GERUSALEMME ROSSO SANGUE - I DUE ATTENTATORI SONO ENTRATI NELLA SINAGOGA E HANNO SPARATO ALLA CIECA, POI HANNO COLPITO CON LE ASCE - I DUE AVEVANO CITTADINANZA ISRAELIANA - HAMAS: “E’ LA VENDETTA PER L’UCCISIONE DEL GUIDATORE DI AUTOBUS PALESTINESE”

Maurizio Molinari per “la Stampa

 

gerusalemme  spari in sinagoga 6gerusalemme spari in sinagoga 6

Attacco terroristico ad una sinagoga di Gerusalemme. Due terroristi arabi sono entrati nella sinagoga “Kehilat Yaakov” di Shimon Agassi Street, nel quartiere ortodosso di Har Nof a Gerusalemme Ovest, con pistole, coltelli e aste di metallo avventandosi contro i fedeli alle 7, l’ora della preghiera mattutina. 

 

Gli attentatori sono palestinesi di Gerusalemme Est, sono arrivati in auto, e appena entrati hanno iniziato a sparare con delle pistole gridando «Allah hu-Akbar» durante l’attacco ai fedeli, che avevano indosso i tradizionali “tallit” e “tefillin” per le preghiere. Vi sono stati dei corpo a corpo con alcuni fedeli. 

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I rapporti delle unità di emergenza del “Maghen David Adom” parlano di quattro vittime e 8 feriti - di cui 5 molti gravi - fra i fedeli. I feriti sono stati ricoverati all’ospedale Hadassah-Ein Kerem. Yehuda Zahav, capo dei soccorritori di Zaka, che si occupano di recuperare i resti delle vittime, racconta, scosso: «Abbiamo visto in passato molti attentati, anche con più vittime, ma questa volta si è trattato di ebrei in sinagoga fatti a pezzi con asce, coperti di sangue, con tallit e tefillit ancora indosso, e libri sacri gettati in terra, scene simili le abbiamo viste solo durante la Shoa».

 

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I due terroristi, che sono stati uccisi dall’intervento delle guardie di sicurezza, avevano le carte di identità blu che indicano cittadinanza israeliana. Sono due cugini, di 22 e 27 anni, del quartiere arabo Jabel Mukaer di Gerusalemme Est. Un paramedico racconta: «Ci hanno sparato addosso mentre stavamo soccorrendo i feriti». Polizia ed elicotteri militari stanno perlustrando l’area alla ricerca di altri complici. Fra le vittime vi sarebbe anche un esponente del partito ortodosso-sefardita “Shas”. 

 

Per Micky Rosenfeld, portavoce della polizia, «si tratta di un attacco terroristico» e Hamas lo giustifica con il portavoce Mushir al-Masri: «È una vendetta per l’uccisione del guidatore di autobus palestinese». Il riferimento è al ritrovamento, domenica sera, della salma di Yusuf Hasan al-Ramuni, 32 anni, autista della linea “Eged”.

 

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L’uomo è stato trovato impiccato nella zona industriale di Har Hotzvim e l’autopsia, avvenuta ieri, ha escluso che sia morto per atti di violenza ma la famiglia ha detto di non credere alle conclusioni dei medici israeliani. I funerali del palestine si sono svolti ieri sera a Gerusalemme Est, con la partecipazione di migliaia di persone. La rivendicazione formale dell’attentato è arrivata invece dal Fronte popolare di liberazione della Palestina.

 

Il premier israeliano Bejamin Netanyahu punta l’indice sul presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen: «Incita all’odio contro di noi, è lui il responsabile e reagiremo con forza».

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Poco dopo il presidente palestinese condanna l’attentato. Ma il ministro israeliano della Sicurezza Interna, Aharonovich, aggiunge: «L’Autorità palestinese diffonde odio e bugie contro di noi, su radio, tv, Internet e libri di scuola, queste sono le conseguenze, anche sulla morte dell’autista palestinese dicono menzogne perché l’autopsia ha accertato che è stato un suicidio».

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Il capo della Polizia, Yohannan Danino, ammette che «si tratta di singoli che decidono di colpire spinto dall’incitamento all’odio e non c’è una soluzione semplice a questa minaccia». Lo stesso Danino assicura che «la sicurezza sarà ripristinata» e chiede ai cittadini di «non cedere alla tentazione di farsi giustizia da soli perché saranno le forze di sicurezza a battere il terrorismo».

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