“GIÀ DOPO UN'ORA DALL’ATTACCO, L'IRAN HA LANCIATO LE PRIME ONDATE DI MISSILI DI RAPPRESAGLIA. SIGNIFICA MOLTE COSE” – GIORDANO STABILE: “DOPO LA BATOSTA NEL PRIMO GIORNO NELLA GUERRA DEL GIUGNO 2025 LA REPUBBLICA ISLAMICA SI È PREPARATA A UN SECONDO ROUND CON L'AIUTO DEI CINESI. TECNICI E MILITARI DI PECHINO HANNO FORNITO A TEHERAN UNA INFRASTRUTTURA DIGITALE, BASATA SUL SISTEMA SATELLITARE BEIDU, IN GRADO DI DECENTRARE LA CATENA DI COMANDO, COMUNICARE E AGIRE SOTTO I BOMBARDAMENTI, CONDURRE CONTRATTACCHI IMMEDIATI. I PRIMI SI SONO CONCENTRATI CONTRO LE BASI AMERICANE NEL GOLFO, IN IRAQ E GIORDANIA. L'OBIETTIVO NON SONO LE PETROMONARCHIE MA È COLPIRE I RADAR DI PRIMO AVVERTIMENTO CHE SEGUONO LE TRAIETTORIE DEI MISSILI BALISTICI E PERMETTONO UNA DIFESA PIÙ EFFICACE DI ISRAELE”
Giordano Stabile per “la Stampa”
A differenza che nel 2003, quando si trattava di rovesciare il regime di Saddam Hussein in Iraq, Stati Uniti e Israele hanno evitato di evocare o costruire "pistole fumanti", come le famigerate "armi chimiche", le centrifughe per l'arricchimento dell'uranio «grandi come lavatrici e nascoste nelle case», o la boccettina di antrace di Colin Powell all'Onu.
L'Intelligence è stata molto cauta. I Servizi americani hanno mostrato a Trump come il programma missilistico iraniano potrebbe arrivare a produrre vettori in grado di colpire gli Usa «entro dieci anni». Non hanno dato scadenze per l'eventuale realizzazione di una bomba atomica e solo riferito che il programma è stato «riavviato». A questo punto Trump ha rotto gli indugi e indicato come motivazione la necessità di rovesciare la Repubblica islamica. La verità, per una volta.
L'attacco non è stato preparato sulla base di un'alleanza regionale. Sia nel 1991 che nel 2003 gli Stati Uniti si erano premurati di aggregare alleati europei e regionali prima di scatenare l'attacco. E avevano evitato un coinvolgimento diretto di Israele, per non alienarsi le opinioni pubbliche in Medio Oriente. Questa volta la guerra è israelo-americana, non ha l'appoggio ufficiale di alcun Stato arabo o musulmano, è costretta a usare come punti di partenza le basi nello Stato ebraico e le portaerei.
Già dopo un'ora l'Iran ha lanciato le prime ondate di missili di rappresaglia. Significa molte cose. Dopo la batosta nel primo giorno nella guerra del giugno 2025 la Repubblica islamica si è preparata a un secondo round con l'aiuto soprattutto dei cinesi. Tecnici e militari di Pechino hanno fornito a Teheran una infrastruttura digitale, basata sul sistema satellitare Beidu, in grado di decentrare la catena di comando, comunicare e agire sotto i bombardamenti, condurre contrattacchi immediati.
I primi si sono concentrati soprattutto contro le basi americane nel Golfo, in Iraq e Giordania. L'obiettivo non sono le petromonarchie ma è colpire i radar di primo avvertimento che seguono le traiettorie dei missili balistici e permettono una difesa più efficace di Israele. I Pasdaran sperano di indebolire la rete radar Usa e poi colpire Tel Aviv con missili più veloci e potenti.



