SEMBRA UN FILM DI DON CAMILLO E PEPPONE - LA CHIESA DEI FRATI DI ASCOLI PICENO HA REVOCATO LA CONCESSIONE DEGLI SPAZI PER LA "PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA", UNA MANIFESTAZIONE PROMOSSA DA ANPI E ALCUNE ASSOCIAZIONI LOCALI CHE ERA IN PROGRAMMA IL 26 LUGLIO - LA PARROCCHIA HA DEFINITO LA FESTA POPOLARE “DIVISIVA”. GLI ORGANIZZATORI VOLEVANO RICORDARE I FRATELLI CERVI, EROI DELLA RESISTENZA FUCILATI DAI FASCISTI REPUBBLICHINI - IL 25 LUGLIO 1943, GIORNO DELLA CADUTA DI MUSSOLINI, I FRATELLI CERVI OFFRIRONO UN PIATTO DI PASTA A TUTTO IL PAESE DI CAMPEGINE - I FRATI AVREBBERO RICEVUTO PRESSIONI DA MOLTI CREDENTI, CONVINTI CHE UN APPUNTAMENTO DI QUESTO TIPO SPACCASSE IN DUE LA COMUNITA’...
Estratto dall’articolo di Laura Martellini per www.corriere.it
Per il secondo anno la «Pastasciutta antifascista» sarebbe dovuta tornare ad Ascoli Piceno, organizzata con le associazioni «L'assalto ai forni» e l'Anpi locale, per ricordare i leggendari fratelli Cervi (fucilati dai fascisti repubblichini il 28 dicembre 1943 al Poligono di Tiro di Reggio Emilia), che il 25 luglio 1943 offrirono un piatto di pasta a tutto il paese di Campegine per festeggiare la caduta del fascismo e la destituzione di Mussolini. [...]
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Ma le intenzioni degli organizzatori, che prevedevano un menù a 10 euro per gli adulti e 5 per i bambini, si scontrano con le volontà della parrocchia, che a poca distanza dalla celebrazione ha revocato la concessione degli spazi per la manifestazione, definita «divisiva».
Meravigliati Anpi e «Collettivo Caciara» che anche in questa edizione stavano pensando all'allestimento: «La "Pastasciutta antifascista" è una festa popolare nata per onorare la memoria, rievoca il gesto storico della famiglia Cervi. L'Anpi si appella alla comunità cristiana, ricordando il sacrificio di tanti sacerdoti e laici che persero la vita nella lotta di Liberazione, e ribadisce che non arretrerà di un passo nella difesa dei principi di uguaglianza, libertà e giustizia sociale.
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«Nel 2026, - conclude - considerare divisiva la radice stessa della nostra democrazia dimostra solo l'incapacità di riconoscere da dove nascano la nostra libertà e dignità nazionale. Su questo non sono ammesse ambiguità».
Il motivo della decisione è proprio questo, a contratto già firmato: pare che i frati che avevano concesso una porzione del convento abbiano ricevuto pressioni da parte di parrocchiani, convinti che si tratti di un appuntamento che spacca in due la comunità. Insomma, dalla pastasciutta alla politica il passo è breve. E i religiosi non se la sono sentita di rischiare.
Da qui l'annullamento, quando le spianatoie erano già pronte, di quanto già pattuito. All'origine del ritiro improvviso ci sarebbe anche la pubblicazione da parte del «Collettivo Caciara» sul proprio profilo social di uno striscione recante la scritta: «No alla remigrazione. L'uomo nero che paura…vi costruisce l'impalcatura».
La delusione è cocente, tanto più in una città come Ascoli Piceno, insignita nel 2001 dall'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della Medaglia d'oro al valor militare per la fervente attività partigiana. [...]
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