FINALMENTE L’EUROPA CHIAMA I TERRORISTI CON IL LORO NOME – CI SONO VOLUTE MIGLIAIA DI MORTI INNOCENTI PER LE STRADE DI TEHERAN PER SPINGERE L’UE A SMETTERE DI BALBETTARE E A DESIGNARE I PASDARAN IRANIANI COME ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA – TUTTI I MEMBRI DEI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE SARANNO SOGGETTI AL CONGELAMENTO DEI BENI, AL DIVIETO DI VIAGGIO NELL’UE E NON POTRANNO RICEVERE RISORSE FINANZIARIE – LA MOSSA DI BRUXELLES SCATENA LE IRE DEL REGIME IRANIANO: “L’EUROPA STA ALIMENTANDO IL FUOCO” – L’EREDITÀ DI SOLEIMANI, LA REPRESSIONE LE ATTIVITÀ CLANDESTINE ALL’ESTERO: ATTRAVERSO I PASDARAN PASSA IL FUTURO DELL’IRAN...
1 - ACCORDO NELL’UE: PASDARAN TERRORISTI. TEHERAN REPLICA: ALIMENTATE IL FUOCO
Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera”
Ci sono volute migliaia di morti innocenti per le strade di Teheran per spingere gli Stati membri dell’Unione europea a superare la consueta cautela e a designare i Guardiani della Rivoluzione iraniana come organizzazione terroristica.
«Questo li porrà sullo stesso piano di Daesh, Hamas, Hezbollah e al-Qaeda. Chi opera attraverso il terrore deve essere trattato come terrorista. La repressione non può restare senza risposta», ha detto l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas, al termine del Consiglio Affari esteri.
Decisivo è stato il cambio di atteggiamento di Italia, Spagna e ultima in ordine di tempo della Francia. […]
Quanto all’ipotesi di una possibile operazione statunitense in Iran, Kallas ha detto che «la regione non ha bisogno di una nuova guerra».
[…] Alcuni pasdaran sono già soggetti a sanzioni ma l’inserimento dell’intera Guardia implica che tutti saranno soggetti al congelamento dei beni, al divieto di viaggio nell’Ue e non potranno ricevere risorse finanziarie. La replica di Teheran non si è fatta attendere.
Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito «un grave errore strategico» la decisione dell’Ue. Su X ha scritto che «diversi Paesi stanno attualmente tentando di evitare lo scoppio di una guerra totale nella nostra regione. Nessuno di loro è europeo. L’Europa è invece impegnata ad alimentare il fuoco».
I Guardiani della Rivoluzione sono già considerati un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Australia e Canada ma finora i Paesi Ue avevano esitato per timori di ritorsioni nei confronti dei cittadini europei detenuti nelle carceri iraniane e del personale nelle ambasciate presenti a Teheran. Inoltre volevano mantenere aperto un minimo canale diplomatico.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere che l’Italia ha già disposto «un ritiro precauzionale» di circa metà dei dipendenti italiani in Iran. Il ministro ha anche sottolineato che la decisione presa «non significa» comunque «rinunciare al dialogo» con Teheran. Ma di fronte a «migliaia e migliaia di morti, forse trentamila» e a «una carneficina paragonabile a Gaza», per Tajani «non si può restare neutrali». […]
2 - AZIONI ALL’ESTERO, REPRESSIONE E LA TEMIBILE DIVISIONE QODS COSÌ I «GUARDIANI» SONO FINITI NELLA LISTA NERA DI BRUXELLES
Estratto dell’articolo di Guido Olimpio per il “Corriere della Sera”
[…] Ogni Stato ha una quota di omicidi mirati, ordigni, piani destabilizzanti. L’attività clandestina dei pasdaran è cresciuta parallelamente alle ambizioni della Repubblica islamica ma anche per le ripetute crisi. I primi militanti hanno imparato dalle fazioni palestinesi e libanesi quando ancora Ruhollah Khomeini era ospitato in Francia.
Si sono addestrati nei campi per i guerriglieri, hanno appreso tecniche in seguito migliorate. Gli ayatollah, una volta al potere, hanno concesso le risorse necessarie per costituire un esercito di pasdaran — oggi sono quasi 200 mila — e adottare, parallelamente, un modus operandi necessario alla guerra segreta.
Il comandante dei pasdaran Hossein Salami e il capo di Stato Maggiore Mohammad Bagheri
Tra questi gli attacchi suicidi a bordo di veicoli: i primi a effettuarli in modo strategico le avanguardie sciite formatesi in Libano su ispirazione dei mullah. Hezbollah, Jihad e una nebulosa di sigle hanno «coperto azioni decisive, capaci di mettere in fuga gli occidentali.
Il filo rosso si è sviluppato, successivamente sotto la guida di una struttura ad hoc dei pasdaran, la Divisione Qods.
[…] Una forza in grado di svolgere compiti propriamente militari, piani terroristici, giochi di influenza. Merito del generale Qasem Soleimani, al comando dal 1998 fino al giorno della sua morte provocata da uno strike statunitense nel gennaio 2020. Una decapitazione decisa da Donald Trump per eliminare un personaggio non facilmente sostituibile: oggi al suo posto c’è Ismael Qaani, figura ritenuta di minor carisma, però con in mano ancora molte carte.
Per eseguire le missioni la Qods ha messo in piedi delle sottounità, spesso contrassegnate da numeri, come la 840. Gli operativi hanno cucito il loro network secondo uno schema agile, riprodotto ogni volta che c’è stata la possibilità: un referente in Iran, un facilitatore iraniano nella zona di intervento, gli esecutori.
In quest’ultimo cerchio simpatizzanti, cittadini occidentali d’origine mediorientale (così da avere un passaporto meno sospetto), criminali comuni (membri di gang, piccoli trafficanti, elementi abituati a muoversi oltre i confini della legge).
Non di rado qualche boss si è prestato a fare da tramite, ha trovato sicari, ha offerto supporto. Indagini negli Usa, in Australia, in Europa, in Turchia e in Sud America hanno ricostruito trame che coinvolgono i pasdaran e l’intelligence di Teheran, a volte in concorrenza.
Ancora più evidente la responsabilità dei guardiani e dei Basij nella repressione di qualsiasi forma di contestazione, negli anni ’90 come poche settimane fa. I pasdaran hanno diretto, attraverso un comando centrale, un dispositivo pronto a muovere nella capitale e poi sviluppato nelle province più esposte anche in collaborazione con la polizia.
In una lista di dirigenti sanzionati dall’Ue appaiono ufficiali di alto livello accusati di aver diretto i plotoni antisommossa, i team mobili e i nuclei cyber, indispensabili per dare la caccia ai contestatori. Funzionari ben identificati ai quali chiedere conto delle tante vite spezzate.
3 - I "GUARDIANI" NATI CON KHOMEINI OGGI LO STATO È NELLE LORO MANI
Estratto dell’articolo di Gabriella Colarusso per “la Repubblica”
C'è una parola che ricorre nella vita quotidiana di ogni iraniano, che debba procurarsi una scheda telefonica o aprire un conto in banca, prepararsi alla guerra o pagare la benzina, usare Internet, comprare il riso, affidarsi a un'impresa di costruzioni: "Sepah". Sta per Sepah-e Pasdaran-e Enqelab-e Eslami, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, nato come gruppo di giovani ferventi islamisti e diventato la più potente istituzione politica, militare ed economica dell'Iran.
Nel 1979, rientrato a Teheran dopo un lungo esilio in Francia, l'ayatollah Khomeini non si fidava dell'esercito che pure si era ribellato allo Scià aprendogli la strada del potere, e decise di creare una milizia ben indottrinata e fedele, con un compito: "Proteggere la Rivoluzione islamica ed esportala" a tutela degli oppressi e contro l'"imperialismo americano".
Gli otto anni di guerra con l'Iraq, dal 1980 al 1988, contribuirono a consolidare il mito dei Pasdaran, giovani combattenti disposti a morire contro le divisioni di Saddam Hussein, meglio armate e sostenute da molti paesi occidentali, pur di "proteggere la rivoluzione".
[…] A fine guerra, i Pasdaran erano più potenti dell'esercito, nonostante contassero su numeri inferiori. Si stima che oggi abbiano circa 180mila effettivi, controllano le milizie basij – migliaia di uomini addestrati per il controllo sociale e delle piazze – hanno una propria intelligence, la marina, l'aviazione, forze di terra, sono responsabili del programma missilistico e della protezione di quello nucleare.
Al loro interno c'è la forza Quds, un corpo d'élite che si occupa delle operazioni all'estero e che sotto il comando del generale Soleimani – ucciso dagli americani nel 2020 – ha costruito in tre decenni una influente rete di milizie e proxies in tutta la regione, dagli Hezbollah agli Houthi.
Quando nel 1989 Khomeini morì, Ali Khamenei riuscì a mettere fuori gioco tutti i suoi avversari e divenne Guida Suprema, che nel sistema teocratico iraniano significa avere il comando di tutti i nodi cruciali del potere: la tv di stato, la magistratura, le forze armate.
ALI KHAMENEI E I DOLLARONI - MEME
Khamenei non godeva di ampio sostegno nel clero e per rafforzare la sua posizione investì sui Sepah, creando con loro una burocrazia statale fedele. Alla fine degli anni Ottanta, con l'allora presidente riformista Rafsanjani, i Pasdaran cominciarono a guadagnare un ruolo anche nell'economia fino a diventare una potente oligarchia, molto ideologizzata, che controlla il mercato del petrolio, le banche, le telecomunicazioni, le criptomonete, e ha influenza crescente anche sul Parlamento eletto. […]
L'analista Ali Alfoneh ricorre a un paradosso: oggi anche Khamenei, dice, «è prigioniero dei suoi stessi pretoriani». Finora gli sono rimasti fedeli, ma qualsiasi cambiamento politico in Iran non potrà che fare i conti con i Sepah.











