massimo giletti alfonso bonafede

“ASPETTO UNA PRESA DI DISTANZA DEL MINISTRO BONAFEDE DALLE PAROLE DEL BOSS GRAVIANO…” - MASSIMO GILETTI: “MENTRE A ME E AL MAGISTRATO DI MATTEO, GRAVIANO DAVA DEI ROMPISCATOLE, LO LODAVA DICENDO: "FA IL SUO LAVORO" - DELUSO DA TRAVAGLIO: HA DEFINITO IL MIO PROGRAMMA UN COVO DI MITOMANI - LA SCORTA NON È ARRIVATA DOPO LE PAROLE DEL BOSS, MA DOPO LA LORO PUBBLICAZIONE: C'È QUALCUNO CHE HA TENUTO TUTTO NEL CASSETTO. IO SALVINIANO? MAI PENSATO DI DOVER PIACERE A CHI APPARTIENE AI SALOTTI BENE DI ROMA E TI GUARDA CON LA PUZZA SOTTO IL NASO PERCHÉ NON FAI PARTE DEGLI INTELLETTUALI DI SINISTRA…”

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera”

nino di matteo intervistato da massimo giletti a non e l arena

 

A fine maggio il boss Filippo Graviano in carcere si lamenta di quel giornalista che gli sta «rompendo la m...». Ieri la notizia: da due settimane il conduttore di Non è l'Arena è sotto scorta.

 

Massimo Giletti come ha accolto la decisione?

«Profonda tristezza. Senso di solitudine. Se il Viminale mi assegna la scorta vuol dire che nel mio programma abbiamo toccato qualcosa di grave e molto pericoloso. Ma essere un unicum ti espone. Diventi obiettivo. È quello che faccio più fatica ad accettare».

nino di matteo intervistato da massimo giletti a non e l arena

 

A quali argomenti pericolosi si riferisce?

«Alle puntate che abbiamo dedicato alle scarcerazioni dei boss mafiosi dopo la rivolta nelle carceri».

 

È ancora convinto che le due cose siano legate?

 «Erano anni che non c'erano rivolte nei padiglioni bassi. Stranamente dopo essere costate diverse vite e oltre 30 milioni di euro di danni, all'improvviso si sono fermate. Non vorrei che nel Paese delle trattative ci sia stato un accordo».

 

salvini bonafede

I provvedimenti successivi?

«Non hanno risolto la situazione. Malgrado le nuove norme molti detenuti pericolosi non sono affatto tornati in carcere. E in ogni caso aver lasciato criminali come quelli sul territorio è stato un danno irreparabile. E il fatto che ora io sia un obiettivo significa che le nostre inchieste hanno colpito nel segno. Nonostante qualcuno abbia sostenuto il contrario».

 

C'è chi ha scritto che era diventato salviniano. È così?

«Ho fatto sempre la mia strada. Non ho mai pensato di dover piacere per forza a chi appartiene ai salotti bene di Roma e ti guarda un po' con la puzza sotto il naso perché non fai parte degli intellettuali di sinistra. Ma mi è sembrato un alibi banale per non occuparsi dei temi che avevamo sollevato. Se tutti se ne fossero occupati forse ora non avrei bisogno della scorta».

GIUSEPPE GRAVIANO

 

Parla di colleghi o di responsabili istituzionali?

«Dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ancora mi aspetto una presa di distanze da quelle parole di Filippo Graviano, intercettate dal Gom. Mentre a me e al magistrato Nino Di Matteo dava dei rompiscatole, lo lodava dicendo: "Fa il suo lavoro". E siccome non parliamo di un criminale qualsiasi ma dello stratega politico della mafia le sue parole hanno un peso ben preciso. Quindi non basta fare telefonate private di circostanza. Bisogna prendere una posizione pubblica. Ancora la aspetto. E però...».

francesco basentini 2

 

E però?

«E però quando un criminale di spessore come Benedetto Capizzi si rammarica che se non ci fossimo stati noi sarebbe tornato a casa, ti fa male pensare che altri colleghi non hanno ripreso le nostre inchieste su quello che è successo davvero, il ruolo dell'ex capo del Dap, Francesco Basentini, il retroscena da noi svelato sulla sua nomina dopo la proposta fatta a Di Matteo».

 

Deluso da qualcuno?

«Marco Travaglio, giornalista che ho sempre stimato e difeso, ha definito il mio programma un covo di mitomani e siccome ho avuto ospiti come Catello Maresca, Di Matteo, Sebastiano Ardita, Luigi de Magistris, Antonio Ingroia e Sandra Amurri, mi sconforta. Proprio perche Il Fatto Quotidiano è il giornale simbolo dell'Antimafia».

 

beppe giulietti foto di bacco

Ci sarà stato anche qualcuno che le è stato di conforto. Chi?

«Mi ha fatto piacere ricevere la telefonata del mio vecchio maestro, Giovanni Minoli».

 

Anche il presidente della Federazione nazionale della Stampa, Beppe Giulietti, le ha offerto solidarietà a dispetto di chi gli chiedeva di tacere.

«Mi fa piacere la solidarietà. Ringrazio. Ma gli chiederei la gentilezza e il coraggio, visto il ruolo che ha, di dire chi lo ha chiesto. Sarebbe opportuno tirar via i sepolcri imbiancati».

 

La scorta non è arrivata dopo le parole del boss, ma dopo la loro pubblicazione. Cosa ne pensa?

marco travaglio 1

«È un altro tassello misterioso. Non posso pensare che le istituzioni non sappiano quello che avviene se non lo leggono su un libro o su un giornale. C'è qualcuno che ha tenuto tutto nel cassetto. Se avrà voglia, un giorno me lo spiegherà».

 

A fine settembre riparte il suo programma su «La7», tornerà su quei temi?

«Molta gente semplice mi dice "vai avanti". Una nonnetta, giorni fa, in un paesino vicino a Marsala, mi ha chiamato, ha tirato fuori un barattolo di melanzane sott' olio e offrendomelo ha detto a suo nipote: "Questo è un uomo vero". Credo sia un dovere fare luce su verità in ombra. Mi costerà. Ma non posso tirarmi indietro».

 

 

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