“HAI CAPITO CHE VA TROVANDO GRATTERI? I SOLDI” – NELLE CARTE DELL’ORDINANZA CAUTELARE DEL GIP DI CATANZARO, CHE IERI HA PORTATO A 41 ARRESTI, EMERGONO LE CONVERSAZIONI TRA PRESUNTI ESPONENTI DELLA ’NDRANGHETA, PREOCCUPATI PER LE OPERAZIONI DELL'ALLORA PROCURATORE DELLA DDA, NICOLA GRATTERI – L’APPRENSIONE PER IL PENTIMENTO DI NICOLA ACRI, STORICO BOSS DELLA COSCA DI ROSSANO: “ORA È UN ANNO CHE SI È PENTITO NICOLA, DOPO SEI MESI PARTONO LE INDAGINI E…”
Blitz anti 'ndrangheta, clan temeva Gratteri e i sequestri dei patrimoni
NICOLA GRATTERI A OTTO E MEZZO
(ANSA) - CATANZARO, 29 OTT - "Hai capito che va trovando Gratteri? I soldi dove sono!". È la preoccupazione per le indagini della Dda di Catanzaro e per la possibile aggressione ai patrimoni illeciti a emergere dalle conversazioni intercettate tra presunti esponenti della 'ndrangheta nella Sibaritide e nell'area di Corigliano-Rossano.
Nelle carte dell'ordinanza cautelare del Gip di Catanzaro che, ieri, ha portato all'applicazione di 41 misure cautelari nella Sibaritide, di cui 24 in carcere e 17 ai domiciliari, il nome dell'allora procuratore della Dda Nicola Gratteri ricorre più volte, associato al timore di nuove operazioni e provvedimenti giudiziari.
Direzione Distrettuale Antimafia
A suscitare particolare apprensione - secondo quanto trapela dai brogliacci dell'operazione Ginestra - sarebbe stato il pentimento di Nicola Acri, storico boss della cosca di Rossano e collaboratore di giustizia. I sodali temevano che le sue dichiarazioni potessero alimentare nuove indagini e portare ad arresti.
"Ora è un anno che si è pentito Nicola... dopo sei mesi partono le indagini e da giugno ci si aspetta qualche provvedimento cautelare", dicevano, facendo riferimento ai tempi previsti per il deposito delle dichiarazioni dei collaboratori.
Ma, oltre alle misure restrittive, a preoccupare era soprattutto la possibilità che gli investigatori individuassero e sequestrassero i patrimoni accumulati illecitamente. "Va a cercare i soldi dove sono, come fatto a Cirò con l'operazione Stige", osservavano, richiamando la maxi-inchiesta contro la 'ndrangheta crotonese.
nicola gratteri nel 1995 quando era procuratore aggiunto di reggio calabria
La tensione emergeva anche nei discorsi sui sistemi di sorveglianza. Nei pressi di un bar di Rossano i sodali avrebbero individuato una telecamera installata per monitorare i loro incontri, reagendo con preoccupazione e valutando come impedirne il funzionamento.
Tra le ipotesi quella di coprirla con vernice o nastro adesivo; altri suggerivano di sollecitare i residenti dello stabile a rivolgersi direttamente alla Procura per ottenerne la rimozione. "Perché non la cacciano quelli del palazzo... dicono: caccia questa telecamera da là... a Gratteri", si sente in una delle conversazioni.
