E VAI COL RISIKO DELLA TELEFONIA! – È PARTITA L'OFFERTA PUBBLICA DI ACQUISTO E SCAMBIO DA 13,2 MILIARDI DELLE POSTE SU TELECOM ITALIA, CHE SI CHIUDERÀ L’11 SETTEMBRE ED È DESTINATA A RIPORTARE LA SOCIETÀ TELEFONICA TRA LE PARTECIPATE PUBBLICHE – OBIETTIVO DELL'OPERAZIONE: DARE VITA ALLA “PIÙ GRANDE PIATTAFORMA CONNESSA D'ITALIA”, UN NUOVO GRUPPO PER IL QUALE SI STIMANO RICAVI AGGREGATI A 26,9 MILIARDI E OLTRE 150MILA DIPENDENTI – UNA VOLTA PRESO IL CONTROLLO DI TIM, POSTE AVVIERÀ UN REPULISTI DEL MANAGEMENT ATTUALE, A PARTIRE DALL’AD PIETRO LABRIOLA...
Estratto dell’articolo di Carlotta Scozzari per “la Repubblica”
Parte oggi, per chiudersi l'11 settembre, l'offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) da 13,2 miliardi delle Poste su Telecom Italia, destinata a riportare la società telefonica tra le partecipate pubbliche. Obiettivo ultimo dell'operazione: dare vita alla «più grande piattaforma connessa d'Italia», come si legge nel documento di offerta pubblicato ieri.
[…] Il nuovo gruppo, per il quale si stimano ricavi aggregati a 26,9 miliardi e oltre 150mila dipendenti, «si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività, finanziari, assicurativi e di logistica».
pietro labriola a Italian Tech Week
In particolare, facendo leva sulla capillare presenza fisica degli uffici postali e sull'infrastruttura di Tim, si mira a gettare le basi per i futuri "data center di prossimità", dislocati sul territorio a differenza degli attuali grandi hub di raccolta di informazioni centralizzati.
Per conquistare Tim, di cui possiedono già il 20,1% del capitale, le Poste mettono sul piatto 1,67 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie proprie di nuova emissione per ogni titolo della società telefonica. Ai prezzi di Borsa di venerdì, questo significa attribuire a ogni azione del gruppo guidato da Pietro Labriola un valore di 7,739 euro (7,847 la chiusura di Tim del 17 luglio a Piazza Affari).
Il controvalore massimo dell'opas ammonta così a 13,2 miliardi, considerando la parte in contanti fissa a 2,85 miliardi (finanziata dalle Poste con un prestito bancario di pari importo) a cui si aggiunge la quota variabile in azioni, ai prezzi di venerdì quantificabile in 10,35 miliardi.
A livello pratico, le Poste puntano a raggiungere con l'offerta almeno il 66,67% del capitale di Telecom Italia. Tale percentuale consente infatti di condurre Tim fuori da Piazza Affari per unire i due gruppi, senza però procedere a una vera e propria fusione, e potere in questo modo raggiungere appieno risparmi (in gergo tecnico sinergie) stimati in 700 milioni annui, a regime e prima delle imposte.
Di questi, 500 milioni sono riconducibili a risparmi di costo mentre le sinergie sui ricavi sono previste a 200 milioni. Ciò a fronte di oneri "una tantum" necessari per il conseguimento delle sinergie stimati in 700 milioni. [...]
Oggi la società guidata da Matteo Del Fante è partecipata al 29,3% dal ministero dell'Economia mentre il 35% è di Cdp (a sua volta per oltre l'80% del Tesoro). Il documento di offerta riporta l'azionariato delle nuove Poste ipotizzando l'acquisizione del 100% e del 67% di Tim.
Nel primo caso, Cdp scenderebbe al 27,2% e il Tesoro al 22,8% del capitale. Nel secondo, le quote sarebbero rispettivamente al 30 e al 25 per cento. Tim, insomma, dopo la privatizzazione degli anni Novanta, tornerebbe sotto il controllo pubblico.
GIUSEPPE LASCO MARIA BIANCA FARINA SERGIO MATTARELLA MATTEO DEL FANTE CON I DIPENDENTI DI POSTE



