“IL POTERE MAFIOSO, OGGI, NON CHIEDE APPARTENENZA: CHIEDE ACCESSO” – LIRIO ABBATE: “È IL CASO DELLA VICENDA CHE HA COINVOLTO ANDREA DELMASTRO: UNA SOCIETÀ CREATA A BIELLA, ‘LE 5 FORCHETTE’, PROPRIETARIA DELLA ‘BISTECCHERIA D’ITALIA’ A ROMA, DOVE, SECONDO L’ACCUSA, SAREBBERO STATI REINVESTITI CAPITALI DEL CLAN SENESE TRAMITE LA FAMIGLIA CAROCCIA, GIÀ CONDANNATA PER INTESTAZIONE FITTIZIA LEGATA ALLA STESSA ORGANIZZAZIONE. IL MECCANISMO È SEMPRE LO STESSO: UNA GIOVANE INCENSURATA COME SCHERMO, CAPITALI CHE ARRIVANO DA ALTROVE, SOCI CHE ENTRANO ED ESCONO, FORMALMENTE INCONSAPEVOLI, SOSTANZIALMENTE INSERITI IN UNA CATENA ECONOMICA CHE HA UNA REGIA. MICHELE SENESE NON È PIÙ SOLTANTO IL CAPO DI UNA STRUTTURA RADICATA NELLE PIAZZE DI SPACCIO. IL VERO POTERE È NELLA CAPACITÀ DI PRODURRE, SPOSTARE, RIPULIRE DENARO...”
Estratto dell’articolo di Lirio Abbate per www.repubblica.it
delmastro bisteccheria d italia
A Roma il potere non è mai solo politica. È denaro, è relazione, è capacità di entrare nei circuiti giusti senza farsi vedere. E dentro questo sistema Michele Senese resta uno dei nomi che contano. Uno dei re di Roma. Non è più l’uomo delle pistole e delle guerre di mafia. Non è solo quello. È diventato altro: un imprenditore criminale globale, uno che ha capito prima degli altri che il vero potere non è controllare una piazza di spaccio, ma i soldi che quella piazza produce.
Si muove sottotraccia, dentro i flussi di denaro, nei rapporti tra politici, imprenditori e faccendieri, nelle relazioni che tengono insieme pezzi di economia legale e capitale criminale. È in questo spazio opaco che continua a esistere, e a contare, Michele Senese. È in questo spazio che il denaro cambia pelle e i nomi si nascondono dietro prestanome, che il sistema di questo boss incrocia anche pezzi della politica. Non con relazioni dirette, quasi mai. Ma attraverso società, quote, intestazioni formali.
È il caso della vicenda che ha coinvolto Andrea Delmastro Delle Vedove: una società creata a Biella, “Le 5 Forchette”, proprietaria della “Bisteccheria d’Italia” a Roma, dove, secondo l’accusa, sarebbero stati reinvestiti capitali del clan Senese tramite la famiglia Caroccia, già condannata per intestazione fittizia legata alla stessa organizzazione.
Il meccanismo è sempre lo stesso: una giovane incensurata come schermo, capitali che arrivano da altrove, soci che entrano ed escono, formalmente inconsapevoli, sostanzialmente inseriti in una catena economica che ha una regia. Non è necessario che la politica sappia. È sufficiente che entri. Perché il potere mafioso, oggi, non chiede appartenenza: chiede accesso.
[...] Michele Senese [...] non è più soltanto il capo di una struttura radicata nelle piazze di spaccio. [...] Il vero potere è altrove: nella capacità di produrre, spostare, ripulire denaro.
Le carte giudiziarie descrivono un modello stabile. Il clan interviene nelle crisi finanziarie delle imprese, offre liquidità, rileva debiti.
Non è assistenza, è acquisizione di controllo. L’imprenditore salvato diventa dipendente. Le aziende entrano in una rete che consente di reimmettere nel circuito economico i proventi del traffico di droga. [...] Questo sistema non si interrompe con la detenzione del capo. [...] È un potere che si esercita per delega, ma resta centralizzato. La famiglia, allargata e coesa, garantisce continuità. Moglie, figli, uomini fidati [...]
La dimensione romana, tuttavia, non basta più. Gli atti giudiziari indicano con chiarezza una proiezione nazionale e internazionale. Milano è uno dei nodi principali. Qui il gruppo non si impone con metodi tradizionali. Non serve. Si insinua nell’economia, utilizza società, professionisti, strumenti finanziari. [...]
ELENA CHIORINO E ANDREA DELMASTRO AL RISTORANTE BAFFO DI MAURO CAROCCIA NEL 2023
Il salto di qualità è nella gestione del riciclaggio. E qui emerge una figura chiave: Tonino Leone. Secondo le autorità svizzere, Leone avrebbe operato come intermediario finanziario del clan, costruendo architetture societarie funzionali al trasferimento e alla pulizia dei capitali.
Società registrate a Ginevra, conti bancari aperti presso istituti di primo livello, operazioni di trasferimento verso entità italiane riconducibili alla rete Senese. Le cifre non sono episodiche: centinaia di migliaia di euro, fino a importi milionari. [...]
Non si tratta di episodi isolati. L’indagine evidenzia una struttura stabile: immobili acquistati per conto di esponenti del clan, società utilizzate per fornire copertura lavorativa e residenziale, fondi trasferiti anche verso l’est Europa. Una parte delle risorse viene investita in Romania, altra prova di una strategia di diversificazione e protezione del capitale.
Questa è la nuova forma del potere criminale. Non più visibile, non immediatamente percepibile. Non ha bisogno di territori esclusivi, ma di accesso ai mercati. Non impone, si insinua.
[...] Il denaro nasce ancora dalle attività tradizionali: traffico di stupefacenti, estorsioni, usura. È lì che si genera la liquidità che alimenta il sistema. La differenza è che oggi quella liquidità non resta nei circuiti criminali. Viene trasformata.
[...] Un imprenditore che entra nel circuito Senese può continuare a operare formalmente nella legalità, ma diventa parte di un sistema che risponde ad altre logiche.
In questo senso, il nome di Senese conserva una funzione decisiva.
Non è solo un riferimento operativo. È una garanzia. Nel mercato criminale, dire di essere “in affari con Senese” equivale a esibire una protezione, una forza finanziaria, una capacità di intervento. [...]
Il dato, più di ogni altro, è questo: il potere non si è ridotto. Si è raffinato.
mauro caroccia
IL LOGO DI BISTECCHERIA DITALIA IL RISTORANTE DI ANDREA DELMASTRO CON LA FIGLIA DI MAURO CAROCCIA




