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I GIOCHI SONO UNA COSA SERIA – I VIDEOGIOCHI SBARCANO NEL CAMPO MEDICO: DIVERSI STUDI DIMOSTRANO CHE I VIDEOGAME MIGLIORANO LE ABILITÀ COGNITIVE, RIDUCONO LO STRESS E AIUTANO A ELABORARE TRAUMI – L’USL DI VALLE D’AOSTA HA PERFINO INTRODOTTO LA “VIDEO GAME THERAPY”: “UN INNOVATIVO STRUMENTO TERAPEUTICO ALL'INTERNO DELLA PRESA IN CARICO PSICOLOGICA. QUESTA METODOLOGIA SFRUTTA IL POTENZIALE DEI VIDEOGIOCHI COME MEZZO DI ESPLORAZIONE EMOTIVA”

 

 

1 - NON SOLO “NEMICI” I VIDEOGIOCHI ORA CURANO

Estratto dell’articolo di Carla Massi per “MoltoSalute – il Messaggero”

 

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[…] Migliorano le abilità cognitive come la memoria, riducono stress e ansia. Ma causano dipendenza, disturbi del sonno, affaticamento, emicranie. Nei bambini, in particolare, vogliono dire ritiro sociale e calo del rendimento scolastico. I videogiochi, insomma, sono beneficio e sono danno.

 

Valutazioni che non arrivano dalle chiacchiere da bar ma da studi che, da anni ormai, si moltiplicano negli istituti di ricerca e nelle università. Diverse letture del fenomeno, probabilmente ci danno diverse risposte? O è proprio vero che è il nostro utilizzo a determinare il bene e il male?

 

[…] E, a leggere con attenzione, scopriamo un'ulteriore strada nella quale i videogiochi, senza il clamore delle pubblicità e lontani dai salotti di casa, stanno diventando protagonisti in un campo assai lontano dal divertimento. Quello della Medicina, meglio dire della cura.

 

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L'ESEMPIO

«Un innovativo strumento terapeutico all'interno della presa in carico psicologica. Questa metodologia sfrutta il potenziale dei videogiochi come mezzo di esplorazione emotiva». Così, per esempio, viene definita la Video Game Therapy, da poco introdotta dal Servizio per le dipendenze patologiche dell'Usl Valle d'Aosta.

 

Le sessioni si svolgono in un ambiente controllato in cui il paziente gioca con lo psicoterapeuta utilizzando videogiochi selezionati in base alle tematiche da affrontare. Come la cooperazione, l'empatia e la capacità di scelta. […]

 

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«I videogiochi offrono un ambiente virtuale, una palestra coinvolgente per la mente, in cui attuare comportamenti senza conseguenze "reali", con la possibilità di ripetere e correggere gli errori di valutazione, provare emozioni in modo interposto e, più in generale, vivere intere modalità di esistenza per altri versi inaccessibili, coltivando anche l'empatia. E essere più sereni» spiega Gerardo Di Carlo, psichiatra direttore del Servizio per le dipendenze patologiche dell'Usl Valle d'Aosta.

 

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Un gruppo di ricercatori dell'Università Milano-Bicocca ha rilevato come i videogiochi, possano essere dei facilitatori di cura per traumi, perché davanti a quel video ci sentiamo più liberi e tendiamo a limitare le reticenze. Da qui, la scelta di far diventare il videogioco un sostegno di cura per trattare casi di dipendenze, per il supporto ai giovani che non lavorano né studiano. I "ritirati sociali".

 

Ma anche per il disturbo da deficit di attenzione e i problemi di apprendimento. A firmare il lavoro Marcello Sarini, ricercatore di informatica del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca, Francesco Bocci, psicoterapeuta Adleriano, e Ambra Ferrari, esperta di ludonarrativa. […]

 

Dopo la sessione di gioco, si apre un colloquio per discutere le esperienze vissute nel gioco, i temi emersi e le loro correlazioni con la vita reale del paziente. I vantaggi: maggiore coinvolgimento del paziente, trattamento più motivante, una maggiore aderenza, abbassamento delle difese facilitando l'emergere di materiale psicologico altrimenti difficile da affrontare. […]

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L'ETÀ DIFFICILE

Diversa la lettura quando si parla di bambini e adolescenti: secondo i dati di un recente studio realizzato dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità, emerge che tra 11 e 17 anni il rischio di disturbo da uso di videogiochi vede coinvolto ben il 12% degli studenti (circa 480.000 studenti italiani). Il genere maschile è più colpito.

 

E dallo studio emerge un allarme: il gioco d'azzardo e i videogiochi sono sicuramente due attività distinte ma con un confine sempre più sfumato a causa di meccanismi simili presenti nei videogiochi che possono favorire comportamenti e dipendenze affini al gioco d'azzardo. […]

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2 - ALLA CONSOLE TI STRESSI DI MENO E SEI FELICE

Estratto dell’articolo di Elisabetta Marsigli per “MoltoSalute – il Messaggero”

 

Meno stress e meno ansia grazie ai videogiochi, che favoriscono la felicità e stimolano la creatività. Il 71% degli intervistati in Italia dichiara di videogiocare per rilassarsi, il 60% lo fa come antidoto all'ansia, il 49% per combattere la solitudine. È quanto emerge dallo studio, condotto su 24mila videogiocatori di 21 Paesi, The power of play coordinato dall'Esa, l'Entertainment software association in collaborazione con Video games Europe e Iidea (l'associazione di categoria dell'industria dei videogiochi in Italia) presentato a Pesaro.

 

Quasi un videogiocatore su due afferma di giocare per stimolare la mente. I generi più amati sono i puzzle game (51%), seguiti dai giochi d'azione (35%) e quelli basati su abilità o fortuna (33%). […]

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LA PROSPETTIVA

Ma come strumenti apparentemente ludici possono diventare alleati nell'educazione e nello sviluppo cognitivo? Oggi possono essere strumenti di connessione sociale, inclusione, crescita culturale, benessere ed educazione. A partire dal coding che viene utilizzato con efficacia da parte di educatori e insegnanti, in particolare quelli di sostegno, per venire incontro alle esigenze specifiche dei disturbi di apprendimento.

 

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«Ho avuto modo di confrontarmi con chi tratta questo argomento dal punto di vista pedagogico - afferma Alessandro Bogliolo, coordinatore scientifico di Cte Square e docente all'Università di Urbino (nella foto) - Gli elementi del coding sono particolarmente utili perché l'essenza della programmazione è quella di spiegare, in modo rigoroso, un procedimento a un computer affinché questo lo esegua».

 

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 «L'esercizio di spiegare il procedimento a una macchina riconosce la sua "stupidità", che senza il nostro aiuto non può fare nulla. È un esecutore ideale, perché non ha un'intelligenza propria. La nostra intelligenza e il rigore che la programmazione impone fanno invece ordine nei nostri pensieri consentendoci di comprendere noi stessi i procedimenti che cerchiamo di spiegare alle macchine meglio di quanto non li sapessimo prima».[…]

 

I videogiochi dunque aiutano l'apprendimento, ovviamente quando sono adeguati anche in base all'età del fruitore. «Si impara meglio giocando, quando si è coinvolti in esperienze che possono lasciare il segno, generando un'esperienza formativa efficace». […]

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