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DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

DAGOREPORT

sam altman

Il  nervosismo è alle stelle tra i capoccioni e i miliardari di “Big tech”. L’unico dei nomi più noti a prendere posizione su Minneapolis è stato Sam Altman.

 

L’amministratore delegato di OpenAi ha condiviso una nota con tutti i suoi dipendenti lunedì, dopo la morte di Alex Pretti:

 

“Quello che sta succedendo con l’ICE sta andando troppo oltre. C’è una grande differenza tra l’espulsione di criminali violenti e quello che sta succedendo ora, e dobbiamo fare la giusta distinzione”

 

LA RICOSTRUZIONE DELL OMICIDIO DI ALEX PRETTI A MINNEAPOLIS

Prima di Altman, come ricorda “il Sole 24 Ore”, solo pochi altri hanno deciso di smarcarsi pubblicamente dalla deriva autoritaria di Trump in Minnesota.

 

Si contano sulle dita di una mano: il ceo di Anthropic, Dario Amodei (“Dato l’orrore a cui stiamo assistendo in Minnesota, l’enfasi posta sull’importanza di preservare i valori e i diritti democratici in patria è particolarmente rilevante”), il co-fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, il co-fondatore di Reddit, Alexis Ohanian (“Abbiamo bisogno che i nostri leader guidino ora la de-escalation”), l’ex responsabile scientifico dell’intelligenza artificiale di Meta, Yann LeCun (“Assassini”) e il venture capitalist Vinod Khosla (“i vigilantes macho dell’ICE che si scatenano senza controllo sono supportati da un’amministrazione senza coscienza”)

 

il disco di vetro con placca in oro regalato da tim cook a donald trump

Ventiquattro ore dopo le parole di Altman, anche il Ceo di Apple, Tim Cook ha espresso, timidamente, la sua opinione, ma lo ha fatto solo con una lettera interna all’azienda, della quale il Wall Street Journal è venuto in possesso: “Sono addolorato per gli eventi di Minneapolis, ho espresso privatamente le mie preoccupazioni al presidente Trump”.

 

E gli altri? Tralasciando Elon Musk, che su X si è espresso soltanto per condannare le presunte violenze dei manifestanti (e non degli agenti che hanno ucciso due di quei manifestanti), dove sono Mark Zuckerberg, Sundar Pichai, Jeff Bezos, e tutti gli altri miliardari, ex grandi finanziatori del partito democratico, convertiti al trumpismo senza limitismo per timore di veder sfumare i loro affari?

 

AGENTE ICE CON UNO STRAPPO SUI PANTALONI

Zuckerberg, come al solito, è andato addirittura oltre. Scrive il “Sole 24 Ore”: “Meta ha protetto gli agenti dell’Ice.

 

Le proteste si sono infatti spostate su Facebook: qui gli utenti hanno cominciato a diffondere i nomi dei dipendenti dell’agenzia, tramite link al sito web ‘Ice List’.

 

Ma ora, come riporta Wired Usa, sia su Facebook che su Instagram e Threads, non si possono più condividere collegamenti al portale, perché contengono ‘contenuti che richiedono informazioni personali identificabili di altri’, ha spiegato al media la portavoce di Meta, Andy Stone”.

 

mark zuckerberg lauren sanchez jeff bezos sundar pichai elon musk foto lapresse

Nonostante la prudenza pubblica con cui stanno trattando il caso Minneapolis, considerato da tutta la stampa americana un evento in grado di segnare un prima e un dopo nel secondo mandato di Trump, i paperoni del silicio sono molto preoccupati. A tediare le loro giornate non è il destino dell’America, ma quello dei loro portafogli.

 

In particolare a impensierirli è il rapporto ormai deteriorato di Donald Trump con l’Unione europea.

 

Certo, l’Ue è un coacervo di burocrazia, rompe il cazzo con i vari regolamenti, i Gdpr, il Digital service act, e così via, ma allo stesso tempo rappresenta comunque il mercato più grande del mondo, quantomeno nello scambio di servizi.

 

xi jinping e ursula von der leyen

Il timore non è tanto quello di perdere interamente quel mercato (sarebbe un suicidio vietare tutti i social, Facebook, X, Instagram e le chat di Whatsapp), quanto piuttosto quello di una regolamentazione più rigida da parte dell’Ue, oppure uno sgambetto “fiscale”.

 

Tutte le grandi corporation americane, infatti, godono di un regime fiscale molto agevolato, tollerato silenziosamente da Bruxelles. Grazie ad accordi con l’Irlanda, paradiso fiscale interno all’UE, pagano meno tasse di una piccola media impresa italiana. Ma che succederebbe se domani, in risposta al bullismo dazista di Trump, l’Unione decidesse, finalmente, di stringere le maglie dell’unione fiscale, e imponesse a Dublino di alzare le tasse contro big tech?

 

antonio costa, narendra modi e ursula von der leyen accordo di libero scambio tra india e ue foto lapresse

La vecchia Europa è divisa, fratturata, decadente e impoverita, ma ha ancora un ruolo determinante, con delle leve formidabili da usare contro l’arroganza americana. Oltre alle mosse contro “Big tech” c’è infatti il “meccanismo anti-coercizione” che permette di varare misure penalizzanti per le imprese degli stati terzi che attuano pressioni economiche sul Continente.

 

Ancora più importante è la leva del debito: l’Europa è il primo detentore di titoli americani con 1800 miliardi di bond.

 

Scriveva ieri sulla “Stampa” Veronica De Romanis: “Che cosa accadrebbe nell'eventualità di una vendita in massa da parte degli europei? L'enorme quantità di titoli immessa sul mercato farebbe crollare i prezzi e, di conseguenza, salire i rendimenti, incrementando in maniera significativa le già elevate spese per interessi quindi il deficit. La Federal Reserve, la banca centrale americana, potrebbe intervenire acquistando una parte dei titoli ma ciò significherebbe aumentare un'inflazione già elevata.

 

donald trump firma l ordine esecutivo sui dazi reciproci

In alternativa, potrebbero comprarli gli investitori americani che, tuttavia, lo farebbero solo in cambio di tassi più alti. Il risultato ultimo sarebbe un aumento dei tassi d'interesse, soprattutto quelli a lungo termine, una maggiore pressione inflazionistica e forti tensioni finanziarie…”

 

Trump, che di economia non capisce un tubo, non sa cosa sia il Mercosur, e non comprende l’importanza dell’accordo firmato ieri da Ue e India: relega tutto a piccolo cabotaggio di un alleato offeso e “irrilevante”, parola usata anche dal segretario al Tesoro, Scott Bessent, riferita alla vendita di titoli americani da parte della Danimarca.

 

Quello che Bessent, che di economia invece se ne intende, non può dire, per non scontentare il suo boss, è che invece la faglia che si è aperta tra Usa e Ue è un bel cetriolone per Washington. Soprattutto, perché i leader europei non nascondono, come del resto il canadese Carney, di voler passare dall’ombrello americano a quello cinese.

 

deepseek foto lapresse 5

Sticazzi dei diritti umani e della democrazia: gli europei hanno bisogno di uno sbocco alternativo all’America, e guardano giocoforza a Oriente, e all’unica potenza in grado di competere, anche dal punto di vista tecnologico, con gli Stati Uniti. L’invasione di merci, auto e tecnologia cinese è già nei fatti, e una sua progressione sarà inevitabile. 

 

Come ha raccontato durante un panel alla Chatham House l'analista James Kynge: "Penso che la Cina abbia già vinto la gara tecnologica contro gli USA, e abbia lasciato l’Europa molto indietro. [...]

 

DONALD TRUMPOLINI - MEME

Se guardate l’ultimo indice “Nature”, di articoli scientifici “elite” che sono stati citati, la Cina è molto avanti rispetto a ogni altro paese al mondo. Se guardate il numero di domande di brevetti all’Ufficio Mondiale della Proprietà Intellettuale delle Nazioni Unite, la Cina ha 1,8 milioni di domande pendenti, e gli USA solo 500.000".

 

Anche sull'intelligenza artificiale, al netto dell'entusiasmo per "DeepSeek", si va nella stessa direzione: la maggior parte dei modelli IA cinesi sono tutti open source e costano molto meno per 

 

la partita dell ia la giocano usa e cina 1

L’altra differenza cruciale è che il prezzo per far funzionare i modelli cinesi è una frazione del prezzo per far funzionare i modelli USA… Quindi stiamo parlando di un decimo o meno in termini di milioni di token di output usati.

 

Quindi, questo è il motivo per cui, nel caso di Alibaba Qwen, hanno già un miliardo di clienti in tutto il mondo. E questo lascia i modelli IA americani nella polvere".

 

Anche di questo, i leader silicon-vallici sono molto preoccupati. La Cina ha già sostituito Tesla nel mercato delle auto elettriche con la valanga di macchine Byd; potrebbe farlo anche su Internet e sul software?

DONALD TRUMP.

 

Anche per questo, a dispetto dei silenzi pubblici, i ricconi americani iniziano a muoversi. Lo fa anche uno insospettabile come Peter Thiel, considerato l’anima nera della “tecno-destra”, che pure con la sua Palantir fornisce agli agenti dell’Ice un software che incrocia i dati medici per individuare gli immigrati da espellere in Minnesota.

 

Nei giorni scorsi Thiel è volato in Francia per una serie di incontri “segreti”. Oltre al suo pallino dell’Anticristo, con cui sbomballerà gli zebedei in una serie di conferenze filosofiche a porte chiuse, Thiel è stato ricevuto con tutti gli onori dal ministro degli Esteri francese, nonché fedelissimo di Macron, Jean-Noël Barrot.

INVESTIMENTI PRIVATI NELL INTELLIGENZA ARTIFICIALE - USA - CINA - UE

 

Tutto bene? Insomma. Perché oltre alla protesta, comprensibile, dell’opposizione francese di fronte alla scelta di incontrare uno dei più deliranti architetti del trumpismo, c’è un altro dato politico da rilevare.

 

Macron, com’è noto, è uno dei nemici più acerrimi di Donald: a Davos è andato a scena un duello tra i due a distanza di un giorno, con Trump che ha preso in giro il toyboy dell’Eliseo per gli occhiali da sole, che indossa per un disturbo agli occhi (“ieri lo guardavo con quegli splendidi occhiali, ma che diavolo era?”)

 

Volare a Parigi per incontrare, e magari siglare contratti di affari, con il governo francese, che fa riferimento al Presidente Macron, non sembra un segnale di distensione a Trump. È un’ulteriore prova che i rapporti tra Thiel e il suo vecchio amico Donald si sono molto raffreddati ultimamente: la delirante egomania del tycoon, ormai in modalità “Trumpolini”, sta facendo terra bruciata attorno a sé.

 

USA E CINA LOTTANO PER LA CONQUISTA DEL MONDO CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L UE PENSA AI TAPPI DI PLASTICA

Dopo aver sfanculato Steve Bannon, Elon Musk, la bionda fatalona Pam Bondi e tutto il cucuzzaro “Maga”, avrebbe mandato a quel paese anche Peter Thiel. Ne resterà uno solo: lui..

 

PS. Certo, la responsabilità della Silicon Valley nella spirale autoritaria che attanaglia gli Stati Uniti è difficile da ignorare. Sono stati loro, con i loro social e algoritmi che hanno premiato i discorsi d’odio e favorito la polarizzazione, a contribuire a devastare il dibattito pubblico e a coltivare il terreno dove poi è sorto Trump.

 

E furono sempre i vari Zuckerberg, Bezos, Pichai, senza dimenticare Musk, a passare in un batter d’occhio dal finanziare il partito democratico a portare acqua al mulino della destra “Maga”.

 

barack obama eric schmidt 4

Il peccato originale dei dem fu compiuto con Joe Biden, che minacciò di colpire il monopolio di Google e di introdurre delle piccole forme di regolamentazione per le multinazionali americane.

 

Un’inversione a U clamorosa: come ricorda Giuliano da Empoli nel suo “L’era dei predatori”, Google nel 2012 era stato il principale player della rielezione di Barack Obama: fu Eric Schmidt, ex ad di Google, a creare l’algoritmo  in grado di identificare ogni singolo elettore, "colpendolo" con messaggi personalizzati.

 

donald trump foto lapresse60

Obama vinse, e Schmidt ottenne l’archiviazione, da parte della commissione Antitrust, delle indagini su Google. L’ex ceo fu nominato consigliere alla Casa Bianca, proprio quando si decideva di non regolare l’intelligenza artificiale. Dieci anni dopo, “Sleepy Joe” cambiò approccio, e Google e gli altri passarono dritti con Trump.

DONALD TRUMP - VIGNETTA BY MANNELLI intelligenza artificiale usa cina

DONALD TRUMP IN VERSIONE TRUMPO VENEZUELANO - MEME the fascist and the furiostrump putin meme 8barack obama eric schmidt 3

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