DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)
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La visita a Mosca del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, conferma che la guerra mondiale sarà pure a pezzetti, come sosteneva Papa Francesco, ma il fronte è unico: Iran, Russia e Cina giocano la stessa partita, e solo quel babbeo di Trump finge di non accorgersi del doppio gioco di Mosca e Pechino.
Ragguagliato Putin, uno dei suoi due padroncini, Araghchi sta avendo in queste ore contatti diplomatici fittissimi con Qatar e Arabia Saudita, mentre non interloquisce con Emirati arabi uniti e Bahrain, i due paesi che hanno firmato gli accordi di Abramo con Israele nel 2020.
Il pallino dei negoziati resta però in mano al Pakistan, che come scrive oggi sulla “Stampa” Francesco Semprini è diventato “il punto di equilibrio regionale.
Il premier Sharif sta investendo molto su questo ruolo, non per semplice prestigio internazionale ma per un interesse diretto. Il Pakistan ha bisogno che il confronto tra Iran e Stati Uniti non degeneri in una crisi più ampia.
Una destabilizzazione di Teheran o un allargamento dello scontro produrrebbero effetti immediati anche oltre confine, dentro un equilibrio interno già fragile”.
trump con netanyahu con i ministri degli esteri di bahrein e emirati arabi uniti
Anche se Trump prova ad alimentare una narrazione differente, il blocco prolungato dello stretto di Hormuz manda fuori giri il demente della Casa Bianca: è vero che le esportazioni greggio americane crescono (la scorsa settimana sono salite a una media di 5,2 milioni di barile al giorno, un milione in più dei sette giorni precedenti), ma il prezzo al gallone resta ai massimi degli ultimi anni.
Il motivo è semplice: in un mercato globale, il prezzo non si stabilisce a Washington, ma lo fa l’equilibrio tra domanda e offerta.
Insomma, Trump scatenando il caos in Medioriente ha fatto un favore ai grandi produttori, ma non a se stesso: gli elettori si vendicheranno alle urne alle elezioni di metà mandato di novembre…
ARAGHCHI, 'L'IRAN STA VALUTANDO RICHIESTA DI COLLOQUI DAGLI STATI UNITI'
(ANSA) - Gli Stati Uniti hanno proposto all'Iran colloqui e Teheran ora sta valutando questa opzione. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi in un commento all'emittente russa Vesti, commentando le dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump, il quale si definisce "vincitore". "Non ha raggiunto un singolo obiettivo. Ecco perché chiede i colloqui e ora stiamo valutando questa opzione", ha detto Araghchi.
ADESIVO DI DONALD TRUMP CHE HA FATTO SALIRE IL PREZZO DELLA BENZINA CON LE SUE GUERRE
MENTRE TRUMP FLIRTA CON PUTIN, “MAD VLAD” INCONTRA A MOSCA IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ABBAS ARAGHCHI: LA RUSSIA E L’IRAN, ENTRAMBE SOGGETTE A SEVERE SANZIONI OCCIDENTALI, HANNO SVILUPPATO NEGLI ULTIMI ANNI UNA RELAZIONE SEMPRE PIÙ STRETTA - ARAGHCHI INCONTRERÀ PUTIN PER "CONSULTARSI CON I FUNZIONARI RUSSI IN MERITO AGLI ULTIMI SVILUPPI DEI NEGOZIATI, DEL CESSATE IL FUOCO E DEGLI EVENTI CORRELATI" – COME DAGO DIXIT, TRUMP PENSA DI INVITARE PUTIN AL G20 A MIAMI PREVISTO A DICEMBRE, ANCHE PER VENDICARSI DEI LEADER EUROPEI…
HORMUZ, BLOCCO TOTALE TRUMP: “IL LORO PETROLIO COLLASSERÀ IN TRE GIORNI”
Estratto dell’articolo di Francesco Semprini per “La Stampa”
jared kushner shehbaz sharif foto lapresse
[…] All'indomani della visita a Islamabad del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il quadro negoziale è sospeso. Non c'è una rottura formale, ma una fase di attesa che congela tutto.
La delegazione americana che avrebbe dovuto muoversi per alimentare il confronto non è partita e, secondo diverse fonti, anche parte del dispositivo logistico statunitense starebbe progressivamente riducendo la propria presenza. Un segnale che viene interpretato come prudenza operativa dopo l'attentato, ma anche come una pausa tattica in una fase in cui Washington preferisce abbassare il profilo.
Il risultato è che il negoziato si sposta altrove, fuori dai tavoli ufficiali. Il presidente americano, parlando a Fox News, ha lasciato intendere che il canale resta comunque aperto: «Con l'Iran finirà presto. Se vuole, possiamo parlare. Lo faremo per telefono.
sticker di trump sulle pompe di benzina 3
Abbiamo linee sicure e affidabili. E il Pakistan rimarrà coinvolto nella mediazione».
Parole che certificano come Islamabad non sia più soltanto un interlocutore laterale, ma una componente riconosciuta del meccanismo diplomatico. […]
[…] Araghchi […] a Islamabad […] si è fermato solo poche ore prima di ripartire per Mosca. Un passaggio rapido ma significativo, che conferma il ruolo del Pakistan come snodo necessario tra i vari livelli della trattativa. Se Mosca resta il grande alleato strategico, Islamabad diventa il punto di equilibrio regionale.
Il premier Sharif sta investendo molto su questo ruolo, non per semplice prestigio internazionale ma per un interesse diretto. Il Pakistan ha bisogno che il confronto tra Iran e Stati Uniti non degeneri in una crisi più ampia. Una destabilizzazione di Teheran o un allargamento dello scontro produrrebbero effetti immediati anche oltre confine, dentro un equilibrio interno già fragile.
IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP
Il motivo principale è anche demografico e religioso. Il Pakistan ospita la più grande comunità sciita al mondo dopo l'Iran, una presenza che rende il rapporto con Teheran una questione di sicurezza nazionale prima ancora che di politica estera.
Conservare un canale solido con la Repubblica islamica significa evitare che le tensioni regionali si traducano in nuove fratture confessionali interne tra sunniti e sciiti. A pesare c'è poi la geografia. Il lungo confine comune impone cooperazione costante su sicurezza, traffici illegali, gruppi armati e controllo delle aree tribali. Anche nei momenti di maggiore attrito, come accaduto nei mesi scorsi con scambi militari lungo la frontiera, entrambi sanno che una rottura profonda sarebbe troppo costosa.
Così, mentre Washington rallenta e concentra con astuzia l'attenzione sulle proprie emergenze interne, Islamabad prova a mantenere aperto il tavolo.
IL VIDEO DEL BOMBARDAMENTO AL DEPOSITO DI MUNIZIONI DI ISFAHAN PUBBLICATO DA DONALD TRUMP


