“LA FIGA, SE NON CI FOSSE, BISOGNEREBBE INVENTARLA” – CRUCIANI E L'ODE ALLA PUCCHIACCA: “SEMBRA INCREDIBILE CHE NEL PAESE CHE HA INVENTATO UN CALENDARIO PIRELLI, CHE HA COSTRUITO DECENNI DI TELEVISIONE COMMERCIALE SULL'ESPOSIZIONE DEL CORPO FEMMINILE, SI DEBBA AVERE PAURA DI PRONUNCIARE QUELLA FORMULA MAGICA QUANDO CI STUPIAMO DELLA BELLEZZA: “GUARDA CHE FIGA!” - OGGI SAREBBE FINITO AL PATIBOLO PURE EZIO VENDRAME, IL CALCIATORE POETA, CHE NEGLI ANNI SETTANTA DECLAMÒ: “IO AMO LA TUA FIGA, NON SOLO PERCHÉ È TUA, MA PERCHÉ È LA TUA”: UN ATTO D'AMORE VERSO LA DONNA CHE LE FEMMINISTE INCHIODEREBBERO DI QUESTI TEMPI COME SESSISMO MACHISTA – PS: TUTTI NOI MALATI CRONICI LO SAPPIAMO: ANCHE QUANDO SMETTEREMO DI FREQUENTARLA, CONTINUEREMO A PARLARNE E A PENSARLA PER SEMPRE - IL LIBRO
Dal “Libertà – Tutto Cruciani dalla A alla Z”, di Giuseppe Cruciani (Cairo Editore)
Figa. Parola che fa inorridire i benpensanti, i moralisti col ditino alzato e il rimprovero sempre in canna, i paladini del politicamente corretto e già questo basterebbe a renderla degna di rispetto.
Termine volgare, dicono. Certo. Come sono «volgari» tutte le parole che dicono la verità senza i fronzoli del perbenismo. Nella lingua italica ci sono moltissimi eufemismi che si possono utilizzare per non offendere nessuno, ma finiscono per non dire niente a nessuno.
«Figa», invece, dice esattamente quello che vuole dire. Niente parafrasi, niente perifrasi, niente giri di parole.
E in un Paese che ha fatto dell'ipocrisia una forma d'arte, questo è quasi un atto rivoluzionario.
Oggi sarebbe finito al patibolo pure Ezio Vendrame, il calciatore poeta di Casarsa della Delizia, che negli anni Settanta declamo: «lo amo la tua figa, non solo perché è tua, ma perché è la tua»: un atto d'amore verso la donna che le femministe inchioderebbero di questi tempi come sessismo machista.
Sembra incredibile che nel Paese che ha inventato un calendario Pirelli, che ha costruito decenni di televisione commerciale sull'esposizione del corpo femminile, che ha sdoganato con la sua comicità ogni torma di allusione purché travestita da battuta, da doppio senso, si debba avere paura di pronunciare quella formula magica quando ci stupiamo della bellezza: «Guarda che figa!». Sembra incredibile che ci siamo inchinati al politicamente corretto delle femministe radical chic che storcono il naso se usi il termine diretto, senza veli.
La figa, comunque, non ha nazionalità né razza. La figa non è né di destra né di sinistra. È democratica e accogliente. La figa è causa e soluzione di molti problemi. Quando piove da quelle parti, si preannuncia una giornata bellissima. Quando da quelle parti scorre il sangue, la tragedia coinvolge anche i vicini. Tutti noi proveniamo da una figa, anche chi odia le donne ci ha passato nove mesi e, appena ne è uscito, ha pianto.
Certo, la figa è stata vittima del consumismo: l'hanno ormai privata del folto ciuffo che la accompagnava, la impreziosiva, la rendeva misteriosa come alcuni manieri medievali, e in fondo originale rispetto alle altre. Causa di numerose guerre, dona spesso la pace. «La figa», come diceva quello slogan, «se non ci fosse, bisognerebbe inventarla.» C'è infatti chi la ricrea, usando il bisturi e modellando ciò che resta dello scroto nelle transizioni da uomo a donna.
Mi pare una bella attività, a metà tra la chirurgia e l'artigianato artistico. C'è anche chi la restaura, cercando di ridare alle grandi labbra ormai stanche la tonicità di un tempo. C'è chi non ne ha mai vista una e preferisce il culo. Beati costoro, che non sanno cosa sia questa fissazione da cui non si guarirà mai, perché tutti noi malati cronici lo sappiamo: anche quando smetteremo di frequentarla, continueremo a parlarne e a pensarla per sempre.





