DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)
DAGOREPORT
Cari europei, dobbiamo rassegnarci a essere vassalli di qualcuno. Se non di Trump, di Xi Jinping. D'altronde non si vede all’orizzonte una presa di coscienza, da parte degli euro-leader, della forza dell'Ue. E non essendoci in giro politici disposti a investire centinaia di miliardi per rilanciare l'Unione, come contrappeso di rilievo a Usa e Cina, tocca accettare il proprio destino.
Il canadese Mark Carney, nuovo idolo dei liberali europei, ha aperto la strada. A Davos parlava della necessità delle “medie potenze” di riconoscere il “potere dei propri valori”, ma giusto qualche giorno prima aveva spalancato le gambe del suo Paese alla penetrazione dei prodotti cinesi, con un accordo, siglato da una stretta di mano con l’autocrate con gli occhi a mandorla, Xi Jinping.
xi jinping e ursula von der leyen
Va detto che i cinesi sono dei geni della strategia e continuano impunemente a rintontirci di belle parole sull’importanza del multilateralismo, del dialogo e della diplomazia, dall’alto di un regime che sopprime le libertà individuali e politiche e attua una politica di pulizia etnica (che ad altre latitudini qualcuno avrebbe chiamato “genocidio”) nei confronti dei musulmani uiguri nello Xinjiang, per non parlare di quello perpetrato in Tibet.
Fatto sta che Xi Jinping, sfruttando l’onda lunga dell’indignazione europea per le vergognose mire di Trump sulla Groenlandia, sarebbe tornato alla carica e nelle scorse ore avrebbe sottoposto alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, una "proposta indecente": cominciamo ad avere rapporti economici con valuta in euro, lasciando perdere una volta per tutte il dollaro come valuta di riserva mondiale.
La furbata ha ingolosito la cofana bionda di Bruxelles, che però non ha alcun potere in materia e ha rimandato la questione alla presidente della Bce, Christine Lagarde.
L’idea di Xi sarebbe un’ulteriore arma in grado di destabilizzare l’economia americana: la Cina sa che l’Europa è il grimaldello per scardinare il dominio statunitense.
Come ripetono esperti ed analisti ormai da mesi, infatti, i paesi dell’Ue sono i principali detentori del colossale debito americano (ne possiedono quasi 2mila miliardi), senza considerare gli oltre 8mila miliardi in azioni e obbligazioni a stelle e strisce.
Scrive Veronica de Romanis oggi sulla “Stampa”: “Che cosa accadrebbe nell'eventualità di una vendita in massa da parte degli europei?
L'enorme quantità di titoli immessa sul mercato farebbe crollare i prezzi e, di conseguenza, salire i rendimenti, incrementando in maniera significativa le già elevate spese per interessi quindi il deficit.
CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE
La Federal Reserve, la banca centrale americana, potrebbe intervenire acquistando una parte dei titoli ma ciò significherebbe aumentare un'inflazione già elevata.
In alternativa, potrebbero comprarli gli investitori americani che, tuttavia, lo farebbero solo in cambio di tassi più alti.
Il risultato ultimo sarebbe un aumento dei tassi d'interesse, soprattutto quelli a lungo termine, una maggiore pressione inflazionistica e forti tensioni finanziarie”..
Mettendo il suo piedone in Europa, Xi Jinping potrebbe rifilare un calcione a Trump, e archiviare una volta per tutte l’era americana, per inaugurare il glorioso (per lui) "secolo cinese"…
IL DEBITO È IL TALLONE D’ACHILLE DI TRUMP MA PER BRUXELLES UN’ARMA MICIDIALE
Estratto dell’articolo di Veronica De Romanis per “la Stampa”
[…] Scott Bessent, il ministro dell'Economia americano[…] al World Economic Forum di Davos […] ha delineato un'America molto diversa da quella quotidianamente dipinta da Trump, lasciando emergere […] la vera preoccupazione dell'amministrazione statunitense: il debito pubblico.
donald trump e jerome powell 10
In estrema sintesi: è troppo grande, continua a crescere e - in gran parte - è un mano degli europei.
E ciò consente loro di disporre di un'arma micidiale contro le minacce di Trump. Ma andiamo con ordine e iniziamo dai dati. A gennaio il debito americano ha raggiunto quota 38,5 mila miliardi di dollari, pari al 124 per cento del Pil.
Nell'ultimo anno, complice le politiche di Trump, è cresciuto di oltre due punti percentuali. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2030 arriverà al 143,4 per cento del Pil.
Per dare un ordine di grandezza, il debito europeo è pari a 87,8.
DEBITO AMERICANO E CINA - ILLUSTRAZIONE
Anche il deficit americano, ossia la differenza tra spese e entrate, cresce. Nell'anno in corso è previsto raggiungere il 7,9 per cento del Pil, oltre mezzo punto percentuale in più rispetto al 2025. Nel biennio 2027-2028 dovrebbe superare l'8,1 per cento. Il deficit europeo, per contro, è meno della metà.
Tutto ciò ha un costo per gli Stati Uniti. La spesa per interessi è attesa salire dal 3,6 per cento del Pil del 2025 al 4 per cento nel 2027. Nello stesso periodo, il costo del debito europeo è, invece, destinato a scendere dal 2,4 all'1,9 per cento.
CHRISTINE LAGARDE AL WORLD ECONOMIC FORUM DI DAVOS - FOTO LAPRESSE
Il debito, dunque, è il vero tallone d'Achille dell'economia americana. Deve essere comprato. Ma soprattutto non deve essere venduto. E, è qui che si capisce perché convenga ascoltare Bessent, che invita alla calma.
«Gli europei devono fare un respiro profondo e avere fiducia in ciò che sta facendo l'America», ha ammonito a Davos.
"Fiducia" è la parola chiave. Effettivamente, solo se ti fidi compri il debito di una determinata economia. C'è di più, però. Bessent è perfettamente consapevole che il debito non è più soltanto un investimento bensì un'arma da brandire contro dazi e intimidazioni di Trump. Per questo, invita alla calma e a non «intensificare lo scontro». Tradotto: «Non vendete il nostro debito» perché una simile decisione farebbe molto male agli Stati Uniti.
DONALD TRUMP PRESENTA IL BOARD OF PEACE PER GAZA A DAVOS - FOTO LAPRESSE
Anche in questo caso i numeri sono chiari.
Nel 2025, circa 9,3 mila miliardi di debito americano erano in mano agli stranieri, pari al 25,2 per cento del Pil: nel 1990 la quota era ben inferiore e pari al 14 per cento.
I Paesi europei sono i principali detentori con il 6 per cento. Seguono il Giappone con il 2,7 per cento e la Cina con il 2,1 per cento.
Che cosa accadrebbe nell'eventualità di una vendita in massa da parte degli europei? L'enorme quantità di titoli immessa sul mercato farebbe crollare i prezzi e, di conseguenza, salire i rendimenti, incrementando in maniera significativa le già elevate spese per interessi quindi il deficit. La Federal Reserve, la banca centrale americana, potrebbe intervenire acquistando una parte dei titoli ma ciò significherebbe aumentare un'inflazione già elevata.
antonio costa - xi jinping - ursula von der leyen
In alternativa, potrebbero comprarli gli investitori americani che, tuttavia, lo farebbero solo in cambio di tassi più alti. Il risultato ultimo sarebbe un aumento dei tassi d'interesse, soprattutto quelli a lungo termine, una maggiore pressione inflazionistica e forti tensioni finanziarie.
[….]
BOND, TITOLI E AZIONI COSÌ L'EUROPA PUÒ FAR MALE A TRUMP
Estratto dell’articolo di Vittorio Da Rold per “Domani”
DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
Ai più è sfuggito, nella sarabanda di esternazioni a raffica del presidente rese negli ultimi giorni sulla rottura dell’ordine mondiale degli ultimi 80 anni. Eppure Donald Trump ha inviato (tra i tanti strali lanciati) un nuovo pesante monito all’Europa: se la Ue dovesse vendere asset Usa come azioni e bond, ci sarebbero conseguenze pesanti.
Le aziende europee detengono migliaia di miliardi di azioni ezioni statunitensi: «Teme che le vendano per ritorsione?», gli ha chiesto Maria Bartiromo, presenza storica a Davos, in un’intervista a Fox News. «No. Se lo fanno, lo fanno. Se accadesse, ci sarebbe una pesante ritorsione. Abbiamo tutte le carte in mano», ha avvertito il tycoon.
[…] Il mondo ha […] molti asset statunitensi in mano, molti dei quali sono azioni e bond, per non parlare del dollaro. Con l’agenda politica unilaterale e assertiva di Trump che sta causando preoccupazione globale e perdita di fiducia, soprattutto nelle capitali europee, la domanda ora è se il mondo sia disposto a mantenere questa posizione o a iniziare a riallocare le risorse fuori dalla zona del dollaro.
CHRISTINE LAGARDE E DONALD TRUMP
Alcuni fondi pensione scandinavi, tra cui l’Akademiker Pension danese, hanno indicato che ridurranno le loro partecipazioni in obbligazioni statunitensi per motivi economici non geopolitici, ma come ha osservato in modo alquanto sprezzante a Davos il segretario al Tesoro Scott Bessent, sono troppo piccoli per spostare l’ago della bilancia: si parla di soli 100 milioni di dollari.
Vero, ma Bessent dovrebbe sapere cosa sia l’effetto valanga che inizia sempre da un piccolo movimento che innesca il temuto picco dei rendimenti, cioè maggiori esborsi per l’erario statunitense.
CRISI DEL DOLLARO - ECONOMIA AMERICANA
L’analista George Saravelos di Deutsche Bank stima in un report che i paesi europei detengono 8.000 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni statunitensi, quasi il doppio rispetto al resto del mondo messo insieme. […]
Di contro, un rapido distacco dell’Europa dagli Stati Uniti sarebbe difficile da realizzare e altamente rischioso, come ha spiegato il ceo del gigante svizzero Ubs, Sergio Ermotti, in un video diventato subito virale, dove invitava «a non scommettere contro gli Stati Uniti».
Ovviamente non esistono altri mercati così grandi o liquidi come quelli degli Stati Uniti, e ignorare Wall Street significherebbe anche scommettere contro molte delle aziende tecnologiche più innovative del mondo.
Una fuga di massa è improbabile, ma va segnalato che secondo Bloomberg l’oro ha appena superato i Treasuries americani nelle banche centrali come riserve sicure, i cosiddetti "assets free risk".
Un segnale molto significativo che va visto insieme a un secondo grafico, sempre di Bloomberg, dove le istituzioni hanno ridotto la percentuale del dollaro come riserva globale di valuta estera dal 60 al 40 per cento. Senza dimenticare che le azioni americane hanno subito deflussi per quasi 17 miliardi di dollari nella settimana in cui Trump ha alzato i toni sulla Groenlandia […]
Gli Usa hanno bisogno di afflussi netti di capitali dall’estero ma il caos geopolitico che proviene da Washington […] potrebbe raffreddare gli investitori internazionali nei confronti di Wall Street. E continuando a picconare i rapporti geopolitici, anche l’equilibrio finanziario disegnato a Bretton Woods nel Dopoguerra potrebbe iniziare a cambiare.
DONALD TRUMP A DAVOS - FOTO LAPRESSE
economia americana. 8



