eleonora abbagnato

“E ORA BALLO DA SOLA” - ELEONORA ABBAGNATO DICE ADDIO ALL'OPÉRA DI PARIGI: “QUI A 42 ANNI IL TEATRO TI MANDA IN PENSIONE. IN ITALIA, LE FONDAZIONI TI CONSENTONO DI BALLARE FINO A 47...” – IN ARRIVO UN FILM “ALLA BILLY ELIOT MA SENZA I DRAMMI FAMILIARI” SULLA SUA INFANZIA - IL PERCORSO PER DIVENTARE UN’ÉTOILE (“A 14 ANNI ERO AUTONOMA, IMPARAI A COMBATTERE LA SOLITUDINE. MA ORA, STARE DA SOLA, NON MI PIACE PIÙ”) E L’INCONTRO CON PINA BAUSCH - VIDEO

 

Simona Antonucci per www.ilmesssaggero.it

 

eleonora abbagnato

Accovacciata sul pavimento a sistemarsi le scarpe di raso rosa con i nastri attorno alle caviglie sembra una ragazzina uscita da un quadro di Degas. E non un’étoile che sta per restituire le chiavi del camerino. «A Parigi è così», spiega Eleonora Abbagnato, palermitana, 41 anni e un po’, «a 42 anni il teatro ti manda in pensione. In Italia, le fondazioni ti consentono di ballare fino a 47. Direi che 45 sarebbe una giusta via di mezzo. Anche se già a 38 anni devi cominciare a dire addio a molti ruoli.

 

Al Lago dei Cigni e a quasi tutto il repertorio classico. Per altri, invece, come le coreografie della “Serata Jerome Robbins” che ballo qui al Teatro dell’Opera di Roma dal 30 gennaio o “La Dama delle Camelie” che porto a Varsavia a marzo, una donna matura è perfetta. Si cresce. Si cambia».

 

eleonora abbagnato

La data per l’uscita dall’Opera di Parigi, dove entrò 28 anni fa (la prima italiana, «l’italienne e qualche volta la mafieuse») è stata fissata, dopo slittamenti e scioperi, al prossimo 18 maggio: «Ci saranno tutti, il corpo di ballo, gli amici, i colleghi. Farò i miei brani preferiti, “Rose Malade”, “Le Parc”... Sarà una festa. Sì. Una festa. Non voglio pensare altro. Non ha senso dare spazio alla tristezza. E poi, ho ancora tante di quelle cose da fare».

 

Un addio a Parigi e un arrivederci a presto ad altri palcoscenici?

«Per fortuna! A Roma stiamo provando la Serata Jerome Robbins. Io sarò in scena nel brano “In The Night”. In duo con Zachary Catazaro. E poi spazio ai miei ragazzi. Si tratta di un’altra tappa del percorso di avvicinamento ai coreografi contemporanei. Da quando sono responsabile del Ballo al Costanzi ho cominciato a rivedere la programmazione. Repertorio classico e titoli più recenti, anche per portare i ragazzi al livello dei teatri europei».

eleonora abbagnato

 

Poi la Dama delle Camelie a Varsavia. Uno dei suoi ruoli preferiti, Perché?

«Perché è cinema. John Neumeier, il coreografo, è un genio. In scena non sei una ballerina, diventi un’attrice».

A proposito di cinema, come vanno le riprese del film dedicato alla sua vita?

«Il regista, Irish Braschi, sta cercando una bambina con il mio carattere. Irrequieta. Determinata. La storia comincia a Palermo, io piccolissima, e si ferma con il mio ingresso all’Opéra di Parigi, a 14 anni. Raccontiamo il sogno. Alla Billy Elliot, senza i drammi familiari».

 

E il resto della storia farà parte di un sequel?

«Ma chissà. Un bel drammone tipo Cigno nero. Scherzo. Anche se nel mio ambiente devi sempre stare in guardia. Saperti difendere e saper attaccare. Sì, come nel calcio. Imparo da mio marito, Federico Balzaretti. Sotto i riflettori è così, più cresci, più resti solo».

Il nido sicuro?

«Casa, con lui e i nostri quattro figli».

Allora cominciamo anche noi a sfogliare i ricordi da bambina.

eleonora abbagnato

«A 11 anni sono partita. Scuola a Montecarlo. Sostenuta dalla mia famiglia, da mamma soprattutto. Ma è stato l’incontro con Roland Petit a trasformare un’avventura in favola. Mi scelse per il ruolo di Aurora nella Bella Addormentata. E diventai la mascotte della compagnia».

 

Che cosa vide Petit in lei?

«Non avevo paura di lui, anche perché non mi era chiaro chi fosse. Ero diretta e sveglia. Stavo già sulle punte. In un minuto imparavo la parte. Lui era severo. E geniale. Per lo spettacolo mi tinsero i capelli di nero. Dovevamo tutte assomigliare alla sua musa, Zizi Jeanmaire».

federico balzaretti eleonora abbagnato

 

E l’incontro con Pina Bausch?

eleonora abbagnato federico balzaretti

«Ero già a Parigi. Pina fece della audizioni senza tener conto del “grado”. Io ero una delle tante. Ma volle me per la sua “Sacre du Printemps”. Lavorare con lei era come stare in perenne seduta psicanalitica. Mia madre restava turbata quando mi vedeva ballare quel brano. Non mi riconosceva».

federico balzaretti eleonora abbagnato

 

Ora che sta per lasciare Parigi,  ricorda il suo arrivo?

«Ricordo i sogni e la mia indipendenza. A 14 anni ero già autonoma, mi cucinavo, badavo a me stessa. E a casa sto cercando di far passare questa linea anche con i figli. Durante i week end mi trasferivo nella mia famiglia di accoglienza dove c’erano altri quattro bambini. Furono anni indimenticabili. Diventai un’étoile. Imparai a combattere la solitudine. Ma ora, stare da sola, non mi piace più». 

eleonora abbagnato premiataeleonora abbagnato

 

abbagnatoabbagnatoeleonora abbagnatoeleonora abbagnato federico balzarettimassimo gatti e abbagnatoELEONORA ABBAGNATO FOTO DI MASSIMO GATTI jpegGatti Abbagnato backstage balzaretti abbagnatofederico balzaretti eleonora abbagnatoeleonora abbagnatomaria grazia chiuri marina abramovic eleonora abbagnato

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…