video della propaganda iraniana contro trump e netanyahu in stile lego 3

LEGO CONTRO… L’EGOMANE – I CANALI DI PROPAGANDA IRANIANI HANNO INIZIATO A DIFFONDERE VIDEO IN STILE “LEGO MOVIE” IN CUI SPERNACCHIANO TRUMP E NETANYAHU – I FILMATI, REALIZZATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, RACCOLGONO MILIONI DI VISUALIZZAZIONI E VENGONO RIPUBBLICATI ANCHE DA PAGINE OCCIDENTALI – LA POPOLARITÀ DI QUESTI VIDEO DIMOSTRA CHE L’IRAN STA VINCENDO LA GUERRA DELLA COMUNICAZIONE E CONFERMA COME I MEME SIANO DIVENTATI UNA NUOVA “ARMA” DI PROPAGANDA… - VIDEO

Estratto dell’articolo di Mario Platero per www.corriere.it

 

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L’America starà anche vincendo la guerra per il controllo dei cieli iraniani, come ci ripete ogni giorno il presidente Donald Trump, ma sta perdendo quella della propaganda e della comunicazione, a vantaggio di Teheran.

 

[…]  La dinamica impressa dagli iraniani di Akhbar Enfejari (Notizie esplosive) si è sviluppata gradualmente da qualche mese, per poi accelerare durante la guerra grazie ad animazioni Lego (sì, proprio i cubetti da costruzione) realizzate magistralmente con applicazioni IA da tecnici digitali iraniani.

 

I brevi e brevissimi video sono ormai virali anche in Occidente per la qualità del prodotto, per l’accompagnamento di musica rap, confezionata su misura come se arrivasse da inner cities americane (evocando quasi, dunque, una «rivolta interna») e per un messaggio ironico ma chiaro, un misto tra minaccia e rivendicazione di superiorità morale.

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Il successo è poi amplificato dal messaggio minaccioso (e volgare) con cui si confronta: Trump non ha mai avuto né la pretesa né la retorica dello statista, ma in uno degli ultimi messaggi si è superato, mandando «quei fottuti bastardi al diavolo» e minacciando di «riportarli all’età della pietra» se non faranno come dice lui. […]

 

 Naturalmente la teocrazia iraniana non farà mai come dice lui, anzi gongola quando lo sente parlare in quel modo. E Trump, alzando il tono, forse senza accorgersene, cade in una trappola micidiale che ha creato alleanze trasversali inimmaginabili, reazioni morali impreviste e accuse gravissime di crimini di guerra contro Washington - già oggi, prima che si siano verificati.

 

Ormai è appurato che nella confezione del prodotto iraniano c’è l’aiuto di Mosca e della sua raffinatezza in termini di produzioni di troll, disinformazione e fake news per occupare lo spazio mediatico digitale in Occidente e dirottare le opinioni pubbliche su un efficace – e diciamo pure, facile, di questi tempi - terreno antiamericano.

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[…] questi video - ora con Trump che spinge il bottone rosso, ora con il Presidente americano in fasce che fa i capricci con missili in mano acclamato da altri poppanti, ora con il volto di Marco Rubio ora di Peter Hegseth -  vengono rilanciati in Rete da una coalizione trasversale.

 

Da Telegram, a Mosca, ovviamente dall’Iran all’interno e all’esterno, ma anche, in modo più generalizzato, nell’attivismo di sinistra americano: il movimento «No King» in USA, quello che organizza manifestazioni nazionali i migliaia di citta’ americane contro l’atteggiamento assolutista, sessista e contro i diriti civili di Trump, l’ha subito sposato e rilanciato visto che l’importante è ridicolizzare il «Re».

 

Che l'Iran faccia di molto molto peggio, arrivando ad assassinare con forze dell'ordine ragazze perché non portano il velo o protestano in piazza contro un regime repressivo e intollerante è irrilevante per gli obiettivi di polarizzazione politica nel nostro tempo. Risultato: la viralità di questi video ha raggiunto milioni di giovani e non giovani.

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Che il trend sia diventato fenomeno lo confermano una lunga analisi del New Yorker, del 2 aprile scorso a chiedersi chi ci fosse dietro questa brillante operazione. Cosi Kyle Chaka scrive e conferma che alcune inchieste collegano Explosive News al regime iraniano.

 

Forbes ha invece rilevato che i video Lego sono stati ripubblicati su Telegram da Tasnim News, un organo di informazione affiliato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, mentre il Jerusalem Post ha osservato che alcune clip erano contrassegnate da un apparente marchio di Revayat-e Fath, una fondazione mediatica statale iraniana.

 

Il collegamento diretto con il governo è stato ovviamente smentito da rappresentanti di «Explosive News» che hanno affermato come l’organizzazione sia «totalmente indipendente»: «Nessun governo. Nessun esercito. Nessuna TV di Stato», spiegando che «Revayat-e Fath» è il titolo persiano di due video precedenti, Victory Chronicles 1 e 2. In sostanza i video di «Explosive News» sarebbero motivati organizzati e prodotti solo da studenti ispirati dall’attivismo politico.

 

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Ovviamente non ci crede nessuno. Neppure Kevin Schwarts e Olmo Golz, due esperti di cultura iraniana, che pubblicano sull’Indipendent un’analisi ancora piu’ completa: sostengono che la produzione culturale iraniana e la propaganda di Stato, presenti e radicate da sempre come in ogni regime totalitario, si sono semplicemente «trasferite nella grammatica visiva della cultura globale dei meme, amplificandone la portata attraverso l’umorismo e la condivisibilità algoritmica». […]

 

La partita di oggi tra Lego e algoritmi appare del tutto nuova. «Explosive News» aveva cominciato in autunno con timidi spezzoni di notizie di propaganda su You Tube. L’evoluzione verso algoritmi sofisticati e contenuti ancora più sofisticati in tempi cosi rapidi non poteva avvenire senza sapienti aiuti esterni esperti di dinamiche comportamentali dell’occidente.

 

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Cosa dobbiamo concludere? Che i troll, troll sono e troll resteranno. Le fake news, le rivendicazioni di appartenere a un impero politeistico di 5000 anni fa poi sfociato nello zoroatrismo, millenni prima dell'Islam, la descrizioni di una nazione iraniana idilliaca quando decine di migliaia di manifestanti sono stati picchiati e uccisi, sono prive di alcun senso logico e storico. Ed è anche per questo, per ridimensionare la pericolosissima ambizione nucleare e di destabilizzazione regionale che gli Usa di Trump sono intervenuti ora.

 

Sulla carta, come ha scritto l'altro giorno sul New York Times lo stesso John Bolton, nemico giurato di Trump, non dovrebbero esserci dubbi, la teocrazia iraniana è letale per gli iraniani, per la regione e per il mondo intero e va spazzata via. Ma il grande pubblico è impressionabile, i video continuano a girare (anche se You Tube li ha bloccati) mentre Trump continua a usare una retorica aggressiva non si capisce bene diretta a chi ( visto che i suoì Maga lo hanno abbandonato sul fronte iraniano).

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Anche se Teheran perderà davvero o se subirà gravissimi ridimensionamenti, questa fake ma intelligente strategia iraniana di comunicazione potrà creare non poco danno anche in prospettiva. Soprattutto se Trump continuerà a fare il loro gioco con una retorica fin troppo colorita, ma piatta sul piano dei contenuti, alla quale ormai credono in pochi.

 

 

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