agguato mafia pistola

NON FATE I PISTOLA – MORTE CEREBRALE PER IL BIMBO FERITO A ROMA DA UN COLPO PARTITO DALLA PISTOLA DEL NONNO, INCIAMPATO MENTRE STAVA PULENDO L’ARMA - CAPITALE CON IL GRILLETTO FACILE: UN ROMANO SU 10 HA UN’ARMA - LUCA DI BARTOLOMEI, FIGLIO DELLO STORICO CAPITANO DELLA ROMA, CHE SI TOLSE LA VITA CON UNA PISTOLA REGOLARMENTE DETENUTA: “SONO TROPPE LE PERSONE CHE HANNO UN PORTO D’ARMI IN ITALIA” – L’APPELLO A LAMORGESE E SPERANZA…

 

IL LIBRO

https://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/non-fate-pistola-ndash-libro-anti-armi-scritto-luca-bartolomei-199090.htm

 

LUCA DI BARTOLOMEI

Estratto dell'aerticolo di FEDERICA ANGELI per roma.repubblica.it

 

CONCA D ORO TRAGEDIA NONNO SPARA AL NIPOTE

"Caro Roberto Speranza comprendo tutte le difficoltà e gli impegni che stai attraversando ma invoco te ed il Ministro Lamorgese affinchè vi adoperiate per ridurre il numero di armi in circolazione. In primis a chi fa uso di psicofarmaci e poi anche verso gli anziani". A scrivere il post su Facebook a poche ore dalla tragedia a Conca d'Oro, in cui un nonno uccide il nipote di 6 anni mentre ripone via l'arma, è Luca Di Bartolomei, figlio dello storico capitano della Roma scudettata che si tolse la vita proprio con un'arma regolarmente detenuta…

 

Un milione e mezzo di persone con il porto d’armi? Sono troppe. Il dato del Viminale è di 2 anni fa. Oggi saranno un milione e ottocentomila. In quanti di questi vivono lo stress dopo il coronavirus o attraversano un momento di buio e lo dico da figlio di una persona che si è suicidata con un’arma. Quello che chiedo dunque è: ragioniamo su un’ordinanza interministeriale che metta una stretta a chi è sottoposto a pressioni psicologiche e quanti hanno raggiunto una soglia di età vicino all’anzianità. La vita di una persona vale più di una catenina da difendere dentro casa.

 

 

conca d oro tragedia nonno spara nipote

 

1 - ROMA, NONNO SPARA AL NIPOTE MORTE CEREBRALE PER IL BIMBO

Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

 

Per ore di fronte agli agenti di polizia del commissariato Fidene Serpentara e al magistrato di turno ha ricostruito quegli attimi terribili: «È stata una disgrazia, stavo pulendo la mia pistola quando sono inciampato ed è partito il colpo». Gli occhi gonfi dalle lacrime, il volto stravolto, la maglietta ancora intrisa di sangue.

 

Quando ha visto il corpo del nipote - che avrebbe compiuto sette anni il prossimo settembre - sul pavimento ieri mattina poco prima delle 11, lì per lì, non ha realizzato. È stato il figlio uscendo dal bagno, dopo aver sentito il boato, il primo ad urlare. Si consuma così alla vigilia del Ferragosto il dramma di una famiglia in via Val Sillaro, a pochi metri dal parco delle Valli, quadrante Nord della Capitale.

 

Un uomo di 76 anni, G. T., ex cancelliere in pensione, maneggiando una Glock calibro 9, regolarmente registrata, ha ferito a morte il nipote. Il piccolo è stato raggiunto dal proiettile alla nuca, cadendo a terra privo di sensi. È stato il papà a chiamare i soccorsi e sul posto oltre all'ambulanza sono arrivate anche le volanti della polizia e gli agenti del commissariato Fidene. Il bambino ha varcato in condizioni disperate l'ingresso del pronto soccorso dell'Umberto I alle 11.22 ed è subito stato operato dall'equipe di Neurochirurgia. Nel pomeriggio la direzione sanitaria dell'ospedale ha fatto sapere che il piccolo dopo l'intervento è stato ricoverato nella Terapia intensiva del reparto di Pediatria. Le sue condizioni: è in stato di morte cerebrale.

pistola

 

LA DINAMICA Il nonno, invece, è stato iscritto nel registro degli indagati all'inizio per lesioni colpose aggravate e poi per omicidio colposo. Il pubblico ministero ha parlato di «Una tragica fatalità» anche se le indagini, tuttavia, sono nella fase iniziale e si dovrà ancora accertate con esattezza la dinamica.

 

Dopo lo sparo, la corsa disperata in ospedale, nell'appartamento al secondo piano di una palazzina che guarda uno dei più grandi parchi di Roma sono arrivati gli agenti della Scientifica per svolgere i rilievi ma sarà necessario aspettare gli esiti e anche la ricostruzione sulla traiettoria del proiettile per capire se la dinamica raccontata dal nonno corrisponde alla realtà. Sia lui che il figlio sono stati sottoposti allo stub, l'esame necessario a stabilire quale mano abbia davvero impugnato l'arma e sparato. Il padre del bambino ha raccontato di non aver visto nulla e, ascoltato in commissariato per diverse ore, ha solo detto di «essere uscito dal bagno non appena sentito lo sparo», trovando il corpo del figlio «in terra» e il padre «con la pistola in mano». Nessuno dei pochi condomini ascoltati dalla polizia ha fornito informazioni utili. In pochi hanno sentito il colpo di pistola e nessuno, tra coloro che sono stati ascoltati, ha parlato di grida, magari per una lite, rimbombate nel palazzo prima dello sparo.

luca di bartolomei

 

L'ARRIVO A ROMA Ieri mattina il 76enne aspettava l'arrivo del nipote, affetto da autismo, che insieme ai genitori e alla sorellina vive a Palombara Sabina. Avrebbero dovuto trascorrere la mattinata insieme mentre il papà sbrigava alcune commissioni prima del Ferragosto anche se pare che l'appuntamento sia stato preso all'ultimo e la madre del piccolo ne fosse all'oscuro. Il citofono ha suonato intorno alle 10.30, padre e figlio salgono le scale ed entrano nell'appartamento. La nonna non c'è: è al mare e solo nel pomeriggio riuscirà a rientrare a Roma sotto choc. Il papà del piccolo - ripercorrendo le versioni fornite - lascia il figlio perché deve andare in bagno. Pochi secondi e sente da dietro la porta il colpo di pistola.

 

L'anziano 76enne, ha da anni un porto d'armi per sport e caccia e la polizia ha trovato in casa tre pistole regolarmente registrate. Persona esperta dunque nel maneggiare e usare le armi. Il bambino arriva in ospedale con il papà mentre la madre da Palombara Sabina arriverà in tarda mattinata su un'auto della polizia. Anche lei, come il marito e il suocero, è stata ascoltata in commissariato fino poi a straziarsi in un pianto accorato in ospedale quando è tornata al capezzale del figlioletto.

luca di bartolomei coveragostino di bartolomei 19

 

2 - LA DISPERAZIONE DELLA MADRE «PERCHÉ LO HA PORTATO LÌ?»

Camilla Mozzetti per “il Messaggero”

 

Quando arriva in tarda mattinata al policlinico Umberto I a bordo di un'auto della polizia, con il viso slavato, i capelli cortissimi e una leggera canottiera a coprirle il busto, non conosce la gravità della situazione. Con lei c'è l'altra figlioletta che stringe un peluche a forma di orsacchiotto tra le mani. È spaesata perché sa soltanto che il figlio più piccolo, affetto da autismo, è rimasto vittima di un incidente domestico. Poi, a poco a poco, alla mamma del bambino, rimasto ferito dal proiettile esploso da una pistola del nonno, viene descritta la situazione. Mentre il figlioletto lotta tra la vita e la morte in sala operatoria la donna viene accompagnata negli uffici del commissariato Fidene dove si trova già il marito e il suocero. «Se non l'avesse portato a Roma, se non l'avesse portato lì tutto questo non sarebbe successo», ha continuato a ripetere lungo il tragitto. Il crollo avviene in serata quando le speranze si assottigliano sempre di più: il bambino è in stato di morte cerebrale.

agostino di bartolomei 9

 

PISTOLA

LE GRIDA Allontana l'altra figlia, quasi a volerla proteggere per non farle sentire le parole del medici, ma le sue grida - pur soffocate nelle mani - risuonano tra i corridoi del reparto di Terapia intensiva pediatrica. «È morto? È morto?», continua a domandare ai medici, inseguendoli lungo il corridoio. Da quanto ricostruito dalla polizia la donna sapeva che il marito doveva svolgere alcune commissioni a Roma prima del weekend di Ferragosto e che avrebbe portato il figlioletto con lui ieri mattina, ma pare non sapesse che avrebbero fatto visita al nonno. Forse il papà del piccolo ha pensato, allertando il padre durante il viaggio, di lasciargli per qualche ora il figlioletto in modo da svolgere più velocemente le sue commissioni. «Se non l'avesse portato lì non sarebbe successo niente», ha continuato a ripetere la donna di fronte agli agenti di polizia. «Una famiglia normale» la descrivono alcuni amici. Nonostante qualche piccola difficoltà economica.

luca di bartolomei post

 

pistola

 IL QUARTIERE Intanto nel palazzo di via Val Sillaro a Roma Nord regna lo sgomento. I vicini, quei pochi che sono rimasti nella Capitale e non sono partiti per le vacanze, non hanno parole per descrivere quanto accaduto. E lo stesso nelle piccole attività commerciali ancora aperte vicino al palazzo della tragedia. Dalla parrucchiera al supermarket fino all'elettrauto, pochi metri più in là. «La nonna sta rientrando dal mare, ancora non sa niente ma le assicuro - dice un vicino sul ciglio del portone - che il marito è una persona molto a modo, gentile, è un ex cancelliere, molto riservato ma una persona perbene; sapevamo che il figlio non abitava qui ma non veniva a trovarlo spesso». Sul fatto che avesse delle armi in casa, seppur registrate e con un regolare porto d'armi, l'osservazione: «Forse considerata l'età avanzata - dice un vicino - gliel'avrebbero dovute togliere perché se è vero che il colpo è partito accidentalmente è una tragedia insuperabile».

porto d'armi

 

pistola 1luca di bartolomeilegittima difesaarmipistola 2

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