CHIP WARS! – TRUMP ALZA UN MURO CONTRO LA CINA: IMPONE ALLA “HIEFO CORPORATION”, REGISTRATA IN DELAWARE MA “CONTROLLATA DA UN CITTADINO CINESE”, LA DISMISSIONE FORZATA DEGLI ASSET ACQUISTATI DA “EMCORE”, GRUPPO AMERICANO SPECIALIZZATO IN SEMICONDUTTORI AVANZATI (“È UN PERICOLO PER LA SICUREZZA NAZIONALE”) – “HIEFO” AVEVA PAGATO 2,92 MILIONI DI DOLLARI PER ACQUISTARE MICROCHIP DALL’AZIENDA DEL NEW JERSEY MA PER IL COMITATO PER GLI INVESTIMENTI ESTERI NEGLI USA PRESIEDUTO DAL TESORO, L’ACCORDO SAREBBE UN “RISCHIO PER IL POSSIBILE ACCESSO ALLA PROPRIETÀ INTELLETTUALE E AL KNOW-HOW"
Estratto dell’articolo di Giuliana Ferraino per il “Corriere della Sera”
Gli Stati Uniti continuano ad alzare il muro tecnologico contro la Cina. Con un ordine firmato il 2 gennaio, il presidente Donald Trump ha imposto alla HieFo Corporation la dismissione forzata degli asset acquistati da Emcore, gruppo americano del New Jersey specializzato in semiconduttori avanzati.
Secondo la Casa Bianca, HieFo è formalmente registrata in Delaware ma «organizzata e controllata da un cittadino cinese», e l’operazione rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. L’ordine colpisce in particolare il business dei «digital chips» di Emcore e le attività di progettazione, fabbricazione e lavorazione di wafer in indio fosfuro, una tecnologia considerata strategica per comunicazioni satellitari, radar, sistemi militari e applicazioni fotoniche ad alte prestazioni.
Nel 2024 le due società avevano annunciato il completamento della vendita per 2,92 milioni di dollari, ma il provvedimento presidenziale mira ora a smontare quell’operazione, imponendo a HieFo di cedere gli asset entro 180 giorni, salvo proroghe.
Lo stop è arrivato al termine di un’indagine del Cfius, il potente Comitato per gli investimenti esteri negli Usa presieduto dal Tesoro. […] Il Dipartimento del Tesoro ha spiegato che il Cfius ha individuato «un rischio per la sicurezza nazionale legato al possibile accesso alla proprietà intellettuale, al know-how e alle competenze di Emcore e alla potenziale deviazione delle forniture di chip in indio fosfuro fuori dagli Usa».
[…] Il messaggio che arriva al mercato è prima di tutto politico. Gli Stati Uniti non si limitano più a valutare se un investimento straniero sia economicamente conveniente, ma se consente a capitali esteri di avere l’accesso a tecnologie considerate sensibili per la sicurezza nazionale.
Nella nuova fase della competizione con Pechino, i chip non sono più solo un settore industriale: sono diventati una linea di confine, che Washington sta rendendo sempre più stretta. E l’Europa si sta allineando.


