rachid saiad

L’EROE DIMENTICATO – SALVO’ MADRE E FIGLIA DALL’AUTO CHE STAVA PRENDENDO FUOCO. IERI I VIGILI GLI HANNO PORTATO VIA ANCHE LA MACCHINA IN CUI VIVEVA PERCHE’ NON ERA ASSICURATA. E’ ACCADUTO ALLA PERIFERIA NORD DI TORINO A RACHID SAIAD, ORIGINARIO DI CASABLANCA – “UNA VOLTA ERO IL PRIMO, AIUTAVO I POVERI. ANDAVO IN GIRO IN CAMICIA BIANCA. OGGI SONO L'ULTIMO DEGLI ULTIMI E MI VERGOGNO DI CIÒ CHE SONO DIVENTATO”

Lodovico Poletto per la Stampa

 

rachid saiad

Viveva e dormiva dentro un'auto, come tanti disperati in ogni città. Come capita a chi non ha più nulla. A chi ha sbagliato e ha perso la strada. A chi la fortuna ha voltato le spalle. Periferia Nord di Torino, posteggio davanti alla stazione Rebaudengo. Qui da mesi campava Rachid. Nessun problema con la gente della zona, anzi. Per lui si erano anche mobilitati in tanti. E così, quando ancora faceva freddo, capitava che arrivassero in processione: «Ti ho portato un po' di pasta calda». «Ti ho portato una maglia».

 

E lui, Rachid Saiad, classe 1976, originario di Casablanca, ringraziava, a volte raccontava qualcosa del suo passato: «Una volta ero il primo, aiutavo i poveri. Andavo in giro in camicia bianca. Oggi sono l'ultimo degli ultimi e mi vergogno di ciò che sono diventato». Poi, qualcuno della zona, ha scoperto che quel ragazzo coperto di stracci, con la barba lunga, ma con un eloquio più che brillante, qualche anno prima era stato anche un eroe, a modo suo. Aveva salvato una mamma e una bambina dall'auto - capottata fuori strada - che stava prendendo fuoco.

rachid saiad auto

 

Era accaduto a Ivrea, dove allora lavorava e aveva una famiglia. Ed è diventato l'eroe dimenticato. Non che allora gli avessero tributato onori, elargito encomi o premi, ma quantomeno era stato celebrato sui giornali locali. Quando la sua storia s' è saputa ci sono state donazioni, proposte di lavoro. Parole di speranze. Un imprenditore gli ha offerto un'opportunità vera. Uno spiraglio per una Pasqua diversa. Ma questa non è una storia a lieto fine, almeno per ora. Ieri, giorno della vigilia di Pasqua, mentre il lino che avvolse il Cristo risorto, la Sindone, era protagonista di una ostensione via web e tv, in quel posteggio sono arrivati i vigili urbani. E poi è arrivato un carroattrezzi. Che ha agganciato l'auto dove dormiva Rachid, l'ha caricata e portata via.

 

«È senza assicurazione, in strada non può stare». Ma è qui da mesi, ha protestato lui. Il Codice, però, non ammette deroghe per nessuno. Neanche nella città dei santi sociali, di Don Bosco e di Cottolengo. E i rinvii per Pasqua non sono contemplati. Via l'auto, via le coperte. E i vestiti, vecchi e brutti e forse anche stracciati. «Qui non può restare. Va in deposito. Ci saranno multe da pagare». Ora non è che Rachid questo non lo sapesse: la polizia municipale glielo aveva detto qualche giorno fa. Ma, se nella vita non hai alternative, non puoi che resistere dove sei. E lui era rimasto lì. Lì aveva incontrato Fabrizio, l'imprenditore che si è fatto in quattro per lui. E lì aveva parlato con altre persone venute a conoscerlo. Aveva pure ricevuto un messaggio da uno dello staff della vicesindaca: «Quando puoi ci sentiamo rispetto alla tua situazione».

 

rachid saiad

Le divise della municipale, però, hanno anticipato tutti. Con cortesia, per carità, ma senza complimenti. Come avevano fatto qualche mese fa quando, un mattino, avevano accompagnato quelli dell'azienda che si occupa di raccolta rifiuti a raccattare e gettare materassi e coperte dei disperati che dormono sotto i portici del centro. Nessun abuso, vero. Ma il cuore e la solidarietà sono un'altra cosa. In quei giorni Bezzon, il comandante della municipale, aveva dettato la linea sui senza tetto, con parole sprezzanti: «Se non beccano un euro, se ne andranno».

 

Rachid non chiedeva neanche la carità. Lo hanno lasciato in mezzo a una strada il mattino della vigilia di Pasqua. L'unico che è corso da lui è Fabrizio, l'imprenditore che vuole assumerlo. Gli ha pagato 3 o 4 giorni in un bed & breakfast. Poi si vedrà. I vigili urbani non si sono più visti. 

 

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