LA CINA SI INFILA DAPPERTUTTO PER SCOVARE GLI OPPOSITORI. PERSINO NELLA MONNEZZA – A TORINO È STATA APERTA UN’INCHIESTA DOPO CHE DUE PERSONE SONO STATE SCOPERTE A SORVEGLIARE IL PALAZZO IN CUI ABITAVA UN “INFLUENCER” DEI DISSIDENTI CINESI: ROVISTAVANO NEI BIDONI, FOTOGRAFANO OGGETTI E CHIEDEVANO INFORMAZIONI SULL’UOMO – IN CINA I PARENTI DELL’UOMO RICEVEVANO PRESSIONI, MENTRE L’INFLUENCER CONTINUAVA A RICEVERE MINACCE SUI SOCIAL: “TI TAGLIERÒ LA TESTA” – DIECI PERSONE SONO INDAGATE, MA...
Estratto dell’articolo di Alessandro Da Rold e Francesco Floris per www.quotidiano.net
spie cinesi pedinano uomo a torino
Rovistavano nei bidoni della spazzatura, fotografavano oggetti, chiedevano agli addetti alle pulizie dove fosse finito il vecchio inquilino. Il 28 ottobre 2024, a Torino, due persone sorvegliavano il palazzo dove aveva abitato un dissidente cinese. Una riuscì persino a entrare nello stabile.
Per la Procura di Milano il materiale raccolto era destinato alla Cina: ma può la polizia cinese far pedinare oppositori in Italia con così grande facilità? È una delle domande che emerge dall'inchiesta del pubblico ministero Alessandro Gobbis, specializzato in casi di spionaggio internazionale, con il Procuratore di Milano, Marcello Viola, su una rete di sorveglianza e intimidazione da parte di Pechino contro dissidenti cinesi nel nostro Paese.
Non è un caso isolato per l'Europa. In Francia, a giugno, il controspionaggio ha chiuso nove stazioni clandestine della polizia cinese. Una era ospitata da un'associazione del Fujian. E in Italia, già nel 2022, l'ong Safeguard Defenders segnalò 11 presunti centri con il ministro Matteo Piantedosi che annunciò verifiche di polizia e intelligence.
Adesso l'avviso di conclusione delle indagini, firmato il 23 ottobre 2026, riguarda dieci persone. Quattro, W.S., Z.J., W.J. e L.Z., rispondono di associazione per delinquere. Tutti e dieci sono indagati per stalking aggravato in concorso, anche con strumenti informatici. Hanno 20 giorni per fornire la loro spiegazione dei fatti o i magistrati sono pronti a chiedere il rinvio a giudizio.
L'inchiesta è nata dalla vittima 'zero', che secondo gli inquirenti sarebbe stato una sorta di "influencer" dei dissidenti della Repubblica popolare: L.Y., dissidente politico cinese e gestore del profilo X @whyyoutouzhele, seguito da milioni di utenti e critico verso Pechino.
Per rintracciarlo, secondo l'accusa, gli agenti cinesi avrebbero fotografato porte e citofoni, annotavano spostamenti e contattavano conoscenti. Indirizzi e numeri di telefono sarebbero stati diffusi online, mentre familiari e amici in estremo Oriente subivano pressioni. Via social ed email arrivavano minacce di morte, accompagnate da immagini di armi: "Ti taglierò la testa” e "ho seguito ogni tuo movimento in Italia".
L.Y. avrebbe cambiato più volte casa, tra Milano e Torino, per paura di essere individuato e sfuggire ai suoi aguzzini. Lo hanno raggiunto anche nel capoluogo piemontese dove si è convinto a presentare denuncia. Da lì è iniziata l'inchiesta della Digos che ha portato negli scorsi mesi a perquisizioni e sequestri di pc, telefoni, materiale informatico.
Dalle carte emerge che 6 degli 'agenti' della polizia parallela avrebbero eseguito singoli pedinamenti, senza appartenere stabilmente all'organizzazione. Tra questi figurano anche due cittadini italiani. Secondo la Procura la struttura sarebbe attiva dal 2023 e non avrebbe ancora cessato di esistere [...]
Il legame con Pechino è esplicito nelle accuse. W.S. e L.Z., per i pm, avrebbero agito "su incarico della polizia cinese" e mantenuto rapporti con personale diplomatico. Per W.S. si citano anche contatti con membri del Dipartimento del Fronte Unito del Partito comunista cinese. Negli atti compaiono l'Associazione dei Cinesi di Fujian a Milano e l'Associazione Italiana degli Imprenditori Cinesi di Fujian.
Secondo quanto apprende QN ci sarebbe un secondo filone d'interesse per gli investigatori e che punta ad approfondire appoggi, basi logistiche e attività economiche di copertura dell'organizzazione cinese in Italia e a Milano, dove la nutrita comunità gestisce business di rilievo, dal commercio alla logistica. L'11 marzo 2023 W.S. avrebbe cercato L.Y. a Carrara, ottenuto un contatto WeChat e proposto incontri fingendo interesse per affari. Dopo il rifiuto, avrebbe pubblicato sulla piattaforma l'indirizzo di L.Y. e la sua richiesta di rinnovo del passaporto, effettuata tramite un'associazione cinese a Milano.
A Z.J. sono attribuiti invece reclutamenti e oltre 4.000 immagini, 35 video e nove registrazioni di una telecamera montata su un'auto. Dentro WeChat ('Chat 27 Juhui') si discuteva del rintraccio del dissidente almeno dal marzo 2025.
W.J. avrebbe contattato L.H. proponendogli circa 100 euro al giorno: il lavoro era stato presentato come la ricerca di un giovane irreperibile che doveva restituire del denaro. Gli avrebbe inviato fotografie e indicazioni, chiedendogli poi di cancellare le chat. Il materiale recuperato dalle cassette postali e dai rifiuti doveva essere riportato in Cina.
[...] Compaiono anche gli italiani D.G. e P.C., ripresi il 9 ottobre mentre, secondo l'accusa, imbrattavano muro, spioncino digitale e porta dell'appartamento del loro bersaglio.






