“GARLASCO PER ME È RIMASTO IL PARADIGMA DEL RAGIONEVOLE DUBBIO” – STEFANO VITELLI, IL GIUDICE CHE ASSOLSE ALBERTO STASI PER IL DELITTO DI CHIARA POGGI, NEL LIBRO “IL RAGIONEVOLE DUBBIO DI GARLASCO” SPIEGA COSA LO PORTÒ ALLA SENTENZA DI PRIMO GRADO, POI SMONTATA IN CASSAZIONE: "SE ALLA FINE DEL PERCORSO RITIENI IL DUBBIO ANCORA RAGIONEVOLE, ASSOLVI L'IMPUTATO. OGGI ESISTONO CONSULENTI E PERITI CHE VOGLIONO RISOLVERE IL CASO, NON LIMITANDOSI A RISPOSTE ASETTICHE, MA…”
1 - IL LIBRO DEL GIUDICE VITELLI SCRITTO CON IL GIORNALISTA LEGATO SUL DELITTO DI GARLASCO
Da “la Stampa”
Pubblichiamo un estratto del libro di Stefano Vitelli con il giornalista de “la Stampa” Giuseppe Legato, “Il ragionevole dubbio di Garlasco”
Cosa ci insegna il caso di Garlasco? Che quello che sembra essere può non essere! Che una telefonata apparentemente fredda e impersonale può essere invece frutto di un soggettivo modo di vivere un evento traumatico. Che non lasciare tracce del proprio passaggio nella casa della vittima quando una persona dice di avere scoperto il corpo della propria fidanzata può sembrare strano, ma non così tanto, come dimostrano i due carabinieri entrati per primi e le prove sperimentali.
il ragionevole dubbio di garlasco stefano vitelli
Che l'impronta sul dispenser in bagno può sembrare l'impronta del killer, ma può invece essere stata rilasciata la sera prima, quando Stasi fidanzato – e non omicida – si lavava le mani dopo avere mangiato la pizza. Che l'abitudine a vedere immagini e video di pornografia adulta può costituire una possibile ragione per un forte litigio con la propria fidanzata, ma dopo un'attenta e non pregiudiziale analisi e valutazione la risposta può anche essere negativa.
Che può apparire pura fantasia pensare che la mattina del 13 agosto sia entrata in quell'abitazione una persona diversa dal fidanzato della vittima, mentre così fantasioso non è… ...
Lo scarto fra le prime, facili conclusioni e gli approdi finali ben più complessi emerge proprio in virtù del dubbio come impulso per una verifica approfondita e articolata. Valorizzare il dubbio come risorsa, come valore, può sembrare antistorico, nell'efficientismo del nostro mondo.
Un eventuale risultato di obiettiva incertezza, con una conseguente assoluzione dell'imputato in nome del principio fondamentale «dell'oltre ogni ragionevole dubbio», può sì apparire come una sconfitta «antieroica», ma non lo è affatto se ripensiamo al virtuoso contadino cinese raccontato nel Libro di Mencio uno dei grandi testi della tradizione detta «confuciana» che ha sfruttato con attenzione e scrupolo il potenziale della situazione ed è giunto a far crescere la pianta senza forzature, per come la natura ha permesso…
Se il dubbio finale è il risultato di dubbi seri, articolati e competenti, lo stesso non è una sconfitta, anzi è un valore positivo per tutti… Il dubbio ragionevole non vuole distruggere, vuole anzi costruire, favorendo soluzioni solide, ponderate. Poco importa se occorre più tempo, più fatica. Poco importa se alla fine l'esito non è bianco o nero: sarà meno spettacolare, ma più giusto. Questo in fondo insegnava con il suo iniziale errore il saggio contadino cinese ai suoi figli: non forzate per ottenere quanto prima il risultato; la crescita naturale della pianta richiede fatica, tempo, scrupolo e rispetto!
2 - STEFANO VITELLI: “PRIMA DI ASSOLVERE STASI PARLAI CON MIA MADRE FU IL DUBBIO A GUIDARMI”
Estratto dell’articolo di Massimo Pisa per “la Repubblica”
[…] A far riflettere, il giudice Stefano Vitelli — colui che assolse Alberto Stasi in primo grado per il delitto della fidanzata — prova con Il ragionevole dubbio di Garlasco, scritto con il giornalista della Stampa Giuseppe Legato, in uscita in libreria.
Dottor Vitelli, fu ragionevole, e umano, dubitare?
«Su un caso così complesso e misterioso, decisi di partire dalla base. Non solo norme e codici: misi in discussione me stesso e ogni indizio con approccio socratico. E mi confrontai con poche persone che seppero ascoltarmi e che non avevano interessi: mia madre e pochi fidati amici. Consigliarono umiltà e prudenza nel giudizio, le due virtù che il presidente Mattarella ha invitato a coltivare, pochi giorni fa, in un suo bellissimo discorso ai giovani magistrati».
marco panzarasa - alberto stasi - chiara poggi - londra 2007
Nel libro cita pensatori orientali e greci. La filosofia aiuta la legge?
«I pensieri più alti ti aiutano ad avere uno sguardo dall'alto, oltre l'approccio tecnico-settoriale. A me hanno portato a valutare uno per uno gli elementi, soprattutto se deboli. E un insieme di piccoli ramoscelli, come scrivo, non può reggere il peso di un vaso di fiori».
Le prove scientifiche di allora sono finite tra i ramoscelli.
«Sa, esistono consulenti e periti che vogliono risolvere il caso, non limitandosi a risposte asettiche ma facendosi condizionare da media e sollecitazioni delle parti. Così si rischia di forzare e non dare risposte veritiere».
Davvero i media hanno il potere di distorcere la giustizia?
«Il pericolo c'è. Non percepirlo è l'anticamera dell'errore. Nel processo mediatico l'indagato diventa presunto colpevole. Bisogna chiudere la porta, anche ad avvocati e pm, se necessario. E se alla fine del percorso ritieni il dubbio ancora ragionevole, assolvi l'imputato. È una vittoria dello Stato liberal-democratico».
Sconfitte, nel caso Garlasco, furono le indagini tradizionali.
«Ma il giudice deve comunque essere umile, non può giudicare gli inquirenti né ergersi a salvatore per le lacune istruttorie. […] Assolsi Stasi non provando rabbia per una sconfitta investigativa».
La Cassazione infine ribaltò e lo condannò. Cosa si prova a veder cancellata la propria sentenza?
«Aggiungo che lo stesso procuratore generale della Cassazione chiese l'annullamento della condanna in Appello. Il magistrato deve rispettare in forma e sostanza anche se non è convinto, e io non lo sono mai stato. Garlasco per me è rimasto il paradigma del ragionevole dubbio, lo dissi prima della riapertura del caso e ne sono ancora più convinto. Del resto, anche l'ordinamento prevede la revisione sul giudicato».
meme su alberto stasi by 50 sfumature di cattiveria
Contro la sua sentenza persistono le critiche della famiglia Poggi. La feriscono?
«Non sono mai entrato in polemica, il ruolo non me lo consente. Alcune parti difendono la condanna legittimamente, io sono convinto del mio dubbio».
L'ipotesi di corruzione a carico del suo collega Venditti oggi pone seri dubbi sulla Giustizia.
«Ipotesi da verificare. Mi ripugnerebbe, perciò mi auguro che non ci sia un esito probatorio.
Pensare che si possa vendere la propria funzione, […] dà i brividi».
andrea sempio chiara poggi alberto stasi
Le polemiche politiche sul caso Garlasco cosa le fanno pensare?
«Che è sbagliato usarlo per un sì o un no a una riforma. Garlasco pone questioni generali, cosa c'entra con le carriere separate? Si perderebbe un'occasione».
"Quello che sembra essere può non essere": è la lezione che lei, giudice Vitelli, ne trae.
«Il legittimo dubbio non è un principio astratto e questo caso ci insegna che è una storia viva. […] Ai ragazzi, che hanno bisogno di esempi concreti, possiamo dire: lo vedi quello che dicevano del "biondino dagli occhi di ghiaccio"?
Fermiamoci e riflettiamo. E il massimo rispetto vale anche per l'indagato di oggi, innocente fino a prova contraria. Non predichiamo bene e razzoliamo male, altrimenti facciamo come quel partito entrato in politica dicendo che i partiti fanno tutti schifo».
CHIARA POGGI ALBERTO STASI
marco poggi alberto stasi
STASI - MEME BY EMILIANO CARLI




