“L’EX ILVA È STATA SACCHEGGIATA” – L'OBIETTIVO DI ARCELORMITTAL NON SAREBBE STATO IL RILANCIO DEL PIÙ GRANDE SITO SIDERURGICO NAZIONALE, MA LA “DISTRUZIONE SOSTANZIALE” DELL'EX ILVA DI TARANTO. È QUANTO SCRIVONO I COMMISSARI STRAORDINARI NELLA RELAZIONE CONSEGNATA IN PROCURA, CHE HA DATO VIA ALLA NUOVA INCHIESTA PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA. INDAGATA È L'EX PRESIDENTE E AD DI ARCELORMITTAL ITALIA E POI DI ACCIAIERIE D'ITALIA, LUCIA MORSELLI – I COMMISSARI DENUNCIANO “UNA PREORDINATA STRATEGIA PREDATORIA AL FINE DI CAGIONARE IL SISTEMATICO DRENAGGIO DI RISORSE A VANTAGGIO DI ARCELORMITTAL” – LE ANOMALIE NEI BILANCI: “DAL 2018 AL 2024 PERDITE SOTTOSTIMATE PER 362 MILIONI”
Estratto dell’articolo di Monica Serra e Andrea Siravo per “La Stampa”
L'obiettivo di ArcelorMittal non sarebbe mai stato il rilancio del più grande sito siderurgico nazionale, ma la «distruzione sostanziale» dell'ex Ilva di Taranto. Non usano mezzi termini i commissari straordinari che, a giugno, hanno depositato in procura la relazione che ha dato via alla nuova inchiesta per bancarotta fraudolenta.
Indagata è l'ex presidente e amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia e poi di Acciaierie d'Italia, Lucia Morselli. Nell'atto di citazione, depositato alla sezione speciale Imprese del Tribunale di Milano nell'ambito della causa civile da 7 miliardi, che di fatto riassume il contenuto del documento trasmesso al procuratore aggiunto Roberto Pellicano e al sostituto Luigi Luzi, gli avvocati Andrea Zoppini, Giulio Angeloni e Vincenzo Di Vilio dipingono quello che definiscono il «saccheggiamento» dell'azienda, tramite «un'azione di governo societario sistematicamente e dolosamente preordinata al perseguimento di interessi estranei a quello della società».
stabilimenti ex ilva a taranto
E in particolare di «una specifica e preordinata strategia predatoria volta ad assumere la gestione dei complessi aziendali di Ilva» al fine di «cagionare il sistematico e progressivo drenaggio di risorse e sviamento dei rapporti con la clientela da Adi a vantaggio del Gruppo ArcelorMittal».
È lungo l'elenco di presunte «condotte di mala gestio» che hanno portato alla dichiarazione dello stato di insolvenza, nell'ottica dei commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, che i consulenti nominati dai pm dovranno analizzare. [...]
In primis, dopo la nomina di Morselli, la creazione di «una vera e propria struttura di governo societario parallela a quella formalmente in carica» che avrebbe adottato una serie di decisioni di «carattere strategico, agevolando il perseguimento di interessi estranei a quelli della società e coincidenti» con quelli del socio di maggioranza.
Una prova, nella ricostruzione accusatoria tutta da dimostrare, sarebbe l'analisi della casella di posta elettronica dell'ex ad Morselli, che avrebbe il più delle volte utilizzato la mail personale al posto di quella aziendale. Dagli scambi emergerebbe la figura di una consulente esterna che viene definita la sua «longa manus» e che avrebbe operato «come soggetto plenipotenziario a diretto riporto dell'ad all'interno dell'azienda e nei rapporti con i terzi», tra cui alcuni fornitori.
C'è poi un capitolo relativo alle presunte «anomalie» nei bilanci aziendali redatti dall'allora management. In base a «una corretta contabilizzazione» sarebbe stata stabilita «una sottostima delle perdite registrate da Adi e non contabilizzate - riferibili al periodo dal 18 maggio 2018 al 29 febbraio 2024 - per un importo pari a 362 milioni di euro.
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Alla gestione Morselli - assistita dagli avvocati Giuseppe Iannaccone e Daniele Ripamonti, che ribadiscono la sua assoluta correttezza ed estraneità ai fatti - viene imputato anche di non aver fatto gli investimenti necessari per la manutenzione degli impianti produttivi. Quando i commissari straordinari nel 2024 hanno preso il controllo dell'azienda - a loro dire - hanno dovuto investire più soldi (200 milioni di euro più altri 199 di extraspese) di quanti ne hanno spesi nei quattro anni precedenti i loro predecessori.
L'inerzia nell'effettuare gli interventi necessari che avrebbero evitato un degrado delle strutture produttive, si legge nell'atto, «ha esposto la società al rischio (puntualmente verificatosi) di ridurre i volumi di produzione, con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di mancati ricavi».
L'entità della perdita stimata dai commissari, per il periodo che va dalla fine febbraio del 2024 a metà dell'ottobre del 2025, si attesta intorno a 1,118 miliardi di euro. [...]




