alberto trentini

NON C'E' SOLO ALBERTO TRENTINI: GLI ITALIANI (E ITALO-VENEZUELANI) IN CARCERE A CARACAS SONO 28 - IL COOPERANTE È IL PIÙ ESPOSTO MEDIATICAMENTE, ANCHE PERCHÉ NON GLI È MAI STATA FATTA MOSSA ALCUNA ACCUSA FORMALE, SE NON UN VAGO STATUS DA “PRIGIONIERO POLITICO” – ORA QUALCOSA SI È MOSSO: SONO STATI LIBERATI L’IMPRENDITORE LUIGI GASPERIN, L’ATTIVISTA BIAGIO PILIERI, E SI SPERA PER MARIO BURLÒ – IL PATTEGGIAMENTO CONCESSO IN ITALIA AD ALEX SAAB, MINISTRO DELL’INDUSTRIA DI MADURO, E DELLA MOGLIE CAMILLA FABBRI, HA CONTRIBUITO A SBLOCCARE LA SITUAZIONE, INSIEME ALLA TELA DIPLOMATICA DEL VATICANO, CHE MANTIENE NEL PAESE SUDAMERICANO UNA FITTA RETE DI CONTATTI (IL SEGRETARIO DI STATO, PIETRO PAROLIN, È STATO NUNZIO APOSTOLICO A CARACAS)

1. L’EX SINDACO, GLI IMPRENDITORI E GLI ALTRI: I DETENUTI «SPARITI» NELLE CELLE DEL REGIME

Estratto dell’articolo di S. Gan. per il “Corriere della Sera”

 

ALBERTO TRENTINI

Alberto Trentini è il nome più conosciuto fra gli italiani tenuti prigionieri per mesi nelle carceri venezuelane. Oltre a lui, altri 27 connazionali, alcuni con doppio passaporto italo-venezuelano, hanno subito l’arresto, quasi sempre arbitrario, sotto il regime di Nicolás Maduro. Le loro storie e le loro «colpe» sono diverse: finiti dietro le sbarre perché coinvolti in attività politiche o professionali considerate «ostili», o semplicemente perché hanno espresso opinioni contrarie al regime.

 

Nel famigerato El Helicoide, l’abnorme struttura carceraria che Donald Trump ha definito «una camera di tortura nel centro di Caracas», nota per essere il teatro dei brutali interrogatori del Servizio di intelligence Sebin.

 

Da lì, ieri, sono usciti i primi prigionieri. Tra loro […] Biagio Pilieri, figlio di immigrati siciliani, ex sindaco del comune di Bruzual, arrestato il 28 agosto 2024 per le sue attività politiche. È stato scarcerato l’imprenditore Luigi Gasperin, che in passato aveva gestito numerosi appalti della compagnia petrolifera di Stato. E si spera per Mario Burlò, che era partito da Torino nel 2024 per andare a caccia di nuove opportunità imprenditoriali in Venezuela. Non è più tornato.

 

BIAGIO PILIERI

[…] Hugo Marino è l’italo-venezuelano che da più anni langue nelle carceri del regime.

Scomparso nel 2019, per lungo tempo non è riuscito a comunicare con la sua famiglia.

 

Daniel Enrique Echenagucia, imprenditore di Avellino, fu invece arrestato con la famiglia il 2 agosto 2024. I parenti vennero rilasciati dopo poco, lui è rimasto desaparecido per varie settimane prima della sua ricomparsa nel carcere di El Rodeo, lo stesso di Trentini.

 

Fiato sospeso anche per Gerardo Coticchia Guerra, Juan Carlos Marruffo Capozzi e Perkins Rocha.

MARIO BURLO

 

[…]

 

2. DAL VATICANO A LULA LA RETE DEI CONTATTI PER ARRIVARE ALLA SVOLTA

Estratto dell’articolo di Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

Un contatto diretto tra due governi: quello guidato da Giorgia Meloni e quello venezuelano di Delcy Rodríguez. Una lista di quattro prigionieri consegnata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani al segretario di Stato americano Marco Rubio.

 

Alberto Trentini al primo posto. E poi le pressioni degli altri Paesi europei — e non soltanto. Quarantotto ore fa è intervenuto direttamente anche il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, perché Trentini è forse diventato il simbolo dei prigionieri politici dell'era Maduro. E liberare lui significherebbe, nelle parole di uno degli uomini politici più influenti di questa fase di transizione in Venezuela, «liberare un pezzo di storia del Paese, quella che ci fa apparire così male agli occhi del resto del mondo».

 

camilla fabri alex saab

Accanto alla diplomazia ufficiale si sono mossi i canali informali: i contatti a livello di intelligence, una serie di segnali indirizzati a Caracas per chiarire che non esisteva alcuna ostilità preconcetta. Tra questi, il patteggiamento concesso — nei limiti previsti dal codice penale — ad Alex Saab, uomo chiave della finanza venezuelana e figura centrale del sistema Maduro.

 

E poi il Vaticano. Un lavoro paziente e parallelo, tessuto per mesi dal sottosegretario Alfredo Mantovano, nel tentativo di giocare ogni carta possibile: quella dei prelati che meno di un mese fa hanno accolto la comunità venezuelana in occasione della canonizzazione di due figure simbolo, José Gregorio Hernández Cisneros e María Carmen Rendiles Martínez; e quella della Comunità di Sant'Egidio, che ha attivato tutti i contatti a sua disposizione.

 

mario burlo' 4

Nelle ultime settimane sono stati molti i tavoli aperti per la liberazione di Alberto Trentini. Un'attesa che in queste ore si è caricata di «speranza e paura», per usare le parole dei familiari.

 

È il senso delle «azioni poste in essere per garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto», come ha spiegato la Farnesina nella notte, mentre cercava conferme sulla sorte degli italiani detenuti.

 

In tarda serata, da quel fronte sono arrivate notizie considerate rassicuranti sugli altri tre italiani inseriti nella lista consegnata da Tajani a Rubio: Gasperin — che non era in carcere, ma sottoposto a una forma di restrizione assimilabile agli arresti domiciliari — Burlò e Pilieri. Per Alberto Trentini, invece, nessuna conferma. Né ufficiale né ufficiosa. In qualche modo, se lo aspettavano. Il dossier Trentini, lo sanno bene gli apparati italiani, è il più delicato.

Alberto Trentini

 

Perché è il più esposto mediaticamente e perché di fatto non gli è mai stata fatta mossa alcuna accusa formale.

 

Se non uno status da «prigioniero politico» che rende ogni trattativa più complessa, ogni apertura più lenta, ogni segnale più ambiguo.

 

[…]

 

Gli atti di «buona volontà», però, sono stati numerosi. Due sottosegretari agli Esteri — Edmondo Cirielli prima e Giorgio Silli poi — hanno avuto contatti diretti con il governo Maduro, arrivando anche a dichiarazioni pubbliche di ringraziamento quando erano state concesse alcune aperture a Trentini: le telefonate a casa, la visita dell'ambasciatore.

 

C'era stata poi la nomina di Luigi Vignali, diplomatico di grande esperienza, a cui però era stato riservato un vero e proprio tranello: arrivato in Venezuela con la promessa di alcuni incontri, era stato costretto a tornare in Italia a mani vuote.

 

BIAGIO PILIERI

Il precedente più emblematico resta però il patteggiamento concesso il 30 ottobre scorso. I venezuelani avevano chiesto la caduta delle accuse, come avevano fatto anche gli americani. In Italia questo non era possibile, trattandosi di un procedimento giudiziario. Era invece possibile — a riprova dell'assenza di una volontà punitiva verso il Venezuela — arrivare a un patteggiamento che consentisse a Saab una maggiore libertà di movimento. È accaduto. Doveva essere il segnale di una svolta imminente, l'apertura di una fase nuova.

 

Non è successo nulla. Perché — avevano spiegato da Caracas — nel frattempo Trump aveva lanciato i primi segnali di guerra. Dopo la caduta di Maduro erano arrivati nuovi spiragli di luce. Poi, quasi subito, si erano fatti più opachi, a detta dei mediatori, dopo la telefonata di Meloni al premio Nobel María Corina Machado, gesto che non sarebbe stato apprezzato da Rodríguez. Poi, ieri, di nuovo la fiducia. E la speranza che sia l'ultimo atto di una storia con un lieto fine.

alberto trentinicamilla fabri alex saabmario burlo' 3camilla fabri alex saab

 

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...