giulio regeni sergio mattarella

“ABBIAMO IL DOVERE DI PERSEGUIRE LA VERITÀ SULLA MORTE DI GIULIO REGENI” – IL MESSAGGIO DEL PRESIDENTE MATTARELLA, A DIECI ANNI DALL’UCCISIONE DEL RICERCATORE ITALIANO AL CAIRO: “LA PIENA COLLABORAZIONE DELLE AUTORITÀ EGIZIANE È UN BANCO DI PROVA” – A FIUMICELLO, IN PROVINCIA DI UDINE, LA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA CON LA PRESENZA DI ELLY SCHLEIN. ASSENTI RAPPRESENTANTI DEL GOVERNO E DEL CENTRODESTRA – I GENITORI DI GIULIO: “BASTA OMERTÀ. ABBIAMO VISSUTO UN SENSO DI ABBANDONO, QUASI DI TRADIMENTO, DA PARTE DELLO STATO, CHE HA PORTATO ALLA NORMALIZZAZIONE DELLE RELAZIONI TRA ITALIA ED EGITTO…” – VIDEO

 

1. MATTARELLA: IL CASO REGENI BANCO DI PROVA PER L'EGITTO

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello con elly schlein e di Paola e Claudio Regeni

«Abbiamo nove anni. Sei andato via prima che noi nascessimo. Ma sappiamo chi sei, che lo hai fatto per noi». Firmato, in stampatello: Silvia, Claudia, Marco, Stefano, Diletta. Sono passati dieci anni dalla morte di Giulio Regeni. Non se ne sono andati la determinazione, l'orgoglio, la tenacia. […]

 

Ma per la prima volta si affaccia la speranza. Potrebbe essere l'anno della sentenza e cresce la consapevolezza che chi ha sequestrato, torturato e ucciso Giulio Regeni non ha ammazzato quello in cui credeva.

 

Lo si capisce alle 19.41 – l'ora dell'ultimo messaggio di Giulio da vivo, prima di finire nel silenzio della metropolitana del Cairo – quando la piazza resta immobile. Si accendono le fiaccole, si guarda verso il cielo. In prima fila ci sono Paola e Claudio, i genitori. Irene, la sorella. Alessandra Ballerini, l'avvocata.

 

manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello

Intorno amici che negli anni sono diventati parte della famiglia: Pif, Elisa, Vinicio Capossela, don Luigi Ciotti. Elly Schlein, che della ricerca di verità e giustizia ha fatto una battaglia politica esplicita. […]

 

Poco prima dal palco è stata letta una lettera del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il presidente parla del «dovere di perseguire con determinazione la verità e la giustizia», richiama «la dignità della persona umana come valore fondante della nostra Costituzione» e ribadisce la sua «vicinanza alla famiglia Regeni e alla comunità che da dieci anni ne accompagna la battaglia civile».

 

manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello

Sottolinea che la memoria di Giulio «interpella le coscienze» e che la sua vicenda resta «una ferita che riguarda l'Italia intera». E ammonisce: «La piena collaborazione delle autorità egiziane nel dare risposte adeguate alle richieste della magistratura italiana, per accertare i fatti e assicurare alla giustizia i responsabili, continua a rappresentare un banco di prova».

[…]

 

Va in onda il bel documentario Tutto il male del mondo, di Simone Manetti, prodotto da Domenico Procacci per Fandango. Ha gli occhi lucidi don Luigi Ciotti. Elly Schlein ricorda che questa doveva essere una battaglia di tutte e di tutti, e che così non è stato. Non c'è il governo, non c'è il centrodestra, l'avvocata Ballerini racconta che da tempo ha a che fare con uno stalker. […]

 

2. "DIECI ANNI SENZA GIULIO MA SIAMO RIMASTI UMANI E LUI FA ANCORA COSE"

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

i genitori di giulio regeni e la sorella irene manifestano a roma prima dell'inizio del processo sulla morte del figlio 1

Se su un motore di ricerca si digitano i nomi di Paola e Claudio Regeni, la prima parola che l'algoritmo suggerisce è "coraggio". A leggere di loro, nella rassegna stampa di questi dieci anni, tornano sempre concetti come forza, determinazione, resilienza. Tutto vero.

 

Ma c'è una parola che forse descrive meglio di tutte questi genitori di Fiumicello, una insegnante e un impiegato tecnico oggi in pensione, genitori di due figli, Giulio e Irene, che hanno messo intelligenza, studio, consapevolezza e la capacità di guardare il mondo senza paura delle differenze in cima alla loro agenda: cittadini.

 

Paola e Claudio Regeni sono prima di tutto due cittadini. E non hanno mai smesso di esserlo. Continuano oggi, come ogni giorno in questi dieci anni, a tenere insieme il dolore privato e una responsabilità pubblica che non hanno scelto, ma che non hanno mai abbandonato[…]

Manifestazione per giulio regeni

 

Signori Regeni, come ci siete riusciti?

«Ci è sempre venuto spontaneo, non ne abbiamo mai vacillato.

Nonostante il male che abbiamo conosciuto, vogliamo, dobbiamo restare umani. Essere cittadini è un'assunzione di responsabilità».

 

[…]

 

C'è qualcosa che avete scoperto di vostro figlio che prima non conoscevate?

«Giulio era una persona di basso profilo, che non amava concentrarsi sull'apparenza esteriore ma sulla concretezza delle cose. Dei suoi ultimi mesi abbiamo pochissime fotografie, se non quelle agli atti del processo. Abbiamo scoperto soltanto in seguito, attraverso le testimonianze e i racconti dei suoi amici, che ha aiutato e motivato, a livello personale e nello studio, molti suoi conoscenti e colleghi».

 

giulio regeni tutto il male del mondo

Avete spesso detto che la ricerca della verità è diventata una responsabilità pubblica. C'è stato un momento in cui avete capito che questa battaglia non riguardava più solo Giulio?

«Superato un primo momento di stordimento, nel trovarci in una situazione inimmaginabile, ci è subito apparso con chiarezza che la violazione dei diritti umani subita da Giulio riguardava e riguarda tutti i cittadini. La tortura è un crimine contro l'umanità intera».

 

In questi dieci anni avete incontrato istituzioni, governi, magistrature. Qual è stata la ferita più profonda inferta dallo Stato italiano? E c'è stato, al contrario, qualcosa che vi ha fatto sentire sostenuti?

«Senza dubbio una prima e grossa ferita è stata, nell'agosto 2017, il rinvio dell'ambasciatore italiano al Cairo. Abbiamo vissuto un senso di abbandono, quasi di tradimento, da parte dello Stato, che ha portato alla normalizzazione delle relazioni tra Italia ed Egitto, mettendo in secondo piano la nostra richiesta di verità e giustizia.

 

Più che da un singolo gesto, ci siamo sentiti sostenuti da un insieme di persone: in particolare dal costante sostegno della nostra legale, Alessandra Ballerini, dalla Procura e dagli investigatori che hanno svolto un ruolo fondamentale per arrivare al processo. E, naturalmente, dall'opinione pubblica, che è diventata in larga parte Popolo giallo».

 

giulio regeni tutto il male del mondo

Il processo che si è aperto in Italia ha rappresentato una svolta importante. Che cosa vi aspettate oggi dalla giustizia?

«Non è stato semplice arrivare al processo, molti dubitavano che ci saremmo mai arrivati. Per noi il processo non è soltanto simbolico: crediamo che la giustizia debba fare il suo corso, con la conferma dei valori della nostra società civile e democratica».

In Egitto la verità resta negata.

 

Come si convive con un muro che sembra non incrinarsi mai?

«Rispondiamo con il motto del flash mob che verrà realizzato il 25 gennaio: "L'onda d'urto abbatte i muri di omertà". Speriamo che quest'onda arrivi anche in Egitto, dove ancora troppe persone vengono torturate e uccise come Giulio, nell'assoluta impunità».

 

[…]

 

processo regeni a roma

Avete mai pensato a cosa accadrà quando ci sarà finalmente una parola finale di giustizia?

«Purtroppo Giulio non ci verrà mai restituito. Ma la giustizia, la conquista del diritto alla verità, ridarà a Giulio la dignità che merita. La dignità che la tremenda violazione dei diritti umani subita avrebbe potuto togliergli per sempre».

manifestazione a dieci anni dalla morte di giulio regeni a fiumicello sit-in per giulio regeni davanti al tribunale di roma di piazzale clodio - elly schleini genitori di giulio regeni e la sorella irene manifestano a roma prima dell'inizio del processo sulla morte del figlio 4

 

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