LA GUERRA CHE CI PIACE: QUELLA A CHI TELEFONA IN VIVAVOCE – LA COMPAGNIA AEREA AMERICANA “UNITED AIRLINES” METTE AL BANDO I PASSEGGERI “AUDIO-MOLESTI”, CON LA POSSIBILITÀ DI LASCIARLI A TERRA – “IL FOGLIO”: “L’AUDIO-MOLESTO ALLIGNA SOPRATTUTTO SUL TRENO, È INTER-GENERAZIONALE. C’È IL SIGNORE O LA SIGNORA AGÉE CON LA SUONERIA AL MASSIMO CHE PARTE CON LE NOTE DI CÉLINE DION A CENTO DECIBEL O IL FINTO-MANAGERINO. ANCHE IN EUROPA QUALCOSA SI STA MUOVENDO: UN ANNO FA UN PASSEGGERO HA PRESO UNA MULTA DA 200 EURO ALLA STAZIONE DI NANTES PERCHÉ STAVA FACENDO UNA CHIAMATA IN VIVAVOCE, PERÒ SICCOME SIAMO IN EUROPA, HA FATTO RICORSO, E FORSE CI VORRANNO ANNI…”
Estratto dell’articolo di Michele Masneri per “Il Foglio”
La norma è contenuta nel nuovo contratto di trasporto che all’articolo 21, sotto le condizioni di “possibile rifiuto dei passeggeri”, prevede appunto il bando degli audio- molesti. La compagnia rende noto che, quando sarà possibile, offrirà lei delle cuffiette in prestito. Certo, è il colmo che questa ventata di civiltà arrivi da una linea aerea, perché l’aereo tra i mezzi di trasporto è forse quello dove meno frequente si annida uno dei mostri dei nostri tempi, l’audio-molesto, appunto.
In quota, se c’è Internet, è a pagamento, e l’audio-molesto non vuole spendere; e poi non si possono fare chiamate, mentre a terra sei invitato a usarlo in modalità – giustamente – “aereo”, dunque l’audio-molesto di solito si contiene. L’audio-molesto alligna invece soprattutto sul treno, dove è diventato parte dell’arredo fisso. L’audio-molesto non ha età, è inter-generazionale.
C’è il signore o la signora agée con la suoneria al massimo che parte con le note di Céline Dion a cento decibel, e, causa sordità o immersione nella Settimana enigmistica o altro, trilla per interi minuti prima che il portatore o la portatrice si degni di rispondere (segue lunga telefonata ad alta voce, magari in video, perché non vuoi fare una bella video chiamata pur con la ‘banda’ limitata dell’alta velocità – quindi con frequenti richiami, “non ti sentoooo”, “ti richiamoooo”, “sai sono sul treenooo”, “sono in galleriaaaa”).
L’audio-molesto di questa categoria normalmente ha un telefono di fabbricazione asiatica, non iPhone, protetto da un pratico portafoglietto di pelle o similpelle (sempre marrone, chissà perché, mai nera o di altri colori), ed è una persona per il resto civilissima che magari vota giusto e mangia giusto fa tutto giusto, ma non è mai stata educata da nipoti o badanti al bon ton ferroviario. Se glielo fai notare, spegne e si avvilisce.
Al suo opposto c’è il finto-managerino (e la finta-managerina) che viaggia torvo nella business di Trenitalia o nella finta-business di Italo (prenotata sei mesi prima con magic price sul Milano-Roma a 36 euro e 99). Il finto managerino si sente in dovere, per ammortizzare la cifra, di effettuare il massimo numero di telefonate possibili, perché il finto managerino viaggia spesso in coppia, con colleghi o capi e quindi deve “performare”.
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Spesso dice “scusa sono sull’altra linea”, tipo Gianni Agnelli coi primi telefoni da macchina. Per alimentare tutta questa attività conversativa, il finto managerino porta con sé dei caricatori multipresa che consumano più di un data center Amazon di quelli bombardati dagli iraniani, e che installa subito, prima ancora di accomodarsi nella poltrona in finta pelle.
Altre tipologie di audio-molesti: l’adolescente brufoloso che ascolta video a palla (ma generalmente, dopo un po’ si cheta). Poi c’è il turista straniero, soprattutto americano, che arriva in formazione a gruppo, abbigliato in braghe corte e canottiera, con tutta la ferramenta da Camel Trophy appesa allo zaino gigante che vi sbatterà addosso recandosi al suo posto (sbagliato): cuscino per il collo, borracce a manubrio, disinfettanti vari per le mani, ed enorme trolley che dopo aver trascinato causando lussazioni e fratture ai gomiti a chi è seduto, issa strepitando sulla cappelliera.
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Contro tutti questi audio-molesti comunque la guerra non è difficile, è inutile (cit.). Appena te la prendi con uno, ne spunta subito un altro, come un videogioco (altra cit). E non è un problema solo nazionale, accade in tutti i treni e le metropolitane del mondo.
Chi soffre il trambusto, come chi scrive, negli anni ha adottato i più svariati sistemi di autodifesa; i tappi di cera, le cuffie economiche da ruspista, quelle costose a rumore bianco, col risultato che scendi dal treno ancor più rintronato.
Alla fine dopo molti anni si è capito che è meglio viaggiare in classe economica (o in “ambiente standard” come dicono oggi), anche quando magari qualcuno ti rimborserebbe la business o finta business, perché lì, non essendo la classe o l’ambiente aspirazionale, esiste il molesto del primo tipo, l’anziano col telefono a portafoglietto, ma non il finto managerino, che ha scelto la finta business principalmente come status symbol, né il turista straniero cammellato.
parlare al cellulare al vivavoce in pubblico
[…] Anche in Europa qualcosa si sta muovendo: un anno fa un passeggero ha preso una multa da 200 euro alla stazione di Nantes perché stava facendo una chiamata in vivavoce, però siccome siamo in Europa, ha fatto ricorso, e forse ci vorranno anni. Anche qui il vecchio continente è diviso e confuso: nonostante non ci siano leggi che lo vietano, il codice dei trasporti francesi proibisce i rumori molesti.
Un sondaggio del 2024 di YouGov in Inghilterra mostra che l’86 per cento del campione trova “inaccettabile” l’uso del vivavoce in treno. Non si hanno dati sull’Italia, dove esistono le famose “carrozze del silenzio”, dove molto ci viene risparmiato, ma non gli annunci frequentissimi e ad alto volume, che invitano a “moderare il volume dei vostri dispositivi”, vabbè.







