vladimir putin angela merkel north nord stream 2

L’ULTIMO REGALINO DELLA MERKEL ALL’EUROPA - L’AZIENDA DI STATO RUSSA GAZPROM HA ANNUNCIATO IL COMPLETAMENTO DEL GASDOTTO “NORD STREAM 2”, CHE ENTRERÀ IN FUNZIONE ENTRO LA FINE DELL’ANNO. È UNA DELLE PIÙ GRANDI VITTORIE GEOPOLITICHE DI PUTIN DEGLI ULTIMI ANNI, CHE AVRÀ MOLTE CONSEGUENZE ANCHE PER L’ITALIA - L’UE COME AL SOLITO HA DOVUTO CHINARE IL CAPO AGLI INTERESSI TEDESCHI. ALLA FINE HA DECISO LA MERKEL. E PURE SCHRODER, PASSATO DALLA CANCELLERIA TEDESCA AL CONSORZIO CHE HA COSTRUITO IL GASDOTTO…

 

Jacopo Iacoboni per www.lastampa.it

angela merkel vladimir putin

 

L’annuncio ufficiale è arrivato in forma anodina e per nulla trionfalistica da parte di Gazprom: “Il secondo e ultimo troncone del Nord Stream 2, il gasdotto che porterà il gas russo in Germania, è stato ultimato. Entrerà in funzione entro la fine dell’anno”.

 

Ma è innegabile che il completamento del gasdotto che collega Russia e Germania sia una delle più grandi vittorie geopolitiche del sistema di Putin. Una vittoria che sarà gravida di conseguenze, anche in Italia.

 

schroeder gazprom

Uno degli ingegneri che lavorarono all’altro gasdotto, Blue Stream – quello che attraverso il mar Nero, in partnership con l’italiana Eni – spiega a La Stampa che “gli effetti di questa operazione nel Nord si faranno sentire in prospettiva anche sulle forniture italiane, perché adesso Gazprom può irradiare con estrema facilità non solo nell’area baltica, ma anche in tutte le diramazioni secondarie fino alla Polonia e alla Germania meridionale.

 

nord stream 2

Indubbiamente si rafforza la posizione russa in tutta Europa, non solo in Germania, non solo per l’aver costruito l’infrastruttura, ma soprattutto come fornitore”. Traducendo un po’ brutalmente: ora l’Europa dipende in maniera assai più pesante da Mosca.

 

zelensky merkel macron putin

Secondo i dati più recenti, la Germania, prima del Nord Stream 2, importava dalla Russia 42,7 miliardi di metri cubi. Le previsioni del solo Nord Stream 2 sono di trasportare 55 miliardi di metri cubi di gas, che arriveranno a Greifswald, nella Germania nord orientale, partendo da Ust Luga, 160 chilometri a sud ovest di San Pietroburgo.

vladimir putin angela merkel

 

Duecentomila tubi connessi tra loro che attraverseranno il Baltico per 1224 chilometri. L’Italia, per capirci, importa dalla Russia circa il 40% del fabbisogno nazionale di gas, ossia 18,3 miliardi di metri cubi di gas.

 

Il resto ci arriva dall'Algeria, il 25, e dalla Libia, al 6%. Il recente avvio del Tap, contestatissimo per lungo tempo dal M5S, il partito più filorusso d’Italia per lungo tempo, tuttora al potere, dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi all’anno in Italia, e in origine poteva diminuire un po’ la dipendenza dell’Italia da Mosca. Ragion per cui, almeno all’inizio, i russi non lo amavano, ma questa sarebbe un’altra storia.

NORD STREAM

 

Il primo paese a essere indebolito del Nord Stream 2 è ovviamente l’Ucraina, che viene adesso quasi totalmente bypassata nelle forniture del gas in Europa. E anche la Polonia certamente ne ricava un danno. Quando, in agosto, Angela Merkel ha visto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, gli ha ripetuto la rassicurazione (e un po’ esortazione) che la Russia «non deve usare il Nord Stream 2 come un’arma».

 

GERHARD SCHRODER CON IL WURSTEL

Il fatto è che è stata proprio la Cancelliera a dare il via libera finale all’opera, nonostante la forte battaglia iniziale di Joe Biden contro il gasdotto (a suon di sanzioni americane contro le imprese coinvolte e le navi posatubi nell’ultimo tratto del Baltico tedesco).

 

In questo modo, non c’è dubbio, Merkel ha fatto pendere l’ago della bilancia europea dalla parte di Putin (sia pure offrendo compensazioni all’Ucraina e garanzie che la Nato interverrà in difesa di Kiev, se ce ne sarà bisogno). Lascito politico impegnativo e ingombrante, per Merkel. Il presidente ucraino non era apparso assai rassicurato, quando ha ripetuto «consideriamo questo progetto esclusivamente attraverso il prisma della sicurezza e lo consideriamo una pericolosa arma geopolitica del Cremlino».

Gasdotto nord stream

 

L’Alto Rappresentante dell’Ue per la politica energetica Josep Borrell spiega che il Nord Stream 2 «non è un progetto dell’Ue, è un progetto della Germania». Ma a conti fatti ha deciso Merkel, e del resto è tutta l’Europa che ricava un lucrosissimo affare coi russi, e naturalmente da oggi ne sarà, dove più, dove meno, condizionata.

 

Per capirci, Gazprom comunica quali sono le joint venture nate nell’operazione Nord Stream 2: OMV AG è il principale partner di Gazprom, in Austria. Nel 2018 le due aziende hanno firmato un Memorandum di cooperazione strategica. Se l’area germanica è lo sbocco a nord del gasdotto, l’area austriaca è principale partner industriale.

 

E non solo: nel giugno 2018 è stato firmato un accordo per estendere fino al 2040 il contratto tra Gazprom Export e OMV Gas Marketing & Trading GmbH per le forniture di gas russo all'Austria. L’anno prima, “Nord Stream 2 AG” aveva firmato accordi con ENGIE (Francia), OMV (Austria), Royal Dutch Shell (Olanda), Uniper (Dusseldorf) e Wintershall (Kassel) per fornire finanziamenti per il 50% del costo totale del progetto.

 

Mezza Europa aveva già ampiamente collaborato con l’operazione putiniana. Senza contare che i tubi per la prima stringa del gasdotto sono stati prodotti solo al 25 per cento in Russia (da Vyksa Steel Works), e per la gran parte, 75 per cento, in Germania (da Europipe). Il Nord Stream 2 ha tubi prodotti al 25% in Russia (OMK), al 65 in Germania (Europipe), e ci ha aggiunto il 10 per cento del Giappone (Sumitomo). L’Italia è entrata in questa partita solo con una commessa di Saipem, 370 milioni di dollari, in fondo marginale rispetto alla portata enorme dell’operazione.

 

putin e merkel

La Francia, che invece ha un boccone ghiottissimo (attraverso Engie), con il segretario di stato francese per gli affari europei, Clement Beaune, aveva chiesto a marzo  «l'abbandono» del Nord Stream 2 dopo l’avvelenamento in Russia di Alexey Navalny, e la fortissima repressione sui suoi sostenitori in protesta.

 

putin schroeder

Mario Draghi è apparso invece marciare d’intesa con Merkel: l’Italia non ha fatto grandi problemi all’alleato tedesco. Il che ha consentito a Putin, nel messaggio che ha inviato nel fine settimana scorso a Cernobbio all’apertura del Forum Ambrosetti, di continuare a dipingere Roma con queste parole: «L’Italia è tradizionalmente per noi un partner di grande rilevanza. Siamo interessati a sviluppare ulteriormente questo costruttivo dialogo».

 

VLADIMIR PUTIN IGOR SECHIN

Certo un gasdotto è una partita di infrastruttura, ma anche ovviamente di forniture e di politica. E qui si sta mostrando, ci dice una importante fonte russa, quanto sia relativamente facile per Mosca circumnavigare non solo le sanzioni, ma le stesse norme europee che spesso non sono ben congegnate, per usare un eufemismo: Putin potrebbe aggirare le regole Ue su Nord Stream facendo entrare tra i fornitori, oltre Gazprom, anche Rosneft di Igor Sechin.

 

NORD STREAM

Ex spia del KGB (fin dai tempi in cui serviva nell’agenzia proprio Putin, a Dresda), poi di fatto portaborse e assistente di Putin e San Pietroburgo, Sechin – nonostante sia investito dalla prima ondata di sanzioni europee, quella del 2014, contro gli oligarchi russi – viene omaggiato ogni anno al Forum di Verona, dove nella stagione di Lega e M5S trionfanti è anzi stato una autentica stella.

 

Il ceo di Rosneft ha inviato una lettera a Vladimir Putin chiedendo formalmente che 10 miliardi di metri cubi di gas attraverso Nord Stream 2 siano esportati proprio da Rosneft. Esiste in effetti un regolamento energetico europeo che vieta a un'azienda proprietaria di un gasdotto di rifornirlo per più del 50% con il proprio gas.

igor sechin

 

A fine agosto, un tribunale tedesco ha sentenziato che il consorzio Nord Stream 2 non è esente dalle norme dell'Unione europea, sembrava una sentenza europeista e tesa ad arginare lo strapotere russo, in realtà Gazprom – costretta a riempire 27,5 miliardi di metri cubi con gas di altri produttori – ha aperto una discussione (secondo fonti qualificate de La Stampa) proprio con l’altro gigante russo. Il 2 settembre il ministro dell'Energia russo Aleksandr Novak ha dichiarato a Interfax che il governo aveva ricevuto una richiesta da Rosneft. Una decisione non è stata ancora presa, ma tutto va in quella direzione. Il rubinetto del riscaldamento dell’Europa nelle mani di Putin, Alexej Miller (ceo di Gazprom) e Igor Sechin.

Gasdotto nord stream

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)