vittime attentato dacca bangladesh

SGOZZATI COME ANIMALI – I JIHADISTI DI DACCA HANNO CHIESTO AGLI OSTAGGI DI RECITARE IL CORANO: CHI NON RISPONDEVA VENIVA TORTURATO – VOLEVANO UCCIDERE I NON MUSULMANI: LI HANNO CERCATI, DERISI, UMILIATIE ALLA FINE LI HANNO ELIMINATI

Lorenzo Cremonesi per il Corriere della Sera

 

JIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESHJIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESH

Un attacco agli stranieri «crociati infedeli» per colpire nel modo più crudo e spettacolare possibile. E farlo a Dacca, una delle città più povere e disperate al mondo, dove la morte quotidiana fa poca o per nulla notizia, se non quella degli stranieri, uccisi in nome di Isis e dell' Islam più radicale. Se poi per farli morire si usano spade e «lame taglienti» (come segnala il comunicato della polizia locale), li si sgozza proponendo prima il quesito-minaccia del terrore già noto dalla guerra in Afghanistan 15 anni fa in poi - «sei musulmano, sai recitare in arabo la dichiarazione di fede all' Islam?» - l' effetto pubblicitario è assicurato.

 

JIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESHJIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESH

Questa volta il blitz colpisce da vicino l' Italia. C'erano almeno una decina di connazionali nel locale e nove di loro sono morti: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D' Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D' Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. Ma, come sottolinea il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, i massacratori non miravano specificamente agli italiani. L' importante per i terroristi era che i loro obbiettivi non fossero musulmani.

 

JIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESHJIHADISTI DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESH

Tra le venti vittime ci sono anche sette giapponesi, due bengalesi, un indiano e uno statunitense. A testimoniare che è il mondo globalizzato sotto attacco. L' Isis, che perde sempre più forza nelle sue roccaforti territoriali, assieme alle altre formazioni del jihadismo radicale che ne prendono ispirazione, ha bisogno di farsi pubblicità a suon di massacri e orrori per trovare nuovi adepti e moltiplicarsi. «Sappiamo che alcuni degli ostaggi sono stati sgozzati. Ma non è ancora possibile capire quanti di loro. La polizia ha caricato i corpi nelle ambulanze all' interno del parcheggio del locale, che era totalmente transennato», ci ha detto Sadrul Hasan, inviato della United News of Bangladesh , una delle agenzie stampa locali.

 

LE VITTIME ITALIANE DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESHLE VITTIME ITALIANE DELL ATTENTATO A DACCA IN BANGLADESH

Nel quartiere delle ambasciate Una messinscena preparata con minuzia crudele quella dei sette terroristi (così segnalano le forze dell' ordine) che l' altra sera attorno alle ventuno e venti locali hanno fatto irruzione nel Holey Artisan Bakery, un bar-ristorante posto proprio nel cuore del quartiere delle ambasciate. Oltre ai giornalisti di Dacca, sono soprattutto i due cuochi riusciti a fuggire dalla trappola, a spiegare le fasi iniziali dell' attacco. Jacopo Bioni, veronese 34enne, in Bangladesh da gennaio, era venuto a sostituire uno chef in ferie. Racconta che era appena arrivato un gruppone di imprenditori italiani, tutti nel campo della moda. «Mi hanno chiesto una pasta speciale all' italiana. Ero appena tornato in cucina per mettermi ai fornelli quando ho sentito scoppi, urla e spari».

LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA

 

Possiamo immaginare la scena: il locale si trova in una villa, attorno il giardino con alberi ad alto fusto. Le immagini trasmesse sul web mostrano anche un muro alto rossiccio tutto attorno. È fatto per proteggere, ma con il nemico dentro, diventa una trappola infernale.

Machete, pugnali, asce e coltelli I terroristi lanciano alcune granate che spaventano e paralizzano molti dei presenti. Hanno grossi borsoni. Non è chiaro se contengano fucili mitragliatori, però dispongono di pistole e soprattutto machete, pugnali, asce e coltelli.

 

La scena pare subito violentissima. È una tattica ben nota: i primi minuti sono quelli che contano in situazioni di questo genere. Chi attacca impone il suo diktat, e più si dimostra violento più fiacca qualsiasi volontà di resistenza e persino di fuga. Lo choc della prima sorpresa può durare ore e ore. E infatti qui funziona. Qualcuno degli avventori si nasconde nei bagni.

 

LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA

Il mistero delle trattative La polizia arriva abbastanza veloce. Sono decine e decine di agenti. Non è strano, visto che l' intero quartiere è frequentato da occidentali. C' è un primo scambio a fuoco. Gli agenti tentano il blitz.

 

Ma dall' interno i terroristi sparano e tirano bombe. Due ufficiali perdono la vita, altri restano feriti, forse oltre venti. Gli agenti quindi si ritirano, bloccano l' intera zona, posizionano cecchini sui balconi, sui tetti. Il locale è circondato. Ma la cosa interessa poco ai jihadisti. Sono pronti a morire in nome di Allah, lo ripetono più volte. Si teme abbiano cinture esplosive. Ma poi nessuno ne parla più. Ieri i volti di cinque di loro con la bandana in testa e le divise nere, accompagnate dai soliti slogan di battaglia, sono stati postati su Amaq, il sito di Isis e nel giro dei blog jihadisti in tutto il mondo. Sono tutti giovanissimi, sorridono fieri del loro prossimo crimine.

LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA LA DINAMICA DELL ATTENTATO A DACCA

 

Non è chiaro se sia stata intavolata una trattativa, oppure non vi sia stato mai alcun concreto contatto tra polizia e rapitori. La stampa locale ieri ne accennava vagamente, senza però fornire alcun particolare sul tipo di richieste o altro. Fonti italiane negano. Quello che appare certo è che però i jihadisti hanno tutto il tempo per infierire sulle loro vittime. Circa 11 ore, un lasso di tempo maledettamente lungo. C' è spazio per interrogatori, per giocare al gatto e al topo, per mettere in atto ogni tipo di crudeltà.

 

«Quelli che sapevano recitare i versi del Corano sono stati risparmiati, gli altri sono stati torturati», ha raccontato al Daily Star un certo Rezaul Karim, padre di Hasnat che è rimasto ostaggio assieme alla moglie Sharmin e la figlia di 8 anni Rayan. Stavano celebrando il compleanno dell' altro figlio, il 13enne Safa, quando la loro festicciola è stata interrotta da urla, scoppi e spari.

 

BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS

«Con i cittadini bengalesi non si sono comportati male, ci hanno anche dato da mangiare», ha spiegato. È riuscito a salvarsi l' imprenditore veronese Gian Galeazzo Boschetti, che opera nel Paese dal 1991: avendo ricevuto una telefonata, si era allontanato dal tavolo dove sedeva con un cliente la moglie Claudia, 56 anni, imprenditrice del tessile. Lui si è nascosto per 5-6 ore tra i cespugli del giardino. Lei è tra le vittime.

 

In questa circostanza la frase consueta del «caso» che favorisce i sopravvissuti non funziona. I terroristi vogliono uccidere i non musulmani. Li cercano, li deridono, li umiliano e offendono. Infine li finiscono. La loro superiorità è vigliacca, si basa solo sulla forza delle armi e sulla loro volontà di uccidere. Si sentono i paladini della loro idea di Islam perseguitato, vorrebbero fungere da esempio per il resto dei loro correligionari in tutto il mondo.

BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS

 

L' attacco finale Nei prossimi giorni scopriremo nuovi dettagli crudeli. Per il momento la nostra ambasciata a Dacca è impegnata a ricevere i parenti delle vittime e rimandare a casa i corpi. Chi sa è ancora restio a parlare. Si conosce qualche dettaglio sull' epilogo della lunga notte del terrore nella capitale del Bangladesh. Verso le sette della mattina gli agenti lanciano il blitz finale. A loro dire dura solo un quarto d' ora. Ma i testimoni sul posto parlano di oltre 40 minuti dominati da scoppi e raffiche di mitragliatrice. Non è affatto certo che l' operazione sia stata tanto liscia.

 

BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS BLITZ A DACCA PER LIBERARE GLI OSTAGGI DELL ISIS

Pare che sei terroristi siano stati uccisi, un settimo sarebbe ancora in vita e sotto interrogatorio. La prima rivendicazione è giunta dal gruppo qaedista Ansar Al Islam. In mattinata arriva la rivendicazione dell' Isis, firmata da un gruppo poco noto che si fa chiamare «L' Esercito dei Figli del Califfato», rafforzata poi dalla diffusione delle foto dei presunti attentatori. È accompagnata da uno slogan tanto banalmente stupido quanto minaccioso: «O Crociati, voi, le vostre famiglie, i vostri amici, siete tutti bersagli, vi uccideremo persino nei vostri sogni ».

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