domenico paviglianiti roberto cutolo

UN BOSS DELLA ‘NDRANGHETA ERGASTOLANO E PLURIOMICIDA È STATO SCARCERATO! – DOMENICO PAVIGLIANITI, COINVOLTO NEL 1990 NELL'ASSASSINIO DEL FIGLIO DI RAFFAELE CUTOLO, ERA STATO CATTURATO IN SPAGNA NEL 1996, POI ESTRADATO A CONDIZIONE CHE NON GLI FOSSE APPLICATO L’ERGASTOLO. MA I GIUDICI  L’HANNO SPEDITO AL 41BIS. LA PENA RICALCOLATA È STATA RIDETERMINATA A 30 ANNI, MA TRA SCONTI E CONCESSIONI VARIE, VIENE SCARCERATO. MA LA SUA LIBERTÀ È DURATA SOLO 48 ORE PERCHÉ…

'NDRANGHETA: BOSS SCARCERATO, LIBERTÀ FINISCE IN 48 ORE

Da www.ansa.it

 

DOMENICO PAVIGLIANITI

E' stato nuovamente arrestato, due giorni dopo essere tornato in libertà, il boss della 'ndrangheta Domenico Paviglianiti. A eseguire il provvedimento sono stati i carabinieri di Novara in collaborazione con la polizia.  Paviglianiti - che era detenuto nel carcere della città piemontese - era stato scarcerato per effetto della decisione di un giudice di Bologna su una complicata questione di procedura.

 

Paviglianiti, condannato all'ergastolo, era stato catturato in Spagna nel 1996. L'estradizione era stata concessa a condizione che l'Italia non applicasse il carcere a vita (all'epoca non previsto dall'ordinamento spagnolo).

 

carcere duro 41 bis 8

Per questo motivo, su richiesta dei legali, un gup di Bologna ha rideterminato la pena a trent'anni di reclusione, che tra un periodo e l'altro (compresi gli sconti per la liberazione anticipata) risultavano già scontati. Un successivo ricalcolo (una delle condanne passate in giudicato comprese nel cumulo si riferiva in realtà a fatti avvenuti dopo l'estradizione concessa dallo stato spagnolo) ha portato a un nuovo ordine di carcerazione. Poiché Paviglianiti era ancora a Novara, ad eseguire il provvedimento sono stati chiamati i carabinieri della città piemontese.

carcere duro 41 bis 3

 

 

«ERGASTOLO ANNULLATO», COSÌ IL BOSS DOMENICO PAVIGLIANITI TORNA IN LIBERTÀ

Luigi Ferrarella per www.corriere.it

 

Da ergastolano pluriomicida a scarcerato in via definitiva, da boss di ‘ndrangheta con teorici 168 anni da scontare a invece uomo libero, senza più pendenze con la giustizia dopo 23 anni di cella: è una parola data ma non rispettata, è l’aver, l’Italia, promesso alla Spagna ma non mantenuto di non infliggergli l’ergastolo ad innescare la carambola procedurale che spalanca le porte del supercarcere di Novara al 58enne Domenico Paviglianiti, al 41 bis dalla sua estradizione nel 1999 dalla Spagna.

 

ROBERTO CUTOLO

Accusato di sette delitti e tre tentati omicidi nella guerra tra i clan Trovato-Flachi e Batti, ricercato per associazione mafiosa e traffico di droga e bazooka, coinvolto nel 1990 nell’assassinio a Tradate (Varese) del figlio Roberto del capo della camorra Raffaele Cutolo (in uno scambio di favori dal quale la ‘ndrangheta ottenne in cambio dalla “Nuova famiglia” di camorra l’uccisione di Salvatore Batti), Paviglianiti viene catturato in Spagna il 21 novembre 1996, ed estradato il 17 dicembre 1999 in Italia a condizione che non gli venga inflitta «una carcerazione a vita indefettibile», ergastolo all’epoca non previsto in Spagna (che l’ha reintrodotto nel 2015).

 

carcere duro 41 bis 1

E infatti ancora il 14 marzo 2006 il ministero della Giustizia italiano si impegna a garantire che l’ergastolo «non implica che i condannati debbano comunque restare detenuti in carcere per tutta la vita, perché possono usufruire in ogni tempo» di benefici quali «permessi premio» (dopo 10 anni espiati), «semilibertà» (dopo 20) e «liberazione condizionale» (dopo 26). Ma una volta estradato in Italia, la Procura generale di Reggio Calabria il 12 luglio 2012 fa scattare per Paviglianiti la norma che applica l’ergastolo a chi abbia più di due condanne superiori a 24 anni (e Paviglianiti, su 9 sentenze, ne ha 4 a 30 anni per altrettanti delitti).

 

carcere duro 41 bis 4

Ma soprattutto è l’«ergastolo ostativo» che ai condannati per i gravi reati dell’articolo 4 bis sbarra qualunque beneficio: tanto che, in 23 anni, Paviglianiti esce solo 2 ore — scortato dagli elicotteri — per la morte della madre.

 

carcere duro 41 bis 2

Ma non erano questi i patti con la Spagna, eccepiscono dal 2015 i suoi avvocati Mirna Raschi e Marina Silvia Mori in una matassa di istanze che nel 2018 la Cassazione affida da sbrogliare al gip di Bologna in un «incidente di esecuzione». E ora il gip Gianluca Petragnani Gelosi, dopo 10 mesi di riflessione dall’1 ottobre 2018, constata che «le modalità detentive dopo l’applicazione dell’ergastolo abbiano certamente frustrato le aspettative della Spagna nel momento in cui accordava l’estradizione», e che «è stato violato il principio della buona fede internazionale da parte dello Stato italiano, che alla Spagna doveva dar conto della norma restrittiva dell’art. 4 bis». Tanto più che il 13 giugno, aggiunge il gip, sull’ergastolo ostativo la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

 

carcere duro 41 bis 7carcere duro 41 bis 6

E qui comincia l’effetto-domino. L’ergastolo viene via, sostituito dalla massima detenzione temporanea ammessa in Italia, 30 anni, qualunque sia il cumulo di pene (qui 168 anni). Paviglianiti ne ha scontati sinora 23. Ma vanno aggiunti 3 anni e mezzo «fungibili» ad altro titolo, 3 anni di indulto, e 1.815 giorni di «liberazione anticipata» (45 giorni automatici ogni 6 mesi espiati). E cosí Paviglianiti ha già raggiunto e anzi superato il tetto dei 30 anni. E il giudice deve ordinarne «l’immediata scarcerazione».

Ultimi Dagoreport

tilman fertitta yacht boardwalk

FERTITTA, CARO CI COSTI! – L’AMBASCIATORE DI TRUMP IN ITALIA CONTINUA IL SUO GIRO DEL MEDITERRANEO IN YACHT, CHE COSTEREBBE ALLO STATO ITALIANO LA SOMMETTA DI 115MILA EURO AL GIORNO, PER SCORTA E SICUREZZA, PER UN TOTALE DI OLTRE 5 MILIONI (IL TOUR INIZIATO IL 13 GIUGNO A CIVITAVECCHIA SI CONCLUDERA’ IN SARDEGNA A META’ AGOSTO) – NELLE SCORSE SETTIMANE IL FIGLIO DELL'AMBASCIATORE, PATRICK FERTITTA, AVREBBE INIZIATO A STUDIARE IL "DOSSIER LAZIO" IN VISTA DI UNA PROPOSTA DI ACQUISIZIONE DEL CLUB DI LOTITO - L'EMISSARIO DI TRUMP, TEXANO CON ANTENATI SICILIANI, È TRA I BUSINESSMEN PIÙ RICCHI D'AMERICA: 11 MILIARDI DI PATRIMONIO, CONTROLLA UN COLOSSO DELLA RISTORAZIONE E CASINÒ, È PROPRIETARIO DEGLI HOUSTON ROCKETS, FRANCHIGIA DI BASKET NBA, ACQUISITI PER 2,2 MILIARDI....

sara soldati leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - A LEONARDINO DEL VECCHIO NON BASTAVANO GLI INFINITI SCAZZI FAMILIARI, NÉ IL RINVIO A GIUDIZIO PER IL DOSSIERAGGIO DEI CYBER-SPIONI DI ‘’EQUALIZE’’. ORA, PER LA SERIE “ANCHE I RICCHI PIANGONO”, SI RITROVA SULLA CAPOCCIA UNA QUERELA PER ‘’VIOLENZA PRIVATA’’ E UNA DENUNCIA PER ‘’SOTTRAZIONE DI MINORE’’, PRESENTATA DALLA MODELLA E INFLUENCER SARA SOLDATI, MADRE DI BIANCA, LA BAMBINA DI UN ANNO NATA DALLA LORO RELAZIONE - MALGRADO UN DOVIZIOSO ASSEGNO MENSILE (50MILA EURO?) ALLA SOLDATI, CHE LA TRISTE ISTORIA SAREBBE FINITA A PESCI IN FACCIA ERA FACILMENTE PREVEDIBILE, ALMENO DA UN MESE, DA QUANDO LEONARDINO GLI AVEVA BLOCCATO LE CARTE DI CREDITO - ESSENDO LE DISGRAZIE COME LE CILIEGIE, UNA TIRA L’ALTRA, IL LEGALE DELLA MODELLA E’ L’IMMANCABILE ANNAMARIA BERNARDINI DE PACE, UN “MASTINO CON LA TOGA” CHE DI SICURO FARÀ VEDERE I SORCI VERDI A LEONARDINO…

roberto vannacci giorgia meloni

DAGOREPORT - L’ESPLOSIVA DISCESA IN CAMPO DI ROBERTO VANNACCI STA FOTTENDO L’ARMATA BRANCA-MELONI – SENZA FUTURO NAZIONALE, IL CENTRODESTRA NON SOLO RISCHIA DI PERDERE PALAZZO CHIGI MA DEVE DIRE ADDIO AL SOGNO DI ESPUGNARE ROMA E MILANO ALLE COMUNALI DELLA PRIMAVERA 2027 - I DATI DEGLI ULTIMI SONDAGGI RISERVATI REGISTRANO QUANTO VANNACCI STIA PRENDENDO PIEDE, A SPESE DI FDI, A MILANO (7/8%) E A ROMA (6,8%) – SENTITA PUZZA DI SCONFITTA, LA RUSSA, DA QUEL POLITICO SCALTRO ED ESPERTO CHE È, HA SCARICATO LUPI E BALILLA, MOLLANDO LA PATATA BOLLENTE DELLA SCELTA DEL CANDIDATO NELLE MANINE DELLE SORELLE MELONI – A ROMA LA SCELTA DELLO SFIDANTE DI GUALTIERI SARÀ SVELATA SOLO ALL’INDOMANI DEL RITIRO DELL’INDIGESTA AUTO-CANDIDATURA DI FABIO RAMPELLI. L’ARDUO INCARICO DI FAR TORNARE SUI SUOI PASSI L’INGOMBRANTE EX TUTOR DI GRAN PARTE DEI MELONIANI OGGI AL POTERE, È STATO AFFIDATO A FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, TORNATO IN GRAN SPOLVERO…

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?