mi sono messa a urlare è scappato. Io sono riuscita a liberarmi e sono finita in ospedale, perdevo tanto sangue...».

Il suo ricordo è stato tra i più dettagliati.
«Alla polizia ho detto che aveva i capelli bianchi, gli occhi chiari. Ricordo che non era giovane. Ma allora usava un'altra auto, sempre una che sembrava un furgone. Gli agenti mi hanno messo in bocca il cotone per prendere la saliva e farmi il dna mi hanno detto. Adesso spero che non lo facciano uscire presto di prigione quel bastardo, ma non ci credo tanto».

Perché?
«Quando gridavo mi diceva che lui era un uomo importante che aveva tanto potere. Le mie amiche mi hanno detto che era un giudice».

Solo un giudice sportivo, agli incontri di karate. Faceva l'idraulico. Adesso non potrà fare più male a nessuno. Purtroppo non lo hanno fermato in tempo prima che uccidesse Andrea Cristina, la sua ultima vittima...
«Povera ragazza. La conoscevo bene. Quando è arrivata ero andata a prenderla io alla stazione. Era così bella quando stava qui con me. Poi se ne è andata e si è sposata con quell'uomo che l'ha rovinata».

Ma dopo quella volta lei non lo ha più visto?
«Io no ma le mia amiche mi dicevano che ogni tanto tornava a volte con macchine diverse. Nessuna però aveva pensato a prendere la sua targa. Tra di noi parlavamo di tutti i tipi strani che incontriamo ma lui mi faceva proprio paura. Ci penso ancora. Ma da quel giorno io non avevo saputo più niente. Da quella volta che ho fatto la denuncia ho un avvocato. Ma nemmeno lei mi ha detto più niente. Meno male che lo hanno preso quel bastardo. Ma tu cosa dici, posso chiedergli almeno dei soldi per quello che mi ha fatto passare?».

 

 

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