emanuele ragnedda cinzia pinna

C’E’ UNA SVOLTA NEL CASO DELL’OMICIDIO DI CINZIA PINNA - UNA DONNA AVREBBE AIUTATO EMANUELE RAGNEDDA, CHE HA CONFESSATO DI AVER UCCISO LA 33ENNE A PALAU: SECONDO GLI INQUIRENTI, SONO ALMENO DUE LE PERSONE CHE HANNO DATO UNA MANO ALL’IMPRENDITORE 41ENNE A NASCONDERE IL TELEFONO E LO ZAINETTO DELLA VITTIMA (IL SUO GIARDINIERE 26ENNE È GIÀ INDAGATO) - QUALCUNO HA AIUTATO A PULIRE LE MACCHIE DI SANGUE PRESENTI IN CASA DEL KILLER, DOVE E' AVVENUTO L'OMICIDIO - NELLA SUA FURIA, RAGNEDDA HA SCARICATO LA PISTOLA ADDOSSO A CINZIA PINNA, COLPENDOLA IN FACCIA E RENDENDOLA IRRICONOSCIBILE...

Estratto dell'articolo di Alberto Pinna per “Corriere della Sera”

 

emanuele ragnedda

C’è una donna che ha aiutato Emanuele Ragnedda, l’imprenditore vitivinicolo, reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna, a far sparire le tracce della notte di sangue e forse anche a nascondere il corpo di Cinzia Pinna. Ci sarebbe poi qualche altro complice (almeno un uomo e un’altra donna) che gli avrebbe dato una mano a liberarsi del telefono cellulare e dello zainetto.

 

Ragnedda insiste: «Ho fatto tutto da solo». I magistrati non gli credono e intanto la Tac rivela una prima certezza: ha sparato a Cinzia in piena faccia; il proiettile è penetrato fra l’occhio sinistro e il naso ed è fuoriuscito dopo aver provocato lesioni mortali. Ma non è stato il solo colpo. Ragnedda, 41 anni, ha letteralmente scaricato la pistola.

 

[...] Per sapere la ragazza sia stata centrata da altri proiettili, giovedì si procederà a un secondo esame, una Tac fotonica, e subito dopo all’autopsia, sperando che il caldo e i 13 giorni trascorsi tra decesso e il ritrovamento del corpo, in balìa di animali selvatici, non rendano problematica la ricostruzione.

 

cinzia pinna

Aveva il volto sfigurato, Cinzia. Era irriconoscibile. Le lesioni hanno reso estremamente difficile la ricostruzione delle traiettorie dei proiettili e l’analisi sui fori d’entrata e d’uscita. I periti sono cinque: il consulente della procura della Repubblica Salvatore Lorenzoni, affiancato da un tossicologo e da un entomologo, Franco Lubino (per la famiglia Pinna) ed Ernesto D’Aloia, per la difesa. Oggi, intanto, ci sarà un altro sopralluogo nell’azienda vitivinicola. Per gli esami tossicologici ci vorrà più tempo.

 

Quando Ragnedda l’ha incontrata per strada, la 33 enne stava già male. Barcollava, urlava. Lui l’ha fatta salire in auto, offrendole cocaina. «Abbiamo litigato, mi ha aggredito con un coltello e mi ha ferito alla bocca e a un braccio», ha detto nella seconda confessione al gip, cercando di accreditare un’improbabile legittima difesa. «Ho sbagliato a sparare, avrei potuto scappare».

 

Per controllare le eventuali ferite il magistrato ieri ha inviato un medico in carcere. Non una parola sul telefonino di Cinzia e sul contenuto dello zainetto. Non si sa se li abbia presi qualcuno. Ragnedda ha scagionato il milanese Luca Franciosi, 26 anni, che resta comunque indagato.

 

emanuele ragnedda

Nessun riferimento a chi lo avrebbe aiutato a ripulire il sangue, un tentativo solo in parte riuscito, perché sul divano è rimasta l’ombra di una grande macchia. E Ragnedda non era solo neppure quando si è recato in un negozio di Arzachena per cercare di acquistare un divano nuovo. Con lui c’era una donna.

 

Probabilmente la stessa con cui era in un ristorante del litorale di Olbia pochi giorni dopo il delitto. Ma i riflettori dei carabinieri sono orientati anche verso altre due donne: la commessa di un bar con la quale è stato visto uscire spesso negli ultimi tempi; e un’amica con qualche anno in più, che da tempo lo frequentava.

 

cinzia pinna

Le donne erano l’ossessione di Emanuele Ragnedda. Con gli amici si vantava delle «conquiste» e anche sul suo spazio sui social erano diventati abituali messaggi espliciti con inviti ammiccanti: «Vieni a godere il mio vino… ». [...]

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