prato della valle padova

“NON SI PUÒ PRETENDERE DI APPLICARE LA MENTALITÀ DEL PRESENTE A EPOCHE LONTANE” – LUCA BEATRICE E LA PROPOSTA DI PIAZZARE IL MONUMENTO DI UNA DONNA A PRATO DELLA VALLE, A PADOVA: "UNA SU 78 È PROPORZIONE PERSINO AVVILENTE, SUONA DA CONTENTINO UMILIANTE, UNA TASSA DA PAGARE AL POLITICAMENTE CORRETTO SENZA UNA PROFONDA CONVINZIONE CULTURALE. LA STORIA CI DICE CHE FINO AI PRIMI DEL '900 DONNE DI VALORE NE EMERSERO POCHISSIME…"

Luca Beatrice per “Libero quotidiano”

 

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Nel 1979 l'artista americana Judy Chicago, femminista militante della prima ora, completò un'opera molto importante, definita epica dalla critica. The Dinner Party, ovvero l'installazione di una tavola imbandita con 39 posti a tavola sui lati di un triangolo, per un pranzo cui furono simbolicamente invitate soltanto donne escluse o mal interpretate dalla storia predisposta dai maschi: la dea primordiale e quella della fertilità, la poetessa Saffo, Teodora imperatrice di Bisanzio, Elisabetta I d'Inghilterra, Artemisia Gentileschi, Mary Wollstonecraft, Emiliy Dickinson, Virginia Woolf, Georgia O' Keeffe, tra le altre. Pioniera di un diverso modo di far cultura e di avvicinarsi al tema della parità dei diritti, The Dinner Party segna un passaggio cruciale nell'arte contemporanea perché nata in un determinato spazio e tempo.

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Qualsiasi opera o intervento d'arte pubblica sorto dopo la seconda metà del '900 e in particolare nel XXI secolo, non può non tener conto di quanto la sensibilità sia cambiata rispetto al passato. Allo stesso modo, però, non si può pretendere di applicare la mentalità del presente a epoche lontane, quando le donne - ahimè - erano marginali nella vita attiva e anche nella cultura, rispetto ai colleghi maschi.

 

NUOVA PROSPETTIVA

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Sarà ingiusto, ma i monumenti nelle piazze italiane celebrano soprattutto uomini. Tra duecento o trecento anni chi sarà al nostro posto apprezzerà la differenza di prospettiva del 2022, finalmente matura e sicuramente diversa rispetto al 1775 quando a Padova cominciarono i lavori al Prato della Valle, una delle cinque piazze più grandi d'Europa, con i suoi 78 monumenti, tutti rigorosamente dedicati a uomini.

 

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Le statue celebrano papi, condottieri, scienziati, guerrieri, letterati, artisti. Alcuni sono molto noti (Guicciardini, Canova, Savonarola, Petrarca, Galileo, Ariosto, Tasso), altri conosciuti soprattutto dagli storici patavini. Dopo il 1797 cinque piedestalli rimasero vuoti, perché altrettanti dogi vennero abbattuti dall'esercito napoleonico, evidente precursore di quella cancel culture che combattiamo con ogni mezzo in quanto foriera di ignoranza. Prende spunto proprio da questi vuoti l'idea di inserire una nuova statua dedicata a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata del mondo, proprio a Padova, nel 1678.

 

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Favorevole il consiglio comunale e la sovrintendenza, non ostile la magnifica rettrice dell'università, Daniela Mapelli. In effetti c'è poco da obiettare, Prato della Valle è la più grande piazza di Padova e la quinta più grande d'Europa. Vi campeggiano 78 statue dedicate a uomini illustri soprattutto in un caso del genere quando ci sarebbe pure lo spazio fisico, l'aggiunta avrebbe un forte valore simbolico e non snaturerebbe la forma architettonica complessiva dell'ellissi.

 

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Altra è la nota stonata: una donna su 78 è proporzione persino avvilente, suona da contentino umiliante, una tassa da pagare al politicamente corretto senza una profonda convinzione culturale. Non si può e non si deve riscrivere la storia soltanto per mondarsi la coscienza, facendoci eredi di un senso di colpa che peraltro non ci appartiene. Scherzando, ma neanche troppo, si potrebbe dire che allora dietro la Madonnina ci va San Giuseppe o a fianco di Vittorio Emanuele II la bela Rosin (in certi casi l'amante conta più della moglie).

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L'APPELLO

 A esser più seri, pur sapendo che nessun maschio occidentale (e mi soffermo sull'aggettivo "occidentale" perché di sicuro non è così ovunque, neanche nel 2022) di sufficiente cultura e intelligenza rifiuterebbe di considerare oggi la donna totalmente paritaria in qualsivoglia campo di applicazione, la storia ci dice altro.

 

Ci dice che fino ai primi del '900 e forse anche dopo, donne di valore ne emersero pochissime perché si viveva in un altro modo. Sbagliato ma era così, perciò individuarne soltanto una suona ancor più di beffa, e se fossi una donna questo piccolo risarcimento risulterebbe ben più umiliante rispetto al vedere una piazza con 78 monumenti maschili, tirare un sospiro di sollievo, pensando "meno male che vivo in un tempo diverso".

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Questa vicenda delle statue di Prato della Valle fa il paio con l'appello delle "femmes savants" per eleggere una donna al Quirinale. Non una persona di valore, equilibrata, autorevole, con il senso dello Stato. No, semplicemente una donna. Posto che, ancora una volta, nessun italiano direbbe di no, a tirarne fuori una tanto per rischieremmo di fare come a Padova e proporre l'equivalente di Cornaro Piscopia. Un'Angela Merkel non ce l'abbiamo, sennò l'avremmo già scelta come primo ministro e poi Presidente della Repubblica.

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