gaza city

ALTRO GIORNO, STESSO INFERNO A GAZA – CONTINUANO GLI ATTACCHI ISRAELIANI SULLA STRISCIA: L’ESERCITO DI TEL AVIV COLPISCE ALMENO 4 VOLTE ALL’ORA, DISTRUGGENDO TUTTO QUELLO CHE C’È RIMASTO - I BOMBARDAMENTI ACCANTO ALL'OSPEDALE DI AL-SHIFA E AL-AHLI HANNO CAUSATO 83 MORTI ALL'ALBA - PAPA LEONE XIV: “INACCETTABILE. DAVANTI A SIGNORE ONNIPOTENTE CHE HA COMANDATO 'NON UCCIDERE', OGNI PERSONA HA UNA DIGNITÀ INVIOLABILE” - PER L’"IDF", CI VORRANNO ANCORA 2-3 MESI PER CONTROLLARE LA CITTÀ E ANCHE DI PIÙ PER PRENDERE I TERRORISTI – CIRCA 600MILA GAZAWI SAREBBERO ANCORA IN CITTÀ E STANNO CERCANDO DI FUGGIRE VERSO SUD, MA SI CALCOLA CHE ALMENO 100MILA NON SE NE ANDRANNO PROPRIO E QUESTO RENDERÀ L’OPERAZIONE ANCORA PIÙ DIFFICILE… 

'BOMBE ISRAELE VICINO A OSPEDALI, 83 MORTI DALL'ALBA'

(ANSA) - ROMA, 18 SET - Le forze israeliane hanno scatenato una nuova ondata di attacchi su Gaza, colpendo aree vicine ad alcuni dei pochi ospedali ancora funzionanti, mentre prosegue l' attacco via terra su Gaza City. Fonti sanitarie riferiscono ad Al Jazeera di almeno 83 palestinesi uccisi oggi dalle forze israeliane.   

 

Missili hanno colpito le aree intorno agli ospedali di al-Shifa e al-Ahli, tra i pochi ancora funzionanti: almeno 15 persone sono state uccise fuori da al-Shifa, mentre altre quattro sono morte in un altro attacco vicino ad al-Ahli.

 

benjamin netanyahu

Hamas ha condannato gli attacchi vicino agli ospedali come un "crimine di guerra a tutti gli effetti" e "un palese messaggio di sfida e palese disprezzo per la comunità internazionale".    Ieri era stato attaccato tre volte anche un ospedale pediatrico, quello di al-Rantisi. L'Onu, nell'inchiesta che ha condotto a dichiarare le azioni di Israele a Gaza un genocidio, ha anche evidenziato la distruzione da parte di Israele del centro di fecondazione in vitro di Al Basma, che ha distrutto 4.000 embrioni e 1.000 campioni di sperma e ovuli, definendola "una misura volta a impedire le nascite tra i palestinesi di Gaza", e uno degli atti definiti di genocidio dalla Convenzione del 1948.   

 

Le Nazioni Unite affermano che queste azioni si inscrivono in una campagna sistematica per smantellare il settore sanitario di Gaza, che descrivono come "medicidio": l'uccisione di operatori sanitari e la distruzione di ospedali per eliminare l'assistenza medica nell'enclave. Ieri è stato ucciso, tra gli altri, un operatore di Medici senza Frontiere, il tredicesimo dall'inizio della guerra.

attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 7

 

Estratto dell’articolo di Francesco Battistini per www.corriere.it

 

Caccia al Fantasma. L’ultimo capo. «Gaza City è un labirinto di tunnel», dice a Kan Radio un funzionario della Kirya, la fortezza di cemento che dal cuore di Tel Aviv coordina tutte le operazioni militari: «Siamo sicuri che Izz al-Din al-Haddad, il leader militare, sia ancora là sotto. Ci vorranno 2-3 mesi per controllare la città e anche di più, per prendere i terroristi».

 

«Per azzerare militarmente Hamas, potrebbero volerci anni», aggiunge il capo di stato maggiore, Eyal Zamir: ieri sera su Al Jazeera è ricomparso pure Ghazi Hamad, uno dei sei leader che si pensava fosse morto nel raid in Qatar. E dunque, quanto ci vorrà per pigliare Izz al-Din? Silenzio.

attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 14

 

Lo chiamano «il Fantasma», perché abilissimo a sparire nei meandri di Gaza City, [...] Di lui, s’è sempre saputo poco e adesso ancora meno: dopo l’uccisione dei fratelli Sinwar, ha preso il comando militare di Hamas nella Striscia nord, dov’è stata tenuta la maggior parte degli ostaggi. Un capo durissimo: tra i più determinati a rifiutare l’offerta di Donald Trump, due miliardi di dollari per mollare tutto e scappare lontano. «Il nostro patrimonio sono gli ostaggi», è una sua massima: in queste ore, avrebbe ordinato alle Brigate Qassam di spostare il tesoretto qua e là, anche lontano dal capoluogo, per evitare che i preziosi rapiti si feriscano. E il loro valore cali.

 

attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 4

A Sderot c’è il buio, oltre la siepe dell’unica collinetta fuori Gaza consentita ai giornalisti. Laggiù le vite si spengono a ogni esplosione, a ogni colonna di fumo. Un punto d’osservazione e di non ritorno. «Una miniera d’oro immobiliare», si frega le mani il ministro ultrà Bezalel Smotrich: «Questa guerra si paga da sola. La demolizione è fatta, ora dobbiamo soltanto costruire». Le vittime totali hanno superato quota 65mila, dice Hamas. [...]

 

Ieri mattina, è collassata anche la rete telefonica e d’internet: un nero che isola sempre di più la più isolata fetta di mondo. L’Israel Air Force colpisce quattro volte all’ora. A Jabaliya, a Sheikh Radwan, a Zeitun, nei quartieri più popolosi. «Condizioni inaccettabili», le definisce Papa Leone XIV: «Davanti a Signore Onnipotente che ha comandato “non uccidere”, ogni persona ha una dignità inviolabile». [...]

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I TERRORISTI AUMENTANO

Ma com’è possibile che ci vogliano ancora tanto tempo e tanti morti? Il gabinetto di sicurezza israeliano stima che i terroristi nel capoluogo, da 2-3mila, stiano aumentando. [...] Commenta Ron Ben Yishai, il più famoso dei reporter di guerra israeliani, che in Libano scoprì i massacri di Sabra e Shatila: «I combattimenti non sono ancora all’acme. La fase di manovra intensiva deve arrivare, probabilmente a giorni: a quel punto, le truppe entreranno davvero in città. I tank, piazzati finora in periferia, servono per convincere la popolazione a evacuare».

 

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I gazawi sfollano «troppo lentamente», dicono alla Kirya, e 600mila sono ancora dentro: su ordine diretto del premier Bibi Netanyahu, un portavoce militare arabo annuncia che la Salah a-Din Street — una via finora pericolosissima, perché regolarmente bombardata — sarà aperta al traffico fino a venerdì ore 12, per facilitare l’esodo verso sud. «Vogliamo separare la popolazione — spiega Netanyahu — dai terroristi che vogliamo attaccare». Si calcola però che almeno 100mila palestinesi non se ne andranno proprio, «e questo renderà l’operazione ancora più difficile». Il rifiuto d’obbedire, esulta Hamas. O forse solo la disperazione: 15mila sfollati sono tornati in città. [...]

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