operai della centrale elettrica dtek ripristinano l energia dopo gli attacchi russi - foto di micol flammini - 3

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL DELL’UCRAINA – C’È UN ALTRO ESERCITO CHE COMBATTE CONTRO LE BOMBE DI PUTIN: GLI OPERAI DELLE CENTRALI ELETTRICHE CHE OGNI GIORNO INTERVENGONO A RIPRISTINARE LA CORRENTE – MOLTI LI CONSIDERANO EROI, ALTRI LI INSULTANO PERCHÉ TROPPO LENTI (COME GLI OPERAI DELL’ENEL IN ITALIA). E LORO? “LA FATICA PSICOLOGICA È FORTE, DERIVA DAL FATTO CHE NON SAPPIAMO QUANDO FINIRÀ. QUANDO ARRIVIAMO PER RIPARARE UNA CENTRALE, SAPPIAMO CHE È LA STESSA COSA CHE ABBIAMO FATTO IERI, L’ALTRO IERI, UN MESE FA.  L’ULTIMA EMOZIONE CHE PROVI È LA CONSAPEVOLEZZA CHE SEI UN UMANO, CON UNA VITA BREVE E FORSE IL TEMPO PER TORNARE A COME ERAVAMO PRIMA DELLA GUERRA NON LO AVREMO”

dtek - compagnia elettrica privata ucraina

Estratto dell’articolo di Micol Flammini per “il Foglio”

 

Una centrale elettrica è un muscolo capace di mettere in moto una città. Pompa, brontola e non dorme mai. E’ viva, è vita. Se un drone le si getta addosso, la centrale rantola e per tenerla sveglia, cosciente, serve che una squadra di uomini corra, nonostante gli allarmi, nonostante i droni, nonostante il gelo, prima per spegnere l’incendio causato dall’esplosione, poi per mettere mano a quell’ammasso di fili, cavi e lamiere che, come nervi e pelle saltati per aria, sono i segni più visibili del danno.

 

Della centrale colpita rimane un sarcofago confuso, in cui gli operai entrano e cercano di ritrovare un senso. Entrano, e il primo calcolo che fanno riguarda il numero di zone, e quindi di persone, senza energia.

 

operai della centrale elettrica dtek ripristinano l energia dopo gli attacchi russi foto di micol flammini 4

Una delle stazioni ad alto voltaggio di Odessa, attaccata a gennaio, è ora un grande cantiere, in cui gli operai della Dtek, la più grande compagnia privata nel settore dell’energia in Ucraina, lavorano nel fango e nel ghiaccio.

 

[…] Dmytro Hryhoriev, amministratore delegato della sezione odessita della Dtek, si raccomanda di non fotografare il terreno e le case attorno, nulla deve essere identificabile […]. Deve bastare un’informazione: è una delle più importanti per la città, “non sappiamo quando saremo in grado di rimetterla in funzione”.

 

[…]  Gli operai lavorano fino a quando non tramonta il sole, oggi il vento del Mar Nero ci tira addosso rasoiate di gelo.

 

BOMBARDAMENTO RUSSO SU KIEV

Uno strato di ghiaccio inizia a formarsi sui cappotti e sulle loro divise grigie. Mancano cinque ore al tramonto, c’è chi raccoglie pezzi di cavi, chi stringe viti, chi lotta contro il fango. I loro movimenti sono meccanici, coordinati, sincopati: sembrano loro le macchine e la centrale il corpo.

 

Un gruppo lotta contro un pannello elettrico, cerca di appoggiare una scala, il terreno però non è stabile. Imprecano e ridono, decidono di sacrificare il più giovane del gruppo che viene mandato ad arrampicarsi in cima alla scala, mentre gli altri tentano di sostenerla.

 

drony - non ci sono paragoni - meme by emiliano carli

L’operazione riesce sotto gli occhi preoccupati dell’amministratore delegato che grida: “I caschi, i caschi”. I caschi cadono, un po’ per il vento, un po’ per i movimenti bruschi, un po’ perché gli operai non se ne curano, hanno altri pensieri.

 

“La situazione è molto grave, ma rimane stabile. E’ dal primo giorno dell’invasione che il nemico attacca gli oggetti energetici, cambia tattica, cambia oggetti, non modifica però l’obiettivo che rimane rendere invivibile Odessa. All’inizio colpiva soprattutto le grandi sottostazioni della compagnia statale Ukrenergo. Poi ha iniziato con le centrali elettriche.

Adesso se la prende con tutto”.

 

Durante la conversazione, Hryhoriev non parla mai di russi, Russia, Cremlino o Vladimir Putin. Si riferisce a loro come il “nemico”. Gli uomini della squadra di Hryhoriev lavorano con la consapevolezza che il “nemico” ha l’obiettivo di distruggere con metodo tutto quello che loro rimettono in sesto in fretta.

 

operai della centrale elettrica dtek ripristinano l energia dopo gli attacchi russi foto di micol flammini 2

La centrale sulla quale lavorano oggi funziona ancora per metà e non è detto che il prossimo obiettivo dei droni di Mosca non sia proprio la metà ancora funzionante.

 

[…] “Noi non siamo militari, ma ogni giorno abbiamo a che fare con le conseguenze della mancanza di armi per intercettare i missili e i droni. Mancano a Odessa e in tutta l’Ucraina. Ogni giorno, ovunque, vengono distrutte sottostazioni e per costruire una nuova sottostazione servono anni, noi non abbiamo a disposizione anni. Dobbiamo agire velocemente per un processo che ha bisogno di tempo”.

 

[…] Questa settimana a Odessa è stata danneggiata una grande sottostazione, sono rimasti senza elettricità 158 mila clienti, “non persone, ma famiglie”. In tutta l’Ucraina, dice Hryhoriev, non c’è una centrale che non sia stata danneggiata, però la vita degli ucraini va avanti, il paese vive, produce, è attivo […].

 

dtek - compagnia elettrica privata ucraina

C’è chi ringrazia i lavoratori della Dtek e chi li insulta. Chi li chiama eroi, chi invece gli urla di lavorare più velocemente. “Quando noi torniamo a casa, abbiamo gli stessi problemi di tutti gli ucraini, viviamo condizioni di privazione, abbiamo la luce secondo lo schema stabilito. Sappiamo perfettamente come si vive nel paese e allo stesso tempo sappiamo come stanno veramente le cose”.

 

La Dtek a Odessa ha perso lavoratori al fronte, la maggior parte partiti volontari, altri sono tornati e dopo le ferite riportate, non essendo più in grado di combattere, sono tornati a lavorare. Molti degli operai non sono militari, ma sono un esercito dell’energia pronto ad agire ogni notte, senza pause.

 

LA CENTRALE ELETTRICA A VYSHGOROD

“Quando arrivi al lavoro, la persona si spegne e arriva l’operaio. La prima sensazione che provi dopo ogni attacco è di rabbia. Sappiamo quanto sacrificio, quanto denaro, quanto tempo sono stati usati per costruire una sottostazione all’avanguardia. Dopo la rabbia provi – e qui Hryhoriev esita, gli manca la parola adatta a definire la sensazione – non so bene come chiamarla.

 

Proviamo una sorta di forza che ti porta a lavorare perché sai che è quello che devi fare. La fatica psicologica è forte, deriva soprattutto dal fatto che non sappiamo quando finirà. Quando arriviamo per riparare una centrale sappiamo che è la stessa cosa che abbiamo fatto ieri, l’altro ieri, un mese fa.  L’ultima emozione che provi è la consapevolezza che sei un umano, con una vita breve e forse il tempo per tornare a come eravamo prima della guerra non lo avremo”.

 

[…]

 

DISCORSO DI FINE ANNO DI VLADIMIR PUTIN

Non sono anziani Vitali e Volodymyr che per ragioni di sicurezza non possono rivelare il lavoro di riparazione che stanno svolgendo dentro la centrale. Vitali posa volentieri per una foto, Volodymyr, capomastro, rimane ad ascoltare le dichiarazioni dei suoi lavoratori. Si sentono molto più che operai, sono consapevoli di essere su una prima linea, di doversi sacrificare fino a quando ne avranno le forze.

 

Loro sono giovani e forse un giorno le vedranno tutte le loro centrali rimesse a nuovo, dormiranno senza pensare che saranno svegliati dagli allarmi che, per loro, non vogliono dire soltanto che servirà correre in un rifugio, ma che dopo il rifugio riceveranno il nome della possibile centrale che è stata colpita.

 

CENTRALE ELETTRICA UCRAINA BOMBARDATA

“Torno a casa e spesso la luce non c’è. E quasi mi viene da ridere, mi dico: ma non hai lavorato tutto il giorno per avere la corrente? E che hai fatto se non puoi usarla?”. Vitali ride, la sua divisa sporchissima è un’uniforme, il suo caschetto un elmetto. La casa di Volodymyr è proprio vicino alla sottostazione in cui sta lavorando; anche lui ha una disponibilità di corrente molto limitata: “Quando rientro non posso far altro che pensare: e che fanno quelli della Dtek tutto il giorno?”. Non riescono a lamentarsi delle persone che li accusano di lentezza, ne ridono.

 

operai della centrale elettrica dtek ripristinano l energia dopo gli attacchi russi foto di micol flammini 3

Volodymyr e Vitali hanno fatto parte della squadra di volontari che all’inizio dell’invasione su larga scala si offrì di muoversi per il paese e andare nelle zone più critiche. Volevano andare a Mykolaïv, invece vennero inviati a ripristinare le infrastrutture energetiche dopo il ritiro russo dalla regione di Kyiv. “Ci muovevamo in un territorio in cui non si vedevano essere umani, tutto era vuoto, spento”, racconta Volodymyr che dal 2014 al 2016 è stato mobilitato nella Guardia di frontiera. “E’ difficile lì, è difficile qui”, il capomastro tiene insieme i due fronti.

 

“Dopo il ritiro siamo partiti, eravamo due brigate”, si sono spostati per un’Ucraina spenta e spettava a loro far tornare la vita, “non sapevamo neppure dove andare a cercare qualcosa da mangiare, mancava tutto”.

operai della centrale elettrica dtek ripristinano l energia dopo gli attacchi russi foto di micol flammini 1

 

[…]  “Non avevamo tempo, dovevamo muoverci in fretta, anche in zone minate. In una centrale abbiamo trovato una bomba inesplosa e non potevamo occuparci di lei, le abbiamo lavorato attorno e alla fine ci siamo fatti una foto con lei che giaceva, minacciosa. Non potevamo farci caso, nonostante fosse da cinquecento chili”.

 

La parete del secondo piano della centrale è distrutta, offre una vista perfetta sul lavoro degli operai che lottano ancora con la scala, i calcinacci, il vento, il ghiaccio. Qualcuno di loro si è allontanato, oltre ai problemi causati dal nemico hanno da risolvere anche quelli dell’usura, questioni tecniche che accadrebbero anche senza la guerra.

 

 “Sì, facciamo insieme più lavori: quello normale che fanno tutti dovunque e quello che ci procaccia il nemico. Viviamo diverse vite insieme, vite complesse. Prendete me, sono capomastro, autista, sarto, mietitore e flautista. Tante, tante vite”, ride Volodymyr. Troppe vite, tutte veloci.

vladimir putin con la mimetica alla vigilia del vertice trump-zelensky

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