NON LASCIAMOCI VINCERE DAL BUIO. QUESTA FERITA DEVE DIVENTARE UN PONTE VERSO UNA SCUOLA PIÙ ATTENTA” – LA LETTERA SCRITTA DA CHIARA MOCCHI, LA PROF DI FRANCESE ACCOLTELLATA DA UNO STUDENTE 13ENNE IN UNA SCUOLA MEDIA DELLA PROVINCIA DI BERGAMO: “NON PROVO RABBIA NÉ PAURA. FORSE NEL PROFONDO QUEL RAGAZZO NON SA PERCHE' L'HA FATTO. TORNERÒ IN CLASSE,  TRA I BANCHI, DOVE HO SEMPRE SENTITO DI APPARTENERE. TORNERÒ A INSEGNARE, A CREDERE NEI GIOVANI, A ACCOMPAGNARLI NEI LORO PASSI DIFFICILI”

Estratto dell’articolo di Paolo Berizzi per "la Repubblica"

 

La chiosa finale è da pelle d'oca.

 

chiara mocchi 2

«Grazie per avermi salvata, sorretta, pensata, custodita. Con commossa gratitudine». In mezzo, con perfetto equilibrio ma con anche molta empatia, i concetti-chiave declinati attraverso parole scelte con cura. «Non muri ma ponti», «una scuola più attenta», «non provo rabbia né paura». Il pensiero quasi sempre rivolto ai suoi alunni, che antepone al suo dolore e alla sua sofferenza.

 

Tutti, anche il 13enne che l'ha colpita con un coltello a scuola «e forse nel profondo non saprà neanche perché, come non lo sapranno i suoi genitori». Il giorno dopo le coltellate, a nemmeno trentasei dal trasporto in elicottero dalla scuola di Trescore Balneario all'ospedale di Bergamo e dopo il delicato intervento a cui è stata sottoposta mercoledì mattina, la "prof. Chiara Mocchi" — come si firma — consegna al suo avvocato Angel Lino Murtas un testo che raccoglie le sue prime parole.

 

[…] La lettera aperta viene dettata al legale dalla camera dell'ospedale Papa Giovanni XXIII dove la professoressa di francese è stata trasferita ieri mattina dopo la notte post-operatoria trascorsa in terapia intensiva. «A tutti voi…».[…] «adorati alunni, ai colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell'ordine, familiari, giornalisti e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà…».

aggresione a chiara mocchi 1

 

Con «la voce flebile e il cuore colmo di gratitudine» la prof racconta un dolore che «mai avrei pensato di dover un giorno raccontare. Eppure eccomi qui ancora viva». Ci sono gli attimi di terrore dell'aggressione, quel suo alunno 13enne che le piomba addosso e la colpisce con quattro coltellate.

 

Li descrive così: «Un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola trasformando una mattinata come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare».

aggresione a chiara mocchi 2

 

Poi l'insegnante della 3°A rivolge il suo sguardo sugli altri, quelli che l'hanno salvata e soccorsa. A quel «mondo di coraggio e umanità che subito si è mosso intorno a me» e ha messo «una barriera tra me e la morte». Fa un elenco. I «colleghi che sono intervenuti rischiando personalmente per mettermi in salvo (un'altra prof e due bidelli); gli studenti che hanno gridato aiuto e pianto, e a loro dice: «Sappiate che non porto rabbia né paura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti».

 

aggresione a chiara mocchi 3

Mocchi ringrazia chi poi, operativamente, le ha salvato la vita. Il personale dell'elisoccorso «che ha bloccato un'emorragia devastante lottando contro il tempo» […] «La linfa della vita usciva dal sangue delle mie ferite… non dimenticherò mai le vostre mani ferme e la vostra calma». Medici e infermieri? «Siete stati famiglia». Le forze dell'ordine e autorità, poi «mio fratello Giampaolo» e il legale Murtas.

 

Quindi «i genitori che mi scrivono» e «hanno raccontato ai figli il valore dell'empatia e della vita». Tanti e tante in queste ore stanno mandando alla prof messaggi, preghiere, pensieri «anche senza conoscermi». Per Mocchi sono «fili che mi hanno ricucito l'anima».

aggresione a chiara mocchi 4

 

[…]. La prof nella lettera si preoccupa per chi è rimasto sconvolto dalla vicenda che l'ha vista vittima. Ecco il monito: «Non lasciamoci vincere dal buio». Struggenti sono i pensieri per i suoi alunni. «Non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza paura ma con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro ma un ponte: verso una scuola più attenta… verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto a quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché…».

 

chiara mocchi 4

Fuori pericolo di vita e in condizioni in progressivo miglioramento, la docente chiude con una promessa (prima dei ringraziamenti). «Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, a accompagnarli nei loro passi difficili perché nonostante tutto insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande». Firmato: prof Chiara Mocchi.

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