"SEI UNA LURIDA E SUDICIA DONNA SPERO CHE TI POSSA CAPITARE IL PEGGIO NELLA TUA SPORCA VITA" - LA GIUDICE CHE A TORINO HA SCARCERATO IL PALPEGGIATORE SERIALE BENGALESE È FINITA VITTIMA DEGLI ODIATORI DA TASTIERA - SECONDO IL MAGISTRATO, IL 42ENNE ANDAVA LIBERATO PERCHÉ SI ERA "PENTITO" DI AVER PALPEGGIATO IL SENO DI UNA 13ENNE (DICENDO "MOLTO BUONO") E IL SEDERE DI UNA 40ENNE, MIMANDO UN GESTO SESSUALE - IL NOME DELLA GIP È COMPARSO IN DUE GRUPPI FACEBOOK DAL NOME "NOI SIAMO CON VANNACCI" E "REMIGRAZIONE". LÌ GLI UTENTI LA ATTACCANO: "SPERIAMO CHE IL BENGALESE VIOLENTI SUA FIGLIA. ASPETTO CON MOLTA ANSIA. FESTEGGERÒ" - "CHE SCHIFO DI ESSERE UMANO VERGOGNA" - "SINISTROIDA DI MERDA"
Estratto dell'articolo di Simona Lorenzetti per il “Corriere della Sera”
Torino Insulti, minacce, frasi di odio che corrono di tastiera in tastiera e si alimentano in un crescendo di violenza e volgarità. Nelle ultime 48 ore, scorrendo le pagine social, i commenti sono passati da espressioni di indignazione a veri attacchi d’odio rivolti alla gip torinese che ha disposto la scarcerazione — con obbligo di firma — del 42enne bengalese che venerdì scorso, all’interno del minimarket in cui lavorava, ha molestato una 13enne: dopo averle regalato una bibita, l’ha abbracciata e le ha palpeggiato il seno.
A scatenare la guerriglia digitale, la pubblicazione su alcuni «gruppi» — tra cui «Remigrazione», che conta 22 mila follower, e «Noi siamo con Vannacci Torino c’è», 59 mila iscritti — del nome e cognome della gip. Ed è così che le community hanno trovato il nemico pubblico contro cui accanirsi. L’odio social, spesso anonimo , non conosce filtri ed è in questo contesto che c’è chi arriva ad augurarsi che il 42enne «ora libero vada a violentare i figli del giudice».
«Aspetto con molta ansia che capiti una situazione del genere a un parente o una figlia di qualche giudice e poi non dirò che sono dispiaciuto, ma festeggerò» scrivono altri utenti. Il nome del magistrato rimbalza di bacheca in bacheca, additandolo come colei che «ha scarcerato lo stupratore»: «Che vergogna una donna, magari madre, che libera un depravato».
La giudice — qualcuno è arrivato a fare ricerche sul sito del ministero della Giustizia per sottolineare le assenze per congedo parentale — viene accusata di appartenere alla «casta dei delinquenti». E poi ovviamente c’è chi scade nel sessismo con insulti a sfondo sessuale, riferendosi al passaggio dell’ordinanza in cui si spiega che il 42enne «non sa controllare i propri impulsi».
Nel frattempo, il Tribunale del Riesame ha fissato per il 14 settembre l’udienza per discutere l’appello depositato dalla procura di Torino contro la scarcerazione del commesso. Per i pm, oltre al rischio di reiterazione del reato sussiste anche il pericolo di fuga: il 42enne ha un documento valido per l’espatrio, non ha una residenza ufficiale e la famiglia (moglie e tre figli) vive in Bangladesh. [...]




