franco barbato manuela

L’ISLAM CHE E’ IN NOI - LA FIGLIA DELL’EX DEPUTATO IDV FRANCO BARBATO SI CONVERTE ALL’ISLAM RADICALE, HA CAMBIATO IL NOME IN AYSHA E SI E’ TRASFERITA IN INDIA CON IL MARITO: “L’HIJAB E’ LA MIA STRADA. NE SONO ORGOGLIOSA E DIFENDE LA PUREZZA DELLA MIA ANIMA. CHI SONO IO PER OPPORMI?”

Simone Di Meo per www.ilgiornale.it

 

FRANCO BARBATO FRANCO BARBATO

Un giorno Manuela è diventata Aysha. Era prossima alla laurea, la figlia dell'ex deputato IdV Franco Barbato, quando decise di convertirsi all'Islam e iniziare a indossare l'hijab, il velo integrale che le donne usano in Arabia Saudita e nelle comunità religiose più radicali.

 

Dopo gli studi all'Università «L'Orientale» di Napoli, la giovanissima Manuela Barbato si è trasferita in India col marito. Sul suo profilo pubblico Facebook, sono visibili le foto della sua «nuova» vita, quella trascorsa nel segno del Profeta. Lei che indossa i vestiti della tradizione musulmana. Lei che spinge il carrozzino. Lei seduta alla mensa. E ancora immagini della Mecca e di animali esotici, leoni e cobra ed elefanti. «L'hijab è la mia strada, la strada che ha scelto per me Allah. Ne sono orgogliosa e difende la purezza della mia anima. È la legge divina, chi sono io per oppormi?» recita un messaggio sulla sua bacheca.

MANUELA BARBATO MANUELA BARBATO

 

Da qualche mese Aysha è tornata nella casa paterna, a Camposano. Un piccolo paesino di cinquemila anime in provincia di Napoli. L'esperienza all'estero non le ha fatto però perdere il gusto della propaganda politica ora che il papà, terminata la scoppiettante esperienza romana, sta tentando la corsa per diventare sindaco. E ogni tanto posta un santino elettorale di «Risorge Camposano» ma senza grandi consensi in termini di «like» dai suoi nuovi amici.

 

Franco Barbato è stato il più imprevedibile dei parlamentari della stagione 2008-2013, quella del dipietrismo feroce e della caccia alla Casta. Quando alcuni black-bloc provarono a entrare alla Camera per organizzare una protesta con tanto di lancio di monetine verso l'emiciclo durante i lavori di Montecitorio, i sospetti caddero sulla sua regia anche se lui ha sempre negato. Era l'ottobre 2011. Un paio di mesi più tardi, Barbato divenne un «agente provocatore» per conto della trasmissione «Gli Intoccabili».

MANUELA BARBATO E IL MARITOMANUELA BARBATO E IL MARITO

 

Nascose sotto la cravatta una telecamerina e un piccolo microfono e andò alla ricerca di casi di corruzione politica tra i suoi colleghi. Nella trappola cadde Antonio Razzi, appena passato al centrodestra dopo la parentesi nel partito del Gabbiano. La sua voce registrata finì in diretta su «La7» scatenando il finimondo. Non ci volle molto però perché Franco rompesse pure con «Italia dei Valori» scegliendo la strada dell'autonomia da tutto e da tutti. Sul tramonto della legislatura, venne espulso dall'aula per aver utilizzato frasi volgari per attaccare la maggioranza.

MANUELA BARBATOMANUELA BARBATO

 

Fu allora che si avvicinò al sedicente «Partito pirata italiano» per portare a conclusione due proposte di legge, una sulla trasparenza nelle istituzioni e un'altra sulla riforma della Siae. Dopo la mancata rielezione, ha ripreso a fare l'assicuratore insieme al figlio primogenito.

 

Ma erano altri tempi. Oggi divide la passione politica con le incombenze del nonno e le preoccupazioni del genitore. «Vivo questa conversione non male, ma malissimo racconta a Il Giornale perché è una religione troppo dura, troppo radicale, troppo rigida. È una religione integralista. L'ho constatato di persona, mia figlia vive con me. La vedo tutti i giorni. Quando è l'ora della preghiera, addirittura non si bada nemmeno ai bambini.

FRANCO BARBATO E ANTONIO DI PIETRO FRANCO BARBATO E ANTONIO DI PIETRO

 

MANUELA BARBATO    MANUELA BARBATO

Per questo, mi è capitato di arrabbiarmi con lei. Se un bambino piange, significa che ha bisogno di qualcosa, ha bisogno della mamma. Questo è fanatismo. Questo è il dolore che provo per questa sua scelta di vita». Qualche mese fa, in chiesa, Aysha non gli ha stretto nemmeno la mano in segno di pace, al termine della messa. «Immaginate come può sentirsi un padre».

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