mostro di firenze

IL MOSTRO CHE RITORNA (COME UNA PEPERONATA) - “NON SONO STATI PACCIANI E VANNI”: PARLA IL NUOVO INDAGATO GIAMPIERO VIGILANTI DOPO LA RECENTE RIAPERTURA DEL CASO - L’EX LEGIONARIO FINI' NEL MIRINO DEGLI INVESTIGATORI GIA' ALL'EPOCA QUANDO (FRA IL 1974 E IL 1985) FURONO UCCISE 14 PERSONE APPARTATE NELLE CAMPAGNE FIORENTINE - MA PER L’87ENNE CI SONO "ALTRE MENTI DIETRO GLI OMICIDI"…

Da www.tempi.it

 

PIETRO PACCIANIPIETRO PACCIANI

Si apprende da La Nazione che le indagini sul mostro di Firenze sono state riaperte da qualche mese. Uno dei “nuovi” indagati nell’inchiesta che continua da più di quarant’anni è Giampiero Vigilanti, un ex legionario francese già finito nel mirino degli investigatori negli anni Novanta, che nello scorso aprile aveva avuto un colloquio con Tempi.

 

Non è ancora chiara quale sia la posizione di Vigilanti nel nuovo filone di indagini sul serial killer “fiorentino” che uccise 14 persone fra il 1974 e il 1985, ma sembra che l’ipotesi seguita dal Ros dei Carabinieri sia nettamente in contrasto con il quadro accusatorio che aveva portato alla condanna di Pietro Pacciani e Mario Vanni, il contadino di Mercatale e il postino di San Casciano, che la giustizia italiana aveva considerato come autori materiali degli omicidi attribuiti al mostro di Firenze per circa 25 anni.

 

I Ros starebbero vagliando la possibilità di una pista “neo-fascista”, nella quale sarebbero coinvolte persone che potrebbero avere avuto una relazione con gli autori delle stragi degli anni Settanta e Ottanta. Per loro Vigilanti sarebbe a conoscenza di alcuni particolari dei delitti che porterebbero all’individuazione dei reali colpevoli.

 

Pietro PaccianiPietro Pacciani

L’INCONTRO CON VIGILANTI Tempi aveva incontrato Vigilanti nella sua casa di Prato, ad aprile, poche settimane prima di essere indagato. L’ex legionario, oggi 87enne, aveva raccontato la sua esperienza in Vietnam, accennando anche ai sette duplici omicidi del mostro. Aveva ricordato a Tempi di essere finito sotto indagine già negli anni Novanta, per una pistola e per alcuni proiettili calibro 22 regolarmente detenuti. Gli stessi che usava il mostro nei suoi delitti. Niente a che vedere, comunque, con ciò che Vigilanti aveva subìto in Indocina, negli ultimi tempi della dominazione francese, quando dopo essere stato catturato dai Vietcong, aveva aspettato, sepolto vivo nella jungla, l’arrivo dei suoi compagni legionari.

 

«I vietcong non volevano uccidermi, volevano che i miei compagni capissero cosa sarebbe successo se fossimo restati in Vietnam», aveva detto a Tempi. Un’immagine che può adattarsi alla strategia che forse ha adottato anche la Procura di Pistoia per arrivare alla verità sugli omicidi attribuiti al serial killer.

 

mario vannimario vanni

INDAGINI TARDIVE Il mostro di Firenze è il nome dato dalla stampa all’assassino che sicuramente a partire dal 1974 fino al 1985 uccise sette coppie di giovani nelle campagne fiorentine. Il mostro era un serial killer freddo, scaltro, capace di sorprendere coppie di giovani ragazzi appartati nelle proprie auto senza mai essere individuato. Dal 1981 al 1985 ammazzò con regolarità, ogni estate, nelle notti senza luna, prima di mezzanotte, senza mai cambiare pistola o modus operandi, come se volesse dare un appuntamento o lanciare una sfida a poliziotti, cittadini e giornalisti. Nonostante l’avventatezza, non fu mai catturato.

 

Venne prima arrestato un “guardone”, un voyeur che insieme a tanti altri fiorentini si intratteneva a guardare i giovani amoreggiare in “camporella”, poi alcuni sardi, infine i “compagni di merende”, ma mai si è giunti alla conclusione della vicenda. Nemmeno processualmente.

 

A Calenzano, in un viottolo sterrato circondato da piante di olivo, uno dei luoghi dei duplici omicidi del mostro, una croce ricorda la morte di Susanna Cambi e Stefano Baldi, il 22 ottobre 1981. Come molti altri giovani uccisi dal serial killer, si sarebbero dovuti sposare poco prima di morire. Sono passati più di trent’anni, ma la gente del posto porta ancora i fiori. Forse lo fa anche il loro assassino. Nessuno di loro crede che chi li uccise sia mai stato individuato.

 

Pietro PaccianiPietro Pacciani

LA SVOLTA? L’inchiesta sul mostro ha avuto una svolta solo alcuni mesi dopo la morte, a febbraio di quest’anno, dell’ultimo “compagno di merende”, Fernando Pucci, il testimone Alfa, un oligofrenico certificato dalla Regione Toscana che, insieme al testimone Beta, Giancarlo Lotti, aveva accusato, fra il 1996 e il 2000, come presunti autori degli omicidi Mario Vanni e Pietro Pacciani. In netto disaccordo con le consulenze dell’Fbi e dell’Università di Modena i due “compagni di merende”, un contadino e un postino, furono perseguiti con l’accusa di essere gli autori dei duplici omicidi.

 

Vanni fu dichiarato colpevole sulla base delle incongruenti testimonianze di Pucci e Lotti – oggi entrambi defunti – ritenute inattendibili da molti addetti ai lavori – fra cui autorevoli magistrati –, ma non dalla Corte d’Assise che condannò Vanni all’ergastolo, ormai vent’anni fa, e che portarono alla richiesta della Cassazione di un nuovo processo per Pietro Pacciani, il presunto serial killer già assolto nel 1996 dalla giuria presieduta da Francesco Ferri, il quale in polemica con la magistratura si dimise definendo l’intero processo “una colonna infame”.

 

Pacciani morì il 22 febbraio 1998, prima di tornare in tribunale. Sulle circostanze del suo decesso investigò Michele Giuttari, ex capo della Squadra Mobile di Firenze, che si accorse dell’insolita ricorrenza (Pacciani morì nel giorno della Cattedra di San Pietro, suo patrono) e della stranezza della sua morte, causata, forse, da un farmaco controindicato nelle sue condizioni di salute ma che Pacciani assumeva da mesi regolarmente.

 

«ALTRE MENTI DIETRO GLI OMICIDI» «Non sono stati Pietro Pacciani e Mario Vanni – aveva dichiarato a Tempi Vigilanti ad aprile – Ci sono altre menti dietro gli omicidi». Nel colloquio con Tempi, l’ex legionario ora indagato dalla Procura di Pistoia non aveva mostrato alcun dubbio sull’innocenza di Pacciani e di Vanni. E non aveva alcuna ragione per farlo.

GIAMPIERO VIGILANTIGIAMPIERO VIGILANTI

 

Benché non fosse nel suo interesse, l’ex legionario aveva recisamente negato che l’agile, forte e scaltro serial killer – cioè l’autore materiale degli omicidi – potesse essere un duo formato da un contadino in cattive condizioni di salute e un timido postino senza alcuna esperienza con le armi, aiutati per di più da un oligofrenico, Pucci, e da un loquace e forte bevitore come Giancarlo Lotti.

 

PAURA DI PACCIANI? MA SE L’HO BASTONATO! Vigilanti aveva deriso l’ipotesi, sostenuta fino a pochi anni fa dalla Procura e dai testimoni che accusavano Pacciani e Vanni, che la scarsità di testimonianze nei confronti dei due presunti assassini fosse dovuta alla paura. Vigilanti aveva ricordato a Tempi un aneddoto sulla sua esperienza personale con il contadino di Mercatale. Un giorno di mezzo secolo fa, negli anni ’50, Pacciani aveva “rubato”, se così si può dire, il lavoro del padre di Vigilanti al comune di Vicchio.

 

Giampiero Vigilanti, indagato mostro di firenzeGiampiero Vigilanti, indagato mostro di firenze

Dopo lo sgarro, aveva ricevuto una bastonata in testa proprio dall’ex legionario. Se Pacciani fosse stato il vero serial killer ipotizzato dalla Procura, non avrebbe mai potuto perdonare quell’affronto. Eppure non si vendicò mai. Secondo l’ex legionario, inoltre, il primo e unico omicidio per cui Pacciani fu condannato definitivamente, nel 1951, era stato motivato da mere ragioni economiche e non – come la sentenza di condanna dichiarò – per una questione d’onore, che meglio si attagliava alle esigenze della difesa di Pacciani di allora e, poi, alle caratteristiche psicologiche del serial killer, ma che – secondo Vigilanti – non corrispondeva affatto alla reale psicologia del suo ex compagno di lavoro, più interessato al denaro che non a morbose questioni di gelosia.

 

SCONTRINI DIMENTICATI Stando alle indiscrezioni giornalistiche, l’indagine è stata riaperta grazie alle insistenze di Vieri Adriani, avvocato di parte civile delle famiglie delle presunte ultime vittime dell’assassino, Nadine Mauriot e Jean-Michel Kraveichvili. Vieri Adriani, insieme a Francesco Cappelletti, esperto conoscitore del Caso Mostro, e all’amico di infanzia di Jean-Michel, Salvatore Maugeri, avevano concluso un’indagine sull’ultimo duplice omicidio, già 7 anni fa, pubblicando un libro “Delitto degli Scopeti. Giustizia mancata?”

 

mostro di firenze2mostro di firenze2

(Ibiskos) nel quale avevano abbondantemente dimostrato le gravi e numerose incongruenze nella ricostruzione testimoniale dei presunti complici di Pacciani e Vanni, nonché le palesi carenze delle indagini del tempo, che avevano dimenticato – per esempio – di acquisire numerosi scontrini e fatture, alcuni delle quali – fra l’altro – trovate nell’auto delle vittime non dagli investigatori ma dal fratello di Jean-Michel. Non prove secondarie dato che potevano dimostrare come due testimonianze di sabato 7 settembre 1985, il giorno precedente alla presunta data del delitto – una delle quali (molto probabilmente per un’errore) fu retrodatata di una settimana – non dimostravano affatto che i due francesi fossero ancora in vita, ma, semmai, che fossero già stati uccisi.

 

LE MOSCHE Al libro si è aggiunta l’inchiesta giornalistica di Paolo Cochi. Gli entomologi intervistasti dal reporter hanno dichiarato l’assoluta impossibilità che le ultime due vittime siano state uccise la notte di domenica 8 settembre 1985, come invece fu sostenuto al processo, dai presunti testimoni e dall’Istituto di Medicina Legale di Carreggi, nonostante i dissensi scientifici dovuti all’evidente stato di decomposizione dei cadaveri delle vittime.

 

Se gli scontrini provano che Nadine avesse l’abitudine di conservare quasi tutte le ricevute (abitudine che avrebbe perso sabato e domenica 7 e 8 settembre), le larve delle mosche presenti sul suo cadavere dimostrano che non poteva essere stata uccisa domenica, ma molte ore prima. Il che dimostra definitivamente l’assoluta inattendibilità delle testimonianze contro Pacciani e Vanni.

mostro di firenzemostro di firenze

 

Le prove – tutt’altro che ignorabili – sono in aperto contrasto con la verità processuale sui “compagni di merende”, che si regge su testimoni, ormai defunti, che hanno sempre sostenuto, senza mai correggersi, che il duplice omicidio fosse avvenuto la domenica sera, e non, come scontrini e scienziati sostengono ormai da anni, 24 se non 48 ore prima, cioè in una data diversa da quella in cui Pucci e Lotti avrebbero udito «du’ spari» (su dieci) e il “rumore” di una lama che taglia la carne, a cinque, o dieci, o venti metri di distanza (a seconda delle dichiarazioni) dal luogo del delitto.

 

Era già stato appurato, fra l’altro, da uno degli avvocati di Vanni, Antonio Mazzeo, che la presunta auto vista sul luogo del crimine, che sarebbe appartenuta a uno dei due testimoni (Lotti), non avesse un’assicurazione nella data del delitto. Nonostante l’evidente menzogna di Lotti sull’uso della propria automobile (Lotti cambiò versione non una, ma più volte, a seconda delle scoperte degli avvocati della difesa di Vanni), la Corte diede ragione al testimone e non alle carte e alle incongruenze che, in maniera incontrovertibile, dimostravano che Lotti aveva mentito.

 

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LA PISTA NERA Anche se per ora le accuse a Vigilanti sono vaghe sembra che la pista seguita dal Ros sembrerebbe concentrarsi su ambienti a stretto contatto con le istituzioni. Probabilmente capaci di influenzare le indagini, come da sempre sostiene l’avvocato storico di Mario Vanni, Nino Filastò. Che poi gli omicidi siano realmente motivati, come sostengono le indiscrezioni giornalistiche, da esigenze politiche, sarà la Procura a doverlo dimostrare. Certo è che la verità sembrerebbe non avere nulla a che fare con il quadro accusatorio che per anni la stessa Procura ha difeso e sostenuto.

 

Ammettere di avere “sbagliato tutto”, come recitava una lettera di un presunto mostro, inviata a La Nazione negli anni ’80, sarà forse la questione più difficile che dovrà affrontare. E un complotto è una buona scusa, ma non la verità.

 

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